Militia Como
Militia Como

Chi è online

 4 visitatori online
Militia Como - Discutiamo
Che Guevara e Juan Domingo Peron PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Lunedì 19 Dicembre 2011 12:44

( di Nando De Angelis, tratto da: http://www.webarchia.org/index.php?i_tree_id=40&i_forum_id=1368 )

Come vissero i giovani militanti della Juventud Peronista, che si preparavano a passare dalla resistenza all’offensiva, quell’infausto giorno dell’otto ottobre 1967? Che legami trovarono fra Perón e il Che? Poterono affermare fondatamente che Perón era guevarista e il Che peronista?

Il Che era la guida etica della rivoluzione: l’uomo nuovo. Perón quella concreta: il capo di un movimento di liberazione nazionale. Avevano, di fatto, la stessa prospettiva sudamericana della rivoluzione e lo stesso nemico: l’imperialismo nordamericano.

Per questo motivo poterono, allo stesso tempo, essere d’accordo e dissentire con entrambi. Dissentire con il Che circa la "strategia dell'azione" per raggiungere gli obiettivi rivoluzionari: principalmente con la teoria "del focolaio„. Alla gioventù peronista costò molto capire il concetto di "avanguardia". Provenivano tutti da una corrente di pensiero che aveva come soggetto della rivoluzione l’unità di tutte classi in difesa degli interessi della nazione contro l’imperialismo. Venivano da una esperienza operaia reale e non immaginaria, non ritenevano che ci fosse bisogno del "focolaio" per svegliare la coscienza di classe: bisognava solo aspettare che questa maturasse con la lotta, i lavoratori, in maggioranza peronisti, erano "la spina dorsale del Movimento". Coltivavano un’idea di insurrezione che riuscisse se non a evitare almeno a ritardare i conflitti di classe.

Erano in profondo accordo con il Che perché credevano fermamente che la rivoluzione fosse il prodotto dell’uomo nuovo, che la forma desse il contenuto. Per rifondare la nazione bisognava abbandonare le vecchie pratiche liberali, rivendicare la nobiltà della politica, trasformare la militanza in un esercito epico munito di solidi principi etici: l’uomo nuovo doveva guidare questo processo, sulla scia dei grandi ideali della classe operaia peronista. Dissentire da Peròn quando, per realpolitik, sosteneva l’anacronistica rivoluzione democratico borghese in un mondo dove le lotte popolari tendevano tutte al socialismo. Per questo, rivendicando lo spirito critico che deve animare ogni militanza vera, manifestarono con forza la propria contrarietà.

Ma quando si doveva lottare per conseguire aumenti salariali o destabilizzare il "partito militare" che acquisiva sempre più potere, la strategia vincente era quella di Peròn e non quella del Che. La rivoluzione è un processo di costruzione di rapporti di forza, per combattere il formidabile potere del regime e Peròn rappresentava l’asse dell’unità, il rettore di una strategia di insieme.

Perón e il Che si sono spesso incontrati durante la loro lotta rivoluzionaria. Non è una presunzione infondata, ci sono fonti attendibili che confermano questi incontri. Certo, diverse erano le motivazioni. Per Peròn il Che era parte insostituibile della sua strategia di manipolazione di un dispositivo di insieme. Soprattutto perché per lui, e per i peronisti, la rivoluzione cubana non era importante solo perché socialista ma perché era una rivoluzione di liberazione nazionale. Per il Che le masse popolari che si riconoscevano nel peronismo erano il soggetto reale del suo progetto rivoluzionario di liberazione del Sud America.

D'altra parte, se per Perón il Che era "el más grande revolucionario de América„, per il Che, Perón era già il leggendario e carismatico leader antimperialista latinoamericano. Non passò, a lui, inosservato l'accordo dell'ABC che Perón aveva firmato in 1951 con Cile e Brasile: un atto originale e concreto di integrazione panamericana che, presumibilmente, fu uno delle cause principali del suo defestrenamento.

