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Militia Como - Discutiamo
Elogio della Ribellione PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Mercoledì 07 Dicembre 2011 12:50

( di Fernando Volpi, tratto da www.socialismonazionale.it )

Un genitore non dovrebbe mai consigliare al proprio figlio di intraprendere uno stile di vita o comportamenti che un giorno potrebbero essere controproducenti per il suo futuro. Quando si parla di figli tutti tendono a diventare iperprotettivi, forse anche in maniera esagerata: in questo il costume italico non ha nulla da imparare da nessun altro, tant’è che il termine “bamboccioni”, infelicemente usato da un noto tecnocrate quando occupava la poltrona di ministro dell’economia dell’ultimo governo Prodi, è stato coniato proprio nel nostro paese. Non commentiamo il senso più profondo delle parole che allora uscirono dalla bocca di Padoa Schioppa, solo perché, oggi, ne stiamo iniziando a vedere le definitive conseguenze per mano di un altro appartenente a quello stesso mefistofelico entourage.

Per chi ancora avesse il prosciutto sugli occhi ed il lardo dentro le orecchie o vivesse nella speranza di un’ultima miracolosa (e magari pure indolore) cura, è forse venuta l’ora di dargli uno scossone deciso per farlo riprendere dagli effetti cloroformici che in tanti anni il sistema mediatico ha sparso a piene mani sulle teste della gente. Così oggi la dittatura del pensiero unico,che risponde ai crismi ed agli stili di vita imposti da un modello economico in totale fallimento perché contrario alla naturale essenza dell’Uomo, ti permette sì di mettere una croce su una scheda e ti vende quel gesto come supremo atto di libertà, ma alla fine cerca e vuol farti digerire che il rottweiler che ti ha piazzato fuori dell’uscio di casa è lì solo per tutelare la tua sicurezza. E a nulla giova il fatto che tu dica”…..ma io un cane da guardia non ce lo voglio perché potrebbe diventare pericoloso e potrebbe mordere i miei figli”. Non giova perché tu non hai più voce in capitolo; un’ entità anonima, senza forma ne’ volto, attraverso processi automatici ed indifferenziati ha stabilito che ognuno di noi esiste solo in quanto produttore-consumatore e se ad un certo punto non riesci più a sostenere le regole del gioco, rischi il default e quindi ti tocca cedere la tua dignità di uomo e farti controllare da chi vuole mantenere in piedi quel sistema al quale non ti sei adeguato.

Dopo che alla gente della strada hai spiegato cosa ci sta succedendo e comprendi che un minimo di consapevolezza comincia a far breccia, quasi inevitabilmente ti senti porre la ormai classica domanda: “E’ vero, ma cosa si può fare?”  Ebbene, è proprio qui che dovrebbe prendere forma quel coraggio che ben pochi hanno e che si potrebbe benissimo sostanziare in una sola e semplice parola: RIBELLIONE.

Certo, pretendere da una persona di mezza età di trasformarsi in RIBELLE apparirebbe fuori luogo. La parola stessa stona e stride se accostata ad un placido signore che passeggia con la moglie sotto braccio. Ma fuori luogo quanto? E perché? Quando si parla del sacro diritto e dovere di divenire ribelli per non farsi stritolare da un meccanismo di relazioni politiche,sociali ed economiche che ci vogliono definitivamente ridurre a delle funzioni biologiche ambulanti e con un intelletto limitato alla percezione dei bisogni materiali, allora sì che chiunque può benissimo trasformarsi in quel RIBELLE che è dentro di noi.

Ecco dunque che il nostro signore con i capelli bianchi potrebbe cominciare rifiutandosi di andare a votare e promuovendo l’astensionismo attivo, oppure impegnando la credibilità che vanta presso i suoi interlocutori facendo capire che il sistema dei partiti moderni è una delle cause dei mali di questo sistema. La casalinga potrebbe organizzare con le amiche un sistema di consumi che privilegi l’acquisto di prodotti a filiera corta tramite i cosidetti gruppi di autoconsumo. Il giovane che esce con gli amici può rifiutarsi di andare al fast food della McDonald per scegliere una tipica bottega dove si mangia pane e prosciutto. Ci sono mille modi per ribellarsi, per mettere in atto e tradurre concretamente nella vita quotidiana le parole di uno che dell’esser RIBELLE se ne intendeva: “Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni”.

