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La ricorrenza del 17 marzo, sul 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, è l’ennesimo capolavoro di malafede (e/o ingenuità) politica di un governo che tenta di creare dal vuoto cosmico Italiota un sentimento di Unità Nazionale che questo popolo non ha mai avuto, non ha e non avrà mai, se non in piccola parte, in spazi ben contingentati, o in momenti particolari della sua storia.
Tra le spinte secessionistiche che soffiano da Nord, i “ni” di una sinistra ormai in preda ad un nichilismo ideologico e programmatico totale, e i diktat di Confindustria sul pericolo “perdita ore di lavoro” per la nuova festività, il Ministro La Russa è costretto, in conferenza stampa, ad aggrapparsi con le unghie a Roberto Benigni ed alla sua notevole “lezione” Sanremese sull’Inno di Mameli, seppur immancabilmente condita da riferimenti politici francamente fuori luogo in una manifestazione canora, per esaltare una celebrazione che assume a questo punto più i connotati di una scocciatura necessaria nella quale sentirsi “più italiani” del solito, che quelli di festa Nazionale nella quale celebrare la nascita di un qualcosa che sia motivo di orgoglio e promotore di un sentimento radicato nel profondo di ogni cittadino.
Essere Nazione è qualcosa di metafisico, di interiore, di personale, essere Nazione è una condizione che ciascun appartenente al popolo dovrebbe “sentire”, al di la del colore politico di chi quella Nazione la governa, al di la di ogni cosa che può, ragionevolmente, non funzionare come dovrebbe, al di la di ogni situazione economica e sociale, al di la di ogni sano campanilismo tra cittadini di diverse regioni e/o città.
Sta di fatto che la situazione Italiana è tutt’altro che quella testè descritta, si sventola il tricolore solo quando gioca la Nazionale, e ci si batte il petto quando ci ricordano che Leonardo Da Vinci, Dante Alighieri e Giotto erano illustri connazionali, d’altro canto ci si “vergogna di essere italiani” se un qualsivoglia Governo promulga una legge che non è gradita o in qualche modo penalizzante, si fa cassa di risonanza a pennivendoli stranieri, generalmente della Perfida Albione, quando gettano gratuito discredito sull’Italia, se al timone vi è un governo poco gradito ecc.
Del resto possiamo lamentarci fino ad un certo punto se questo popolo ha avuto negli scranni più alti delle istituzioni, per molti anni, squallidi personaggi che hanno interpretato il sentimento Nazionale in un loro personalissimo ed esclusivo modo, due esempi su tutti baciare la bara del boia Tito come fece Pertini (salvo poi esultare a Madrid al gol di Paolo Rossi C.V.D.) o il Signor Aldo Moro che nell’estate del 1970 rimase impassibile (e immobile) nel vedere il beduino Gheddafi espellere 15.000 italiani dalla Cirenaica.
Gli Italiani non saranno mai Nazione, gli italiani sono un popolo imborghesito, opulento, opportunista, privo di memoria storica, privo di sentimento nazionale, fortemente egoista, giusto o sbagliato che sia in Italia un comasco si sente prima di tutto comasco poi italiano, così come un veneto si sente prima di tutto veneto, un siciliano si sente siciliano e un sardo si sente sardo e un romano si sente romano.
Peccato che per tutto ciò che abbiamo detto sopra ci sono popoli che il 17 marzo 2011 vorrebbero sentirsi unicamente Italiani ma non possono, e sono i Dalmati, i Fiumani e gli Istriani, dimenticati da una Nazione che non è Nazione, da un Governo miope e superficiale, ma non da quei pochi che il tricolore sanno alzarlo anche lontano dai Mondiali di calcio e quando la situazione sembra perennemente volgere al peggio.
Alessio Zanatta

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