Solo la visione geniale dello statista che albergava in Peròn può avergli dettato quella famosa lettera del 8 ottobre del 1967, dove profetizzò la grandezza che avrebbe assunto la figura del Che dopo il suo sacrificio in Bolivia: " Ci sentiamo fratelli di tutti quelli che, in qualsiasi luogo e sotto qualsiasi bandiera, lottano contro l’ingiustizia, la miseria e lo sfruttamento. Ci sentiamo fratelli di tutti quelli che con valore e decisione affrontano la voracità insaziabile dell’imperialismo che, con la complicità delle oligarchie senza patria sostenute da militari marionette nelle mani del Pentagono, opprime i popoli.

Oggi è caduto, come un eroe, il giovane più straordinario della rivoluzione latinoamericana: è morto il Comandante Ernesto Che Guevara.

La sua morte mi lacera l’anima perché era uno dei nostri, forse il migliore: un esempio di condotta e di spirito di sacrificio. La profonda convinzione nella legittimità della causa che abbracciò, gli ha dato la forza, il valore, il coraggio che oggi lo eleva alla categoria di eroe e martire…"

Il punto di contatto fra il Perón del 1967 e il Che si evidenzia in un paragrafo di quella lettera: "La sua vita, la sua epopea, sono l’esempio più alto e puro a cui devono tendere i nostri giovani, i giovani di tutta America Latina".

E’ impressionante la capacità di Peròn di vedere così lontano nel futuro, anche in considerazione del fatto che Guevara aveva molti nemici nei settori tradizionali del Movimento Peronista. In ogni caso, se qualche frangia del peronismo non era d’accordo, risultava avversata e sconfessata dallo stesso Peròn.

Il popolo si infervora e lotta quando gli obiettivi sono importanti: l’emancipazione nazionale, la sovranità popolare, la giustizia sociale, il socialismo, la Nazione Latinoamericana. Peròn era profondamente sanmartiniano e come "el Libertador", sapeva che "senza illusioni, senza ideali i popoli non potrebbero vivere". Capì che la figura mitica in cui si sarebbe trasformato il Che nel futuro, avrebbe infiammato le masse popolari.

Guevara non era da meno, la sua visione lungimirante di stratega è testimoniata nei passi di una missiva, da lui inviata alla madre, datata 20 giugno 1955 (quattro giorni dopo il pesante bombardamento di Plaza de Mayo che provocò la morte di centinaia di civili). Il Che, in anticipo con i tempi, qualifica come "escrementi" gli aviatori che vigliaccamente, dopo avere assassinato tanta gente e senza correre alcun rischio, si bearono dell’accaduto al loro ritorno a Montevideo e lo giustificarono affermando che lo avevano fatto in nome di dio. Non risparmia i dirigenti civili che parteciparono al tentativo di colpo di stato affermando che "non avrebbero avuto alcuna remora a scagliare i propri mastini contro il popolo al primo sciopero…a massacrare centinaia di "negros" per il delitto di difendere le proprie conquiste sociali e la stampa, compiacente e asservita, avrebbe sostenuto che era certamente molto grave e pericoloso che lavoratori di una sezione vitale del paese dichiarassero lo sciopero generale". E continua: " la Chiesa ebbe delle grosse responsabilità nel tentativo di colpo di stato, ed anche i "nuestros queridos amigos", i nordamericani, i cui metodi ho potuto apprezzare, di persona, in Guatemala". Una settimana dopo l’inizio del colpo di stato che avrebbe decretato la caduta di Peròn, Guevara torna sul tema in un’altra lettera (Querida vieja, 24 settembre del 1955): "Questa volta i miei timori si sono avverati, il tuo odiato nemico è caduto; qui le reazioni non si sono fatte aspettare: tutti i giornali del paese e le agenzie stampa straniere annunciavano con giubilo la caduta del tenebroso dittatore, i nordamericani gongolavano felici per i 425 milioni di dollari che finalmente potevano "recuperare" in Argentina, il vescovo di Ciudad de Mèxico si mostrava soddisfatto della caduta di Peròn, tutte le persone di fede cattolica e di destra che ho conosciuto non nascondevano la loro soddisfazione. Io ed i miei amici, no. Tutti abbiamo seguito con dolore la sorte del governo peronista…Qui, i progressisti hanno definito il dramma argentino come il "trionfo del dollaro, della spada e della croce". Ed al finale, aggiunge: "Ti confesso con tutta sincerità che la caduta di Perón mi ha profondamente amareggiato; non per lui, ma per quello che significa per tutta l'America Latina, perché suo malgrado e nonostante il forzoso tentennamento degli ultimi tempi, l'Argentina era il paladino di tutti noi che pensavamo che il nemico stesse al nord. Per me, che ho vissuto le amare ore del Guatemala, si è trattato di un calco a distanza…Persone come te crederanno vedere l’alba di un nuovo giorno…in un primo momento non ti accorgerai della violenza che si scatenerà perché ciò avverrà in una cerchia di persone lontana dalla tua".