E allora torniamo alla figura del genitore, al ruolo che ciascun padre e ciascuna madre possono avere, come RIBELLI, per l’educazione di un figlio. Senza necessariamente dover fare di un figlio un essere asociale, perché in tal caso si commetterebbe un grave errore, i genitori di oggi, di questo torno di tempo nefasto, hanno il dovere morale di risvegliare nei propri figli il gusto ed il desiderio per la RIBELLIONE.

Ribellione verso una scuola che non insegna ma plasma per come il sistema vuole. Ribellione verso il cristianesimo che ha perso ogni minima tensione spirituale.

Ribellione verso tutti i partiti politici, ormai asserviti al potere dell’oro. Ribellione verso uno stile di vita che mortifica l’essenza dell’Uomo. Ribellione verso il pensiero unico che predomina indisturbato. Ma soprattutto Ribellione verso chi vuol ostacolare la tua Ribellione. Perchè RIBELLE era Gandhi, RIBELLE era San Francesco, RIBELLE era Geronimo, RIBELLE era il professor Di Bella, Ribelle era Gesù, RIBELLE era Paolo, RIBELLE è Stelvio, Maurizio, Alessio, Riccardo. RIBELLE è chi ha scritto queste note con la speranza che la propria figlia le apprezzerà.

RIBELLE E’ CHI NON DA PER SCONTATO CHE LE COSE DEBBANO ANDARE SEMPRE PER UN SOLO VERSO !!


 
Equitalia ha metodi da usura 'Soffoca migliaia di imprese' PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 01 Dicembre 2011 00:45

(Tratto da: http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/03/05/news/equitalia_ha_metodi_da_usura_soffoca_migliaia_di_imprese_-2614552/ )

 

Bresso: 'Cinquantamila famiglie con rischiano il lastrico, sosterrò una class action'. La denuncia del consigliere comunale Udc, Goffi che come avvocato da anni si batte contro la 'spregiudicatezza' con la quale società pubblica riscuote debiti erariali.  Ipoteche emesse a fronte di debiti da esigere per centinaia di milioni di euro in gran parte di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori che rischiano il fallimento

L´incubo che grava su Torino ha i numeri di una catastrofe finanziaria: sono cinquantamila le case ipotecate solo in città e in provincia da Equitalia la società dell´Agenzia delle entrate che si occupa della riscossione dei debiti erariali e cioè di chi non ha pagato o ha pagato solo in parte Inps, Inail, Iva, sanzioni amministrative e così via. Ipoteche emesse a fronte di debiti da esigere per centinaia di milioni di euro in gran parte di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori (ma anche di semplici famiglie) che rischiano in questo modo di essere messi sul lastrico.

«Se quelle ipoteche dovessero trasformarsi in sequestri e poi nelle vendita dei beni, nel 2010 sono possibili migliaia di fallimenti di piccole imprese a Torino e provincia, un fatto che rischia di aggravare ancora di più la crisi», denuncia Alberto Goffi, capogruppo dell´Udc in Consiglio comunale (e candidato alle Regionali). Goffi, come avvocato, sta da tempo combattendo una battaglia contro Equitalia per la «spregiudicatezza» con cui a suo parere la società conduce la riscossione dei debiti. E ieri assieme alla presidente Mercedes Bresso ha tenuto una affollatissima conferenza stampa (c´erano decine di persone colpite da ipoteche nel comitato elettorale della presidente uscente) in cui oltre a ripetere la denuncia contro Equitalia ha proposto insieme alla zarina una serie di possibili soluzioni.

