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Militia Como - Discutiamo
Caritas presa d’assalto. Como; è emergenza povertà PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 18 Novembre 2010 19:51

Tratto da "Il Giorno" (www.ilgiorno.it)

di: Maurizio Magnoni.

SONO sempre di più i comaschi che fanno riferimento alle cosiddette mense del povero e al pacco alimentare. Si tratta per lo più di pensionati che, vivendo per la maggior parte con 500 euro al mese non ce la fanno proprio a tirare la fine del mese. Lo si evince dal rapporto della Caritas diocesana di Como che nel 2008, solo per quanto riguarda i pasti, ne ha elargiti oltre 26 mila (+ 17% rispetto all’anno precedente), quindi oltre 80 al giorno tra le strutture di via Tatti (a mezzogiorno) e di via Guanella (alla sera). A questo si aggiunge il fatto che ci sono anche ben tremila famiglie, per lo più monoreddito, che fanno ricorso alla Caritas e al Banco Alimentare, per avere il Pacco Viveri per potere tirare avanti. «Sì - spiega Maddalena Vitale, volontaria della Caritas - dobbiamo registrare un enorme incremento di famiglie comasche che fanno ricorso al banco alimentare proprio perché non ce la fanno a tirare la fine del mese.

FAMIGLIE monoreddito, ma non solo, anche situazioni difficili, con genitori separati che non riescono a dare l’assegno stabilito dal giudice per i figli. Noi facciamo quello che possiamo, ma non sempre si riesce a far fronte a tutte le richieste». 

ECCO quindi che giunge a proposito l’iniziativa «Donacibo», ovvero la settimana della solidarietà che avrà luogo in città dal 16 al 21 marzo e che vedrà coinvolte le scuole di ogni ordine e grado di Como. L’iniziativa, promossa dal Centro di solidarietà della Compagnia delle Opere ha l’obiettivo di promuovere la cultura del dono e della solidarietà attraverso la raccolta di generi alimentari non deperibili da destinare gratuitamente a numerosi enti e associazioni benefiche di Como, tra cui la Caritas. Attraverso il progetto Donacibo il Banco di solidarietà di Como intende perseguire diverse finalità: educare alla solidarietà, educare alla sostenibilità ambientale (ovvero promozione del consumo consapevole attraverso l’incentivazione del recupero e della ridistribuzione degli alimenti non utilizzati), promuovere la cultura del dono e infine lottare contro lo spreco alimentare, basti pensare ai quantitativi delle mense scolastiche che vengono messi al macero, oltre il 30% di quello che viene proposto.


Ultimo aggiornamento Martedì 06 Settembre 2011 22:44
 
Iraq: cinque anni dopo la caduta di Saddam, un paese in preda alla paura PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Martedì 02 Novembre 2010 13:20

Intervista a monsignor Shlemon Warduni, Vescovo ausiliare di Baghdad.

Tratto da www.il sussidiario.net

"La paura delle bombe, degli attentati, e così via: tutto questo prima del 2003 non c’era. I cristiani potevano andare in Chiesa senza paura, mentre adesso bisogna pensarci bene prima di andarci, perché può succedere di tutto."

Era il 9 aprile del 2003 quando le truppe americane riuscirono a liberare Baghdad, costringendo alla fuga Saddam Hussein. Le immagini dell’abbattimento della statua del Rais fecero il giro del mondo, segnando di fatto la fine del regime.
Si pensava che il processo di trasformazione dell’Iraq da dittatura a democrazia potesse essere rapido e indolore. Ma non è stato così. Ancora le truppe alleate sono impegnate nel paese, il cui governo è ancora instabile e incapace di garantire la sicurezza della popolazione. Troppi ancora sono gli attentati e le morti che colpiscono i civili e, anche di recente, i religiosi presenti in Iraq. Pensiamo all’Arcivescovo caldeo di Mosul, monsignor Rahoo, rapito e ucciso dai terroristi, o al prete ortodosso Youssef Adel morto sotto i colpi di arma da fuoco.
Per meglio capire come sta vivendo questo momento la comunità cristiana irachena, e quanto la situazione sia cambiata rispetto a cinque anni fa, abbiamo intervistato il monsignor Shlemon Warduni, Vescovo ausiliare di Baghdad.

 

Eccellenza, sono passati 5 anni dalla caduta del regime di Saddam Hussein, come giudica la situazione attuale del Suo paese e delle comunità cristiane in particolare, dopo i recenti episodi sanguinosi?