Se qualcosa manca per comprendere la reale posizione del Che Guevara riguardo al governo peronista, citiamo la lettera diretta a Ernesto Sabato, datata 12/4/60: "Stimato compatriota: sono passati forse quasi quindici anni da quando conobbi un figlio suo, che ormai deve avere vent’anni, e sua moglie, in quel luogo che mi sembra si chiami "Cabalando", a Carlos Paz, e dopo, quando lessi il suo libro Uno y el universo, che mi affascinò, non pensavo che sarebbe stato lei, che possedeva quello che per me era la cosa più sacra al mondo, il titolo di scrittore, a chiedermi, col passare del tempo una definizione, un impegno di rincontro, come lei lo definisce, in base ad un’autorità accreditatami per alcun fatti e moti fenomeni soggettivi. Faccio questa premessa solo per ricordarle che appartengo, malgrado tutto, alla terra dove sono nato e che sono ancora capace di sentire profondamente tutta la sua allegria, la mancanza di speranza e anche le sue delusioni. Sarebbe difficile spiegarle perché "questo" non sia una "Rivoluzione Liberatrice"; dovrei forse dirle che avevo visto le virgolette nelle parole che lei denuncia, fin dal momento in cui apparvero e che identificai quella formula con quanto era accaduto in Guatemala che avevo appena abbandonato, vinto e quasi disilluso. Come me, erano tutti quelli che avevano preso parte a quell’incredibile avventura e che avevano approfondito il loro spirito rivoluzionario a contatto con le masse contadine, in una profonda interrelazione, durante due anni di lotta crudele e di risultati veramente grandi. Non potevamo noi essere per la "liberatrice" perché non eravamo parte di un esercito plutocratico, ma eravamo un nuovo esercito popolare, sollevatosi in armi per distruggere il vecchio; e non potevamo noi essere per la "liberatrice" perché la nostra bandiera di combattimento non era una vacca, ma un filo di ferro di recinzione latifondiaria, spezzato da un trattore, come è oggi l’insegna del nostro INRA (Istituto Nazionale per la Riforma Agraria). Non potevamo essere per la "liberatrice" perché le nostre servette piansero di gioia il giorno in cui fuggì Batista e noi entrammo all’Avana; e oggi si continuano a fornire i dati su tutte le manifestazioni e le ingenue cospirazioni della gente del "Country Club" che è la stessa gente del "Country Club" che lei ha conosciuto lì, e che a volte sono stati suoi compagni di odio contro il peronismo".

Era Guevara un peronista? Tanto, quanto Perón era guevarista.


Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Dicembre 2011 20:12
 
UN DRAMMA NEL DRAMMA: LONG KESH E LO SCIOPERO DELLA FAME PDF Stampa E-mail
Scritto da fabio   
Martedì 08 Novembre 2011 18:18

LE SOFFERENZE E L'ESTREMA SCELTA DEI PRIGIONIERI POLITICI DI LONG KESH: LA STORIA DEGLI HUNGER STRIKERS

 

Lo sciopero della fame nordirlandese, svoltosi nel carcere di Long Kesh, noto anche come MAZE, dal 1 marzo al 3 ottobre 1981, è stato senza ombra di dubbio uno degli eventi più importanti nella storia della questione irlandese del '900.