«Non è possibile - ha spiegato Goffi - che lo Stato conceda agli evasori totali di poter usufruire dello scudo fiscale, con cui pagando il 5 per cento del dovuto, ci si mette a posto. Mentre, allo stesso tempo, i piccoli imprenditori, le famiglie, i lavoratori non riescono a pagare i debiti perché Equitalia fa scattare sanzioni così pesanti con interessi che alla fine arrivano al 100-120 per cento». Sanzioni che, ha sottolineato Goffi, crescono di mese in mese e portano facilmente al raddoppio del debito: «È un circolo vizioso - dice ancora l´esponente Udc - il paradosso è che se un artigiano o un commerciante è in difficoltà (magari perché proprio lo Stato o un ente pubblico è in ritardo con qualche pagamento) e non riesce a far fronte a una ingiunzione, non solo si trova la casa ipotecata (o vede scattare il fermo amministrativo dell´auto, 70 mila a Torino e provincia), ma Equitalia segnala anche il fatto alle «centrali rischi» delle banche che in questo modo bloccano ogni forma di credito. In più il debito in poco tempo aumenta, anche del 100 per cento. E se il piccolo imprenditore già non ce la faceva a pagare, ad esempio 50 mila euro, figuriamoci se può far fronte al doppio». Insomma un girone infernale, simile a quello dell´usura, «solo che in questo caso è lo Stato ad usare metodi usurari». «È chiaro che noi non invitiamo nessuno ad evadere le tasse ma chiediamo che ci sia invece equilibrio e che per un anno si sospenda la riscossione - spiegano Goffi e Bresso - anche perché i numeri sono quelli di una emergenza: al 30 ottobre 2009 le istanze di dilazione del debito presentate ad Equitalia in provincia di Torino erano oltre 31 mila, contro le oltre 13 mila del 2008, per un importo complessivo di 350 milioni contro i 68 milioni dell´intero anno precedente».

Bresso ha proposto anche una serie di soluzioni per la drammatica vicenda: «Non è accettabile che lo Stato si comporti da usuraio - ha detto - per questo come Regione prima di tutto costituiremo un elenco delle persone coinvolte, per conoscere le dimensioni del problema. Poi sosterremo una class action». Non solo: la presidente della Regione ha annunciato di voler proporre una legge di iniziativa regionale in Parlamento per istituire la "clear" tra enti pubblici, cioè la compensazione dei crediti con i debiti: «Se un imprenditore deve un tot di soldi allo Stato per tasse o altro, ma ha anche crediti nei confronto degli enti pubblici le due cose si potrebbero facilmente compensare sull´esempio di quanto avviene già da tempo tra le banche, ancora prima dell´era informatica». Bresso ha inoltre garantito «norme regionali per cercare un sistema di garanzia sul modello dei fondi per le pmi»

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Dicembre 2011 20:26
 
Equitalia, due mesi per pagare poi ti pignorano la casa PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 01 Dicembre 2011 00:28

(tratto da: http://www.repubblica.it/economia/2011/10/02/news/equitalia_nuove_regole-22546403/ Articolo di Corrado Zunino)

 

ROMA - L'Agenzia delle Entrate cala l'arma "fine del mondo" sui contribuenti: in modo silenzioso, dopo un rinvio estivo e tre rivisitazioni in altrettanti decreti, ventiquattro ore fa l'Agenzia ha offerto al mastino Equitalia uno strumento di rara efficacia. Dopo 60 giorni dall'avviso al contribuente ("Devi pagare", e si parla di debiti con lo Stato contratti a partire dal 2007, imposte sui redditi, Iva, Irap), l'Equitalia guidata da Attilio Befera, l'istituzione più temuta del paese, potrà attivare i suoi mezzi per recuperare il debito. Senza muovere un passo, potrà iscrivere ipoteca sull'artigiano considerato infedele (facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche con conseguente chiusura dei fidi), potrà pignorare il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (sono i crediti dei clienti, Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e far partire le ganasce fiscali su auto e van posseduti.

Da ieri, il "titolo di debito" è immediatamente esecutivo: basta un avviso per considerarti in mora. Non c'è più bisogno di istruire una cartella esattoriale che, ricorsi compresi, portava al saldo dell'eventuale debito entro 15-18 mesi. Il problema è che in quattro casi su dieci i ricorsi davano ragione al contribuente. Già. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha chiesto al suo braccio destro Befera certezza di entrate, gli ha assegnato l'obiettivo 13 miliardi per la prossima raccolta fiscale e, quindi, gli ha offerto una legge che dà al Fisco poteri mai visti nella storia della Repubblica. Entro 61 giorni dall'avviso - a prescindere dal fatto che l'avviso sia stato ricevuto o dorma in un ufficio delle Poste, in una Casa comunale - il contribuente o paga l'intera somma o contesta pagandone un terzo (più gli interessi maturati). Si deve saldare prima ancora dell'istruzione di un processo amministrativo che definisca chi ha ragione. Di fronte al ricorso del cittadino, per sei mesi gli agenti della riscossione non potranno avviare pignoramenti, ma potranno ipotecare una casa e bloccare un'auto. Se Equitalia, poi, si convince che c'è "fondato pericolo" di perdere il credito, ha il mandato per fare quello che crede: sequestrare una pensione, mandare un bene all'asta immobiliare. Se il colpito dimostrerà di avere problemi di liquidità - novità della terza e ultima rivisitazione - chiederà a un giudice tributario una sospensiva per fermare l'azione (per 150-180 giorni) oppure aderirà a un concordato (sconto con trattativa).

