|
“Criminali di Guerra”. E’ questo il termine, ormai abusato, con il quale le liberaldemocrazie occidentali processano gli sconfitti delle guerre che loro stesse causano con pretesti più o meno credibili da quasi un secolo. E così da Norimberga all’Aja c’è un sottile filo di ipocrisia planetaria che lega le vicende di soldati, militari, ufficiali e capi di stato che hanno avuto l’unico torto (o sfortuna) di trovarsi con i bastoni tra le ruote della macchina d’interessi strategici, geopolitici e, soprattutto economici, di Stati Uniti, in primis, e Gran Bretagna poi. Ratko Mladic è fondamentalmente un soldato, un Ufficiale, un ufficiale militare ha un compito: fare la guerra, farla bene, farla per il suo popolo, sacrificando i suoi uomini e se stesso per il bene della Nazione; questo ha fatto Ratko Mladic, ha guidato le milizie serbo bosniache in una guerra “civile” fratricida nella quale, la pretesa di trovare buoni e cattivi è assurdo, in una guerra non esistono ne buoni ne cattivi, ne posizioni completamente giuste ne completamente sbagliate, esistono posizioni diverse che, soggettivamente, ciascuno sposa o meno in base al suo pensiero. Ratko Mladic ha fatto ciò che ogni Generale, da quando esistono gli eserciti, avrebbe fatto, prendere decisioni per vincere la guerra e fare gli interessi della sua Nazione. Ciò viene definito, dai vincitori, "crimine contro l’umanità”? Allora mi domando; per quale motivo ogni sconfitto deve rispondere di questa assurda accusa, mentre i signori d’oltreoceano godono di un’autoproclamata immunità al di sopra di qualsiasi norma di diritto internazionale? Prendiamo, ad esempio, l’unica sconfitta subita (ad oggi) dalla macchina da guerra americana: il Vietnam. Nel sudest asiatico, il conflitto scatenato dagli U.S.A. ha provocato, dal 1965 al 1975, due milioni di morti, quattro milioni di feriti e dodici milioni di profughi, qualcuno ha pagato? Richard Nixon o Lyndon Johnson hanno mai dovuto rispondere davanti a chicchessia di “crimini di guerra”? Senza contare le carneficine operate dalle allegre brigate di George Bush in Iraq e Afghanistan dove i morti superano abbondantemente il milione di unità. La verità è che il Tribunale Internazionale dell’Aja è un teatrale baraccone senza alcuna legittimità morale, ad uso e consumo dei mass media, e del popolino imbambolato dalla favoletta democratica,dove si processano patrioti per giustificare con la solita motivazione umanitaria, a posteriori, guerre che in realtà hanno fin troppo evidenti finalità strategiche, geopolitiche ed economiche. Il burattino principale di questo ridicolo teatro delle marionette è Carla Del Ponte, un’anziana signora bionda affetta da un evidente delirio di onnipotenza, che ha passato la vita a cercare e processare, su base prettamente ideologica, patrioti d’ogni Nazione, senza un apparente filo logico o sequenza temporale, ma unicamente in ogni teatro in cui gli Stati Uniti scatenavano, e vincevano guerre. Non dovrebbe esistere un diritto supremo, sopranazionale che possa, in alcun modo, giudicare soldati e capi di stato per condotte riguardanti vicende interne ad ogni Nazione, non può e non dovrebbe esistere un Giudice Mondiale plenipotenziario con la libertà di decidere chi è stato bravo e chi è stato cattivo in lotte intestine che affondano le loro radici secolari e sono motivate da questioni etnico religiose che la Signora Del Ponte non conosce. Per i Serbi hanno ragione i Serbi, per i Croati hanno ragione i Croati, per i Bosniaci hanno ragione i Bosniaci, per Carla Del Ponte hanno ragione coloro che affiancano gli Stati Uniti e torto coloro che si oppongono ai loro interessi. Bella concezione di diritto internazionale. Ratko Mladic è un Generale amato e rispettato dalla sua gente, considerato eroe nazionale da un popolo che ha subito umiliazioni e vessazioni d’ogni genere, un popolo che, grazie a lui, ha salvato quel poco che è riuscito a salvare in una situazione in cui tutto il mondo bombardava i Serbi, e l’occidente si permetteva di mutilare quella Nazione a tavolino. Gli americani andrebbero processati, Carla Del Ponte dovrebbe essere messa a riposo e Ratko Mladic celebrato per ciò che è stato; un valoroso Generale che ha tenuta alta la bandiera Serba contro mezzo mondo, invece Carla Del Ponte continua nei suoi deliri, gli americani seguitano a scatenare guerre e i patrioti continuano ad essere processati come criminali. La storia, tuttavia, scriverà le vere sentenze. Non impugnabili ne all’Aja, ne in nessun’altro angolo di questo pianeta.
Alessio Zanatta

|