Dopo che i detenuti repubblicani non ottennero lo status di prigionieri politici che il governo britannico aveva tolto loro fin dal 1976, i prigionieri decisero di intraprendere un pesante sciopero della fame che doveva terminare quando il governo inglese avrebbe accettato i loro 5 punti:

1)diritto di indossare i propri vestiti e non la divisa carceraria

2)diritto di non svolgere il lavoro carcerario

3)diritto di libera associazione con i detenuti durante le ore d'aria

4)diritto di avere reintegrata la remissione di metà della pena, sospesa per le proteste

5)diritto di ricevere pacchi e posta settimanali

Il governo britannico non intendeva cedere alle richieste dei detenuti per non compromettere la propria strategia di criminalizzazione del movimento repubblicano; questa strategia mirava a presentare i detenuti dell'IRA come criminali comuni privi di qualsiasi motivazione politica.

Il primo a rifiutare il cibo fu BOBBY SANDS l'1 marzo 1981; il secondo a digiunare fu FRANCIS HUGES il 15 marzo, seguito una settimana dopo da RAYMOND MC CREESH e da PATSY O'HARA.

nel 1981 Bobby Sands viene eletto come leader nazionalista alla guida del parito irlandese contrapposto a quello britannico per le elezioni; in caso di vittoria avrebbe dovuto soddisfare i diritti dei prigionieri politici nelle carceri inglesi di Long Kesh.

Alla fine di un tormentato e burrascoso periodo elettorale, il partito di Bobby Sands (sempre in carcere e sempre scioperante) vince superando l'avversario inglese West con 30492 voti contro i 29046.

Sembrò per un attimo che la vittoria irlandese e le pressioni internazionali potessero far arrivare ad un accordo inglesi e irlandesi ma Margaret Thatcher rimase inamovibile e tutto rimase uguale.

Agli hunger strikers (il nome dei detenuti che scioperavano) non rimase che continuare il loro sciopero della fame consapevoli che sarebbero morti tra le sbarre di Long Kesh.

Il 5 maggio 1981 Sands morì dopo 66 giorni di digiuno, e venne sostituito nello sciopero da JOE MCDONNELL.

il 13 maggio fu la volta di Francis Huges a morire e poi,  il 21 maggio, morirono a distanza di poche ore McCreesh e O'Hara;  tutti e tre vennero sostituiti da altri detenuti.

Dopo i primi morti si tentarono alcune trattative ma non soddisfarono i detenuti e alla morte di un altro prigioniero nel 1981, Joe McDonnell, per le strade di Belfast si scatenò una violenza inaudita contro gli invasori inglesi.

A quel punto non vi furono più passi avanti e lo sciopero si trasformò in uno scontro di volontà tra Margaret Thatcher e i detenuti che, per lealtà, non erano pronti ad accettare niente di meno di ciò per cui i loro compagni erano morti, ed erano anche pronti a disubbidire ad un eventuale ordine dell'IRA di cessare lo sciopero.

Il 13 luglio morì MARTIN HURSON, l'1 agosto fu la volta di KEVIN LYNCH, mentre il giorno seguente si spense anche KIERAN DOHERTY che durante lo sciopero della fame fu eletto al DAYL EIRANN, il parlamento irlandese.

L'8 agosto morì THOMAS MCELWEE, cugino di Francis Huges e il 20 agosto, mentre moriva il decimo detenuto, la moglie di PATRICK MCGEOWN  fu la seconda ad autorizzare l'intervento medico quando suo marito entrò in coma.

Dato che le famiglie di coloro che stavano ancora digiunando avevano dichiarato in maggioranza che avrebbero autorizzato l'intervento medico, i detenuti compresero che ormai lo sciopero non aveva più senso e il 3 ottobre del 1981 annunciarono la fine del digiuno.