"Non esiste più diritto alla difesa, devi versare che tu abbia torto o ragione", attacca l'avvocato Alberto Goffi, consigliere regionale Udc del Piemonte, riferimento della rivolta anti-Equitalia. "Si sta colpendo chi ha fatto dichiarazioni fedeli e oggi, a causa della crisi, non è in grado di pagare le tasse. Non puoi impugnare quello che hai dichiarato, è la condanna a morte delle imprese oneste". Pietro Giordano, segretario Adiconsum: "Con questi tassi prossimi all'usura crescerà il debito dei contribuenti, le misure introdotte a luglio vengono vanificate". Già, sull'onda delle sconfitte alle amministrative e le conseguenti urla della Lega ("tutta colpa di Equitalia"), a inizio estate il governo innalzò a 20 mila euro il tetto per l'ipoteca sulla prima casa, pretese due avvisi prima di apporre le ganasce fiscali e allungò a 72 mesi le rate per i debiti. Quindi, per cercare di diminuire il gigantesco contenzioso fermo nelle commissioni di ricorso, l'Agenzia ha avviato un mini-condono per chi aveva contestato. Ieri, però, è stata sguainata l'arma letale: "60 giorni per pagare". A fine mese arriverà il redditometro, quindi il carcere per gli evasori. I dirigenti dell'Agenzia: "Ora possiamo andare avanti spediti, gli esattori punteranno al sodo. Usciamo dall'Ottocento, entriamo nel Duemila".


Ultimo aggiornamento Martedì 06 Dicembre 2011 20:12
 
Le Ragioni dell'Iran PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Mercoledì 30 Novembre 2011 17:59

(di Massimo Fini, fonte http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=7347)

 

Sulla questione del nucleare iraniano è Teheran ad avere ragione e la cosiddetta "comunità internazionale" (in realtà sono gli Stati Uniti e Israele a trascinare tutti gli altri) torto. L'Iran ha firmato, a differenza, per esempio, di Israele, che la Bomba ce l'ha (basta attraversare il deserto del Neghev per vedere la sua centrale atomica), ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare.

Cosa può e deve chiedergli la "comunità internazionale"? Di accettare le ispezioni dell'Aiea, l'agenzia Onu per il controllo del nucleare. Cosa che l'Iran ha sempre fatto. Quando, un paio di anni fa, riaprì i suoi siti nucleari fu alla presenza degli ispettori Onu. C'è un via vai continuo fra Vienna, dove ha sede l'Aiea, e Teheran di questi ispettori che c'erano anche tre giorni fa quando gli iraniani hanno inaugurato l'impianto di Natanz. L'arricchimento dell'uranio è il passaggio necessario per ottenere il nucleare civile ad usi energetici ma anche medici. Per questi usi è sufficiente un arricchimento al 20%, per l'atomica bisogna arrivare al 90%. Gli ispettori Aiea hanno accertato che, finora, gli iraniani non hanno superato il limite del 20%.

E allora? Gli americani sospettano, senza lo straccio di una prova, che vi siano dei siti segreti sfuggiti agli ispettori. Ma con questa storia del sospetto allora tutti possono essere messi sotto scacco, è una specie di prolungamento della teoria della "guerra preventiva" di George W. Bush. Noi italiani stiamo riaprendo i nostri siti nucleari (se sia giusto o sbagliato non è argomento da affrontare qui) ed è come se una potenza ostile ci intimasse di non farlo perché da lì, in teoria, potremmo arrivare all'atomica.