 

La situazione generale è decisamente peggiorata rispetto a cinque anni fa. Come e perché questo sia accaduto non possiamo saperlo con certezza: insieme all’aumento del terrorismo dobbiamo registrare che molte cose - che col tempo si pensava sarebbero andate sempre meglio - in realtà sono peggiorate. Anche la situazione particolare dei cristiani rispecchia la tragicità di questo momento storico: sono stati uccisi molti capi religiosi come il Vescovo Rahho, molti sacerdoti, suddiaconi, cattolici, ortodossi e protestanti.
Questa violenza ha inevitabilmente portato con sé una massiccia emigrazione dal Paese. Non si è tranquilli, si ha paura: degli attentati, delle autobombe e soprattutto dei rapimenti. I rapimenti sono la cosa più terribile, perché in essi la persona viene umiliata e trattata in un modo che non corrisponde al suo essere creata a immagine di Dio (tratto comune tanto all’idea occidentale quanto a quella orientale di uomo). Chi viene rapito viene spogliato di tutti i suoi diritti. Questa è la situazione nella quale viviamo, ed è un miracolo che dopo cinque anni siamo ancora qui, perché non esiste la legge, non esiste un governo forte: tutti noi siamo in costante pericolo di essere sequestrati o attaccati.

 

Ma con Saddam Hussein la situazione era migliore?

 

Non è possibile confrontare agevolmente i due casi, ma è certo che all’epoca si viveva senza questa paura, senza questa drammatica situazione per cui uno ha paura di uscire in strada, di tornare a casa tardi, di andare a scuola, al mercato o al lavoro. La paura delle bombe, degli attentati, e così via: tutto questo prima del 2003 non c’era. I cristiani potevano andare in Chiesa senza paura, mentre adesso bisogna pensarci bene prima di andarci, perché può succedere di tutto. È la situazione generale ad essere tragica, ma le condizioni dei cristiani sono particolarmente difficili. La responsabilità di far fronte a questa situazione spetta agli alleati, a quelli che hanno occupato l’Iraq, ai paesi arabi e a tutte le nazioni del mondo.

 

In questo clima di terrore quali possibilità di dialogo ci sono con i musulmani?

 

Noi dialoghiamo sempre, parliamo con i nostri vicini di casa, con i nostri amici musulmani senza problemi: il pericolo è dato dai “fuorilegge”, che rappresentano numerose eccezioni alla regola. Occorre sottolineare che questo spirito di odio contro i cristiani molto spesso viene da fuori, da paesi esterni all’Iraq, perché generalmente con gli iracheni stiamo bene. I responsabili dei recenti omicidi di religiosi cristiani sono per lo più stranieri. A volte però il nostro essere una minoranza ci espone agli attacchi di fanatici che, oltre a compiere atti di violenza, ci rinfacciano che l’Iraq non è il nostro Paese. A loro rispondiamo che questo è il nostro Paese da prima di loro. Ad ogni modo, la situazione è così complicata che se uno non la vive in prima persona non può giudicarla veramente.

 

Quale messaggio vuole rivolgere ai nostri lettori?

 

Chiedo loro di pregare Dio, perché solo il Signore può risolvere il nostro problema con le Sue grazie e solo Lui può illuminare la mente dei responsabili di tanta violenza: pregate per loro, per tutto l’Iraq e per noi cristiani.

 
Quando i falsi moralisti si travestono da moralizzatori PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 14 Ottobre 2010 10:15

E l’Italia si indignò. Una partita sospesa, decine di emittenti televisive fisse sui “teppisti”, commentatori tv che “incitano” la Polizia ad entrare nel settore per far rispettare la legge, Opinionisti ignoranti a tal punto da scambiare il gesto Nazionalista Serbo delle tre C (Patria, Ortodossia, Famiglia) per un insulso “perdiamo 3 a zero…” il tutto in un quadro surreale di una serata in cui un “gioco” è diventato più importante della dignità di una Nazione da sempre umiliata, stuprata e mutilata. I duemila ragazzi Serbi che martedì sera assiepavano la “gabbia” di Marassi vanno inquadrati non come sostenitori della loro Nazionale di Calcio ma come Avanguardia Legionaria di un Popolo che può e deve sfruttare ogni palcoscenico internazionale per portare alla ribalta istanze e battaglie sapientemente messe a tacere dall’Internazionale del Pensiero Unico che spadroneggia in lungo e in largo per questo martoriato Continente. E così compaiono bandiere Albanesi bruciate, striscioni inneggianti al Kosovo “Cuore della Serbia”, parole d’ordine intrise di sangue, di guerra, di umiliazioni subite dai Serbi a causa di un Occidente arrogante e imperialista, che ha saputo costruire ad hoc scenari d’altri tempi in grado di colpire l’opinione pubblica per poter giustificare un’invasione, un bombardamento, una devastazione e una riduzione al silenzio incondizionato di una Nazione e processarne i suoi patrioti come “Criminali di Guerra”. La bufala di Srebrenica e altre Prime Time sono Cose già viste, dal Golfo del Tonchino alla flotta del Pacifico lasciata sapientemente all’ancora a Pearl Harbour, dalle Armi di Distruzione di massa mai esistite di Saddam Hussein ai Boeing senza ali che finiscono miracolosamente addosso al Pentagono, il posto più sicuro del sistema solare. E non mi si venga a parlare di fosse comuni o di pulizie etniche perché alla Nato delle fosse comuni in Kosovo non gliene fregava niente. Non s’è mai visto tanto zelo dell'Onu o della Nato, in Ruanda, in Sudan, in Tibet, in Palestina. I diritti umani sono la maschera dietro cui nascondere porcate, cosi come la guerra al terrorismo serve a giustificare le guerre in Afghanistan o Iraq che servono solo per i pozzi e i gasdotti.
L'aggressione alle Serbia e la creazione a tavolino di uno stato, musulmano, indipendente in kosovo facevano parte di un disegno strategico chiarissimo. Fra l'altro tutto l'oppio prodotto in Afghanistan da quando gli USA controllano le piantagioni, passa per il Kosovo e viene distribuito in Europa.
quindi evitiamo di toccare l’argomento pulizia etnica che non c’entra nulla.