Poco dopo il governo britannico annunciò una revisione del sistema carcerario, concedendo ai detenuti la maggior parte delle loro richieste.

La conseguenza maggiore dello sciopero della fame, oltre ad un indubbia propaganda per la causa repubblicana in Irlanda e all'estero, fu quella di far aprire gli occhi al movimento repubblicano sulla necessità di affiancare alla lotta armata una strategia politica che prevedesse anche la partecipazione alle elezioni, da sempre un tabù per i nazionalisti irlandesi.

Ciò portò alla crescita e al rafforzamento del partito nazionalista irlandese SINN FEIN (dal gaelico NOI STESSI), braccio politico dell'IRA.

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Novembre 2011 07:14
 
IRLANDA DEL NORD: UN OLOCAUSTO DIMENTICATO DA TUTTI PDF Stampa E-mail
Scritto da fabio   
Martedì 08 Novembre 2011 17:05

IL DOMINIO INGLESE IN IRLANDA E LA NASCITA DELL'IRA

Il nome dell’ Ira è comparso per la prima volta il 29 aprile del 1916, quando Pearse fece uscire dal suo rifugio in Moore Street una bandiera bianca con il messaggio: “ Il comandante in capo dell’ Irish republican Army desidera trattare con il comandante in capo delle truppe britanniche di istanza in Irlanda. A differenza della gran parte dei movimenti rivoluzionari, che trionfano o falliscono in poco tempo, l’ Ira è un caso eccezionale dato la sua funzionalità ininterrotta per più di mezzo secolo e poi ripresa. Una plausibile spiegazione di questa continuità va attribuita probabilmente al carattere esclusivamente militare dell’ Ira, che contrasta la prassi generica della maggior parte degli altri movimenti rivoluzionari. Questo tipo di spiegazione è sostenuta anche dagli stessi appartenenti all’ Ira. Un partito per quanto possa essere rivoluzionario è destinato ad anteporre la sua sopravvivenza sugli obbiettivi preposti; inoltre non v’è dubbio un partito funziona meglio in condizioni di legalità. Per quanto riguarda il seguito popolare che l’Ira ha mantenuto, con i naturali alti e bassi, deriva dalla continutià storica della divisione fra coloni britannici ed indigeni gaelici. La tradizione del movimento repubblicano irlandese nasce però nel 1798 con l’ insurrezione degli Uniter Irishmen di Wolfe Tone. E ogni anno per celebrare questa continuità sulla tomba di Tone l’ Ira riafferma la propria fedeltà alla repubblica. Il lunedì di pasqua del 1916 ,un migliaio di uomini armati, comandati da Pearse e Connolly,tenta una sollevazione generale, occupando il centro di Dublino e proclamando la repubblica , “in nome di Dio e delle generazioni di morti da cui essa riceve le sue antiche tradizioni di indipendenza nazionale”. Gli insorti rimangono isolati e il tentativo di sollevamento generale fallisce; dopo una settimana di scontri i ribelli superstiti sono costretti ad arrendersi. I sopravvissuti sono portati in prigioni fra i dublinesi indifferenti. E’ proprio quest’ idea del sacrificio di sangue il simbolo di una volontà di indipendenza che con il martirio si fortifica. L’Ira d’altronde ha sempre seguito il motto di Mac Swiney : Non sono coloro che possono infliggere i peggiori mali, ma coloro che sanno sopportare i peggiori dolori che alla fine trionferanno”. Il sacrificio del 1916 porta agli effetti voluti: Sinn Fein, il partito indipendentista irlandese, trova il trionfo elettorale del 1918 (da sette a settanta seggi). L’organizzazione militare dell’ Ira duramente colpita dopo pasqua non si smembra, anzi trova la forza di riorganizzarsi ed armare l’intera isola. Nel 1919 i deputati del parlamento secessionista e degli Irish Volunteers, che si uniranno all’Ira quest’ultima diverrà ufficialmente l’esercito nazionale agli ordini del governo clandestino del Sinn Fein. La guerra d’indipendenza, a differenza dell’insurrezione di pasqua, non verrà pianificata in anticipo, ma piuttosto sarà un accomulamento di una serie di incidenti locali, in cui i comandanti periferici dell’Ira agiscono per propria iniziativa. Nel periodo che va dal 1919 al 1920 vi è un escalation progressiva di incidenti: attacchi alle forze di polizia e furti di armi. Nell’anno seguente gli “squad” di Collins arrivano a colpire duramente l’intera rete dell’ intelligence britannica. Viene poi occupata progressivamente l’intera isola da parte delle truppe inglesi. Vengono mandati in Irlanda i “Black and Tans” e gli “Auxie”, corpi speciali tra i veterani della grande guerra, da qui in poi si inaugura una forte rappresaglia contro la popolazione civile.

Nei primi sei mesi del 1921, sino alla tregua di giugno, cresce sempre di più il controllo delle campagne da parte dei guerriglieri. Una volta arrivata la pace il governo Inglese inizia a considerare la possibilità di una rappresaglia massiccia, come contro i Boeri. Nel 1920 il numero dell’esercito Inglese in Irlanda è di 40 000 uomini contro i 3000 guerriglieri dell’ Ira. La maggior parte dell’ Ira però si dichiara contraria ai termini del trattato di pace. Si apre dunque un conflitto interno tra il nuovo governo provvisorio, che giura ancora alla corona e l’Ira. Il nuovo governo, eletto con una piccola maggioranza dei deputati di Sinn Fein tenta di costituire un esercito regolare, in modo tale da poter screditare e diminuire il raggio d’azione dell’Ira. Ma è proprio sulla questione del giuramento alla corona che gli Irregulars( cosi veniva chiamata l’Ira) entrano nuovamente in guerra, senza però tener conto della stanchezza della popolazione estenuata dal lungo conflitto precedente. La guerra civile infuria tra il 1922 e il 1923 con una violenza tale che non si era mai vista neanche nella guerra di liberazione. E’ proprio il nuovo governo autonomo d’Irlanda che inizia il conflitto compiendo rappresaglie sui prigionieri , in risposta al terrorismo degli Irregulars.Il 24 giugno 1923, il presidente della repubblica fantoccio, Eamon de Valera,manda il messaggio della smobilitazione:” Soldati della repubblica, legione della retroguardia, la repubblica non può più essere difesa con successo dalle vostre armi. Un ulteriore sacrificio sarebbe ora vano.. Altri mezzi devono essere ora trovati per difendere i diritti della nazione.” L’Ira organizzazione più di principio che di pensiero, fortemente disillusa dai tradimenti politici, come quello di De Valera passato dalla lotta armata alla politica, eleva la lotta armata a una guerra di principio screditando in pieno la possibilità di una riconciliazione politica. Quest’organizzazione più militare che politica è stata però pagata a caro prezzo nella storia dell’Ira: l’ approccio militaresco ha inevitabilmente privilegiato i dettagli tecnico-organizzativi dell’esercito rispetto alla costruzione di un solido appoggio militare. E’ proprio per questo motivo che le successive operazioni lanciate dall’Ira falliranno in breve tempo. La campagna d’Inghilterra del 1938-1939, preceduta da un ultimatum formale il quale richiedeva il ritiro di tutte le truppe britanniche dall’Irlanda è un disastro: gli attacchi dinamitardi dell’ Ira in diverse città inglesi hanno il solo effetto di irritare l’opinione pubblica britannica e attirare le misure repressive del governo di de Valera. Lo stesso esito avrà la “Border Campaign”, proclamata ufficialmente il 12 dicembre 1956), che rimane lo sforzo militare maggiore dell’ Ira nel periodo che va dal dopoguerra allo scoppio del conflitto nodr-irlandese degli anni ’70. In questa campagna l’Ira cambia tattica, non puù attacchi dinamitardi ma intere colonne di soldati nelle sei contee del nord-irlanda con lo scopo di attuare un uso estensivo della guerriglia casa per casa.

Il comando dell’Ira non tiere però conto di due grosse problematiche: in un area fortemente urbana le colonne che viaggiano per le colline hanno difficilmente la possibilità di colpire i centri del governo nord-irlandese, e oltretutto non hanno la possibilità di essere appoggiati dalla popolazione cristiana dei ghetti cittadini. Le elezioni del 1957, con l’elezione di soli 4 deputati da parte di Sinn Frein, danno bene l’idea di quale sia stata l’approvazione del sud nei confronti della “Border Campaign”. Dopo questo fallimento l’organizzazione si ritrova smarrita e l’evoluzione del movimento culmina nel documento dell’Army Council alla fine degl’anni 60, in cui viene riesaminata tutta la prassi dell’Ira a partire dal 1916, individuando alcune sufficienze di fondo:

1) L’Ira non ha mai avuto una solida base politica fra le masse;

2) E’ mancata un ideologia ben definita in grado di far capire alla gente le ragioni della lotta;

3) L’Ira ha concentrato i suoi attacchi sulle forze militari britanniche di occupazione nelle sei contee del nord, senza mai attaccare direttamente : a) l’amministrazione politica britannica nelle sei contee e nelle ventisei contee. b) la penetrazione economica e culturale britannica tanto nelle sei che nelle ventisei contee.

4) Il governo delle 26 contee non è mai stato attaccato ne politicamente ne militarmente ne economicamente, ed è stato combattuto solo per il rifiuto di liberare le sei contee e per la sua repressione antirepubblicana.

L’Ira non può che cambiare rotta e strategia: la rivoluzione non ha più il solo scopo di unificare l’entità geografica dell’Irlanda ma ora punta anche a instaurare il “controllo delle masse popolari sulla ricchezza e sulle risorse della nazione irlandese. Per raggiungere questo scopo oltre alla lotta armata verrà ritenuta valida anche l’azione politica. L’Ira sta tentando di trasformarsi in un vero e proprio “esercito del popolo”.

L’Ira, formatasi come esercito guerrigliero per contrastare il dominio britannico in Irlanda, nel Nord del paese ha sempre sostenuto anche un altro obiettivo: quello di difendere la comunità cattolica dalla violenza. Ed è proprio in questo intervento che vanno cercate le motivazioni del conflitto, oltre alla riunificazione nazionale e all’indipendenza. E’ la brutale guerra che si svolge nei ghetti cittadini a far prevalere la visione militaristica dei Provisionals, rispetto all’ala politica degl’ Officials.