Gli americani obiettano anche che l'Iran ha il petrolio e quindi non ha bisogno del nucleare. A parte il fatto che uno Stato avrà ben il diritto di diversificare le sue fonti di energia senza dover chiedere il permesso agli americani, la BP ha calcolato che entro il 2049 il petrolio sarà esaurito. Gli iraniani considerano quindi il nucleare civile un loro diritto indiscutibile e su questo non sono disposti a trattare. Sarebbe già una gran concessione, perché lede la loro sovranità, che accettassero di far arricchire il loro uranio in Russia o in Turchia (bei soggettini anche questi, rispettosi dei "diritti umani").

Dice: Ahmadinejad ha affermato che Israele deve «scomparire dalle mappe geografiche». Affermazioni gravi e inaccettabili, ma sono pur sempre parole. Non sono invece parole i missili atomici israeliani puntati su Teheran e i piani di attacco, anche nucleare, all'Iran di Stati Uniti e Israele svelati dalla stampa americana. E, devo dire, fa una certa impressione vedere Paesi seduti su enormi arsenali atomici (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna) far la voce grossa, e indignarsi, con uno che la Bomba non ce l'ha.

C'è molta prevenzione e "disinformatia" nei confronti dell'Iran. Qualche mese fa gli iraniani misero in orbita un satellite per le comunicazioni, un normalissimo satellite come abbiamo anche noi. Subito la "comunità internazionale" gridò all' "allarme" e alla "provocazione". Idem quando testarono dei missili, missili che abbiamo anche noi. Anche la repressione dell'opposizione, almeno quella dell'11 febbraio, dove, secondo i siti antiregime, la polizia ha sparato in aria, usato spray al peperoncino, catene, manganelli, proiettili di gomma e operato decine di arresti, non mi sembra poi tanto diversa da quanto fece il governo Berlusconi al G8 di Genova.

Infine l'Italia è il primo partner commerciale europeo dell'Iran. Certo, non si possono barattare principi contro quattrini. Ma finché l'Iran resta dentro le regole internazionali, ha l'ambasciatore a Roma come noi a Teheran, non è il caso che ci appecoroniamo "in toto" agli interessi degli Stati Uniti. O nemmeno noi abbiamo il diritto di tutelare i nostri interessi nazionali?



 
Ecco perché l’Europa è nella rete di Goldman Sachs PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Mercoledì 30 Novembre 2011 17:51

 

(di Gian Micalessin, fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/leuropa_rete_goldman_sachs/16-11-2011/articolo-id=557129-page=0-comments=1)

Da Monti a Draghi, dal governo greco a quello irlandese: ecco come funziona il potere occulto della banca Usa

 

La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea».

A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde. La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro.

La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group. 
Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee.

Non a caso Peter Denis Sutherland presidente non esecutivo della Goldman Sachs International, membro del Bilderberg Group e presidente onorario della Trilaterale, è stato chiamato a dirigere le operazioni per il salvataggio dell’economia irlandese. Peccato che la Commissione Trilaterale, ideata nel 1973 da David Rockfeller, venga spesso accusata di non essere non soltanto un “think tank” dedito al coordinamento delle politiche di Asia, Europa e Stati Uniti, ma un centro di potere occulto creato - scriveva il senatore repubblicano Barry Goldwater - per sviluppare «un potere economico mondiale superiore ai governi politici delle nazioni coinvolte».

Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi - al pari del “Supermario” nostrano - a salvare la patria in pericolo.

Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici. 
Tra i Goldman’s Boys nostrani Le Monde dimentica Romano Prodi. A puntare il dito sull’ex premier dell’Ulivo ci pensa già nel 2007 il Daily Telegraph accusandolo di esser stato sul libro paga della Goldman una prima volta tra il 1990 e il 1993 e poi di nuovo dopo il 1997.

Ma alla luce dello scenario disegnato da Le Monde è assai interessante anche il “cursus honorum” di Massimo Tononi, il 47enne manager bocconiano nominato nel 2006 sottosegretario all’Economia del governo Prodi dopo una fulgida carriera in Goldman Sachs. Tornato alla Goldman dopo quell’esperienza, Tononi è oggi il presidente di Borsa Italiana, la società di proprietà del London Stock Exchange che controlla Piazza Affari. Una carica assunta lo scorso giugno, poche settimane prima del fatidico decollo dello spread. Uno di quei casi che solo Dio sa spiegare.

Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio».

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2012 23:54
 
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