|
Una delle questioni che, nel medio lungo periodo, potrebbe davvero diventare problematica, o, quantomeno, meritevole di un’analisi seria e approfondita, è la questione demografica. Le famiglie extracomunitarie che, oggi, vivono e lavorano sul nostro territorio, sono un po’ come le famiglie italiane del dopoguerra, ovvero, monoreddito (lavora spesso e volentieri solo il marito), e con le donne in casa; va da se che l’obiettivo primario per una famiglia di scarse ambizioni sociali come quella sopra descritta, sia il mettere al mondo ed allevare dei figli. La cultura che caratterizza un siffatto modo di affrontare la vita porta, di per se, ad un boom demografico selezionato unicamente in quella parte di cittadini non italiani che in qualche modo si sono integrati nel tessuto sociale nostrano. La società italiana è, di fatto, avanti come concezione di civiltà, di mezzo secolo rispetto alle culture cui appartengono gli extracomunitari. Una delle maggiori conquiste di questo progresso socioculturale, è stata l’emancipazione femminile che ha portato oggi la donna italiana ad essere sempre più autonoma, indipendente ed ambiziosa conquistando, di fatto, una posizione che, negli anni ’50 e ’60, era loro preclusa da un retroterra culturale di stampo patriarcale e decisamente maschilista. Oltre questo salto culturale vi è, non dimentichiamolo, una forte componente economica in tutto ciò; all’interno delle coppie, oggi, spesso e volentieri si deve lavorare in due per permettersi uno standard di vita degno e , quantomeno medio / medio-alto, qualora questo non fosse necessario, comunque, la donna tende sempre a trovarsi un lavoro per rendersi indipendente e autonoma dal punto di vista economico, rispetto all’uomo. I contratti di lavoro ai quali siamo abituati da qualche anno a questa parte sono al limite tra flessibilità e precariato, senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato, spesso, andare in contro ad una maternità significa, il più delle volte, doversi cercare un nuovo lavoro, che sia compatibile coi doveri di mamma ecc. Abbiamo individuato nel progresso socioculturale e nelle mutate condizioni economiche le cause principali che stanno determinando l’involuzione demografica italiana, cause che, in nessun modo toccano le famiglie immigrate in quanto, come abbiamo specificato all’inizio, appartengono ancora ad una cultura di tipo patriarcale e maschilista che relega la donna unicamente all’allevamento dei figli e al governo della casa, inoltre, quell’unico stipendio sul quale possono contare, garantisce a loro tutto ciò di cui hanno effettivamente bisogno, ovvero, vitto e alloggio. Concludendo si può affermare che, di fatto, l’essere mezzo secolo avanti come civiltà rispetto agli immigrati di oggi, comporta sicuramente il vantaggio di avere degli standard di vita notevoli che vogliamo mantenere e una raggiunta parità dei sessi affermata e reale, cittadini e cittadine sempre più emancipate e indipendenti, e come effetto collaterale paghiamo lo scotto di una flessione demografica anche evidente che, nel medio lungo periodo potrà portare ad avere, nelle scuole pubbliche e negli asili, una maggioranza di figli di immigrati rispetto agli italiani. La multiculturalità non è nel dna italico e quand’anche la si provi ad introdurre forzatamente, gran parte della società rimarrà incompatibile e refrattaria e, inconsciamente o coscientemente, tenderà sempre di più a rigettare tutto ciò. Alessio Zanatta

|