Nel 1967 in Irlanda del Nord vi è un grosso movimento per i diritti civili, il quartiere generale dell’ Ira avvedendosi del successo di tale movimento si convince che l’azione politica di massa, sulla base del movimento per i diritti civli, è lo strumento giusto per abbattere il potere unionista nelle sei contee del Nord. Si raduna a dicembre dello stesso anno l’ Army Council dell’ Ira che individua nello sviluppo della campagna per i diritti sociali la direttrice tattiche che permetterà all’ Ulster di ottenere la democratizzazione e la fine delle violenze settarie. Una volta raggiunto questo risultato altro obbiettivo dell’ Ira sarà l’unificazione degli operai cattolici e protestanti in un unico movimento rivoluzionario socialista. Nella prima fase della lotta l’Ira questa volta non prevede l’uso delle armi o della violenza, ma unicamente un sollevamento popolare, in quanto le aggressioni militari avrebbero poi precluso ogni possibilità di collaborazione tra gli operai cattolici e quelli protestanti. Il tallone d’Achille di questo programma è il non aver preso in considerazione che i protestanti si sentono spaventati tanto dal movimento per i diritti civili quanto dalla guerra dell’Ira. Infatti l’obbiettivo del movimento civile è lo stesso dell’Ira: la fine dell’ascendenze protestante sull’Irlanda del Nord. Nel 1969 infatti nessun appello di fraternità tra il proletariato può impedire ai quartieri protestanti di partire all’assalto dei lavoratori cattolici della zona di Falls Road. L’Ira a questo punto rimane però sempre riluttante rispetto all’idea di proteggere i ghetti cattolici e tenta invece, andando contro i pareri dei vecchi comandanti, di unificare il fronte socialista, anche al prezzo di mettere da parte i principi del repubblicanesimo e di riconoscere di fatto la presenza di due stati nel territorio irlandese. Se in principio la scelta dell’ Ira era giusta furono i suoi tempi ad essere sbagliati, vista la grande debolezza di tutti i movimenti di sinistra e l’intransigenza della popolazione unionista. Sin dalla fondazione dell’Ira molti dei suoi veterani erano tutt’altro che felici degli sviluppi socialisti e marxisti che si stavano sviluppando nel tempo. Per loro l’ira rimane l’erede del primo parlamento legittimo proclamato il 19 gennaio 1919. E’ proprio da questo conflitto interno alla gestione dell’Ira che nascono i Provisionals che “apparvero ai più come i custodi di un passato ormai irrilevante. La loro leadership era si illustre ma assai povera di giovani; ben pochi militanti entrati nel movimento dopo il 1962 avevano fatto causa comune con gli scissionisti. Il nuovo programma di riforme economiche e sociali era, come ci si poteva aspettare un ritorno alle idee di Cooperazione locale sviluppata nel 1939, e da allora in poi richiamate in vita ogni qualvolta i tradizionalisti sentissero il bisogno di una qualche base filosofica oltre alla riunificazione del paese. Nessuna delle minuziose spiegazioni dei motivi della scissione, né tanto meno la parola d’ordine di una Repubblica Democratica e Socialista di trentadue contee riuscivano a nascondere il fatto che alcuni militanti preferivano rimanere in pochi fedeli alle tradizione, magari inutili e fedeli, piuttosto che muoversi verso il futuro di una strada nuova”.

Sorprendente è come l’Ira Provisionals, che inizia la sua vita a Belfast con non più di 30 militanti, riesca in poco tempo a conquistare l’egemonia del movimento repubblicano in Irlanda del Nord. La ragione del successo è una sola ovvero la scelta di puntare sulla lotta armata, in quel momento. I Provisionals così oltre a conquistare la linea dominanti all’interno del movimento repubblicano si trovano anche come i maggior rappresentanti dell’intero movimento cattolico. I disordini scoppiani all’inizio del 1970, non sono frutto di una tattica dell’Ira, ma una volta iniziati gli attacchi da parte dei Provisional che non sono in grado di controllare l’escalation della violenza. I Provisionals , proprio per il loro carattere unicamente militaristico, dedicano tutto il tempo ad organizzare la lotta armata, mentre paradossalmente la nuova politica dell’Ira Official porta ad analizzare la situazione irlandese nei termini marxisti di “proletariato” contro “borghesia”, impedendole di capire le realtà urbane dei ghetti cattolici ormai segregati dalla società protestante nel Nord dell’Irlanda. L’ inizio della campagna militare dei Provisionals è datata sabato 27 giugno 1970. Nei disordini che coinvolgono tutta la città di Belfast gli Unofficial intervengono ripetutamente. Noto è l’episodio della chiesa di St. Matthews, nello Short Strand, zona dove 6000 cattolici vivono tra il fiume e 60000 protestanti. Una banda armata di protestanti quello stesso giorno attacca la chiesa cattolica. L’esercito britannico, già impegnato nel resto della città, non può intervenire in maniera opportuna e adueguata. L’unità locale dei Provisionals entra in campo respingendo, durante una lunga sparatoria, gli assaltatori che provoca quattro morti tra i protestanti e diversi feriti da ambo le parti. Quest’episodio convince gran parte della popolazione cattolica che le armi dei Provisionals possano difendere le loro case e le loro famiglie. Il programma degli Officials tuttavia appare più capace di attirare consensi, con le sue iniziative socialiste, come ad esempio l’incendio causato agli archivi degli affitti delle case