E’ anche una questione di memoria storica, cosa in cui il popolo Italiano difetta non da ora, da un popolo che in 24 ore diventa da Mussoliniano ad antifascista non si può pretendere che si ricordi che solo una decina di anni fa l’Italia partecipò con grande enfasi alla guerra Nato su Belgrado, 78 giorni di bombardamenti di un paese sovrano, senza mandato ONU, in violazione delle norme di diritto internazionale (nonchè dell'art. 11 della nostra Costituzione) oltre alle vittime, le tonnellate di uranio impoverito provocarono tra la popolazione un incremento del 25% degli aborti spontanei, del 15% delle malformazioni nei feti, del 17% di leucemie e tumori, ma dieci anni per l’Italiano borghese e benpensante sono troppi per ricordare uno scempio tale, rutto libero, poltrona, partita e “the show must go on”.

 

Memoria storica che non difetta invece ai Nazionalisti Balcani visto che a quanto pare non sono molti i sette secoli trascorsi dal 1389 nella quale i Serbi persero la battaglia della Piana dei Merli contro gli ottomani, ma il raffronto dei due sentimenti di orgoglio, e dignità nazionale (Italiano e Serbo)è talmente impari da risultare piuttosto imbarazzante per i moralisti nostrani.

In conclusione avete ragione voi, lo spettacolo è stato deprimente, per la marmaglia benpensante è inammissibile che una partita così importante venga sospesa perché i “delinquenti” Serbi ne fanno di ogni, per chi invece tende a guardare un po’ al di la di ciò che vogliono farci vedere è motivo di soddisfazione e di rivincita vedere che un popolo fiero, perseguitato e umiliato da tutti, trova la forza, in diversi modi, più o meno ortodossi, per reagire, lottare, rischiare carcere e massacri pur di dire al mondo che la Serbia vive malgrado i giochi sporchi dei padroni del mondo, malgrado gli arresti, i governi fantocci e l’etichettatura dei sui patrioti come “criminali di guerra”.

 

Kosovo Je Srbija e oggi, siamo un po’ tutti Serbi.

 

Alessio Zanatta

 

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Ottobre 2010 10:54
 
Lo strano tabù della stampa occidentale: mai parlar male di Israele PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 07 Ottobre 2010 20:07

di Claudio Moffa

Professore ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali, Università di Teramo Coordinatore del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente
Non toccate Israele e tutto quel che gli ruota attorno: questo è il meccanismo cosciente o inconscio che presiede il mondo dell’informazione occidentale. Si possono fare molti esempi, non solo di deformazione o invenzione di fatti inesistenti – classica è la menzogna delle armi di distruzione di massa di Saddam, preludio-alibi alla guerra del marzo 2003 –, ma anche di censura o autocensura di tutte le notizie scomode che in qualche modo potrebbero – se solo citate – dare una immagine negativa del sionismo e dello Stato ebraico.

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Ottobre 2010 23:05
 
Socialismo. Riflessioni didattiche di Stelvio Dal Piaz PDF Stampa E-mail
Scritto da Emanuele   
Domenica 26 Settembre 2010 20:32

 

E’ un termine che ricorre sempre più frequentemente nel linguaggio politico attuale, ma non é raro il caso – anche storicamente parlando – che ognuno ne dia una interpretazione talmente soggettiva e parziale da alterarne spesso il significato originario. Al punto che é difficile ormai trovarlo isolato senza una qualche aggettivazione: democratico, riformista, massimalista, liberale, nazionale, tricolore, lib-lab, e così via.

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Ottobre 2010 23:07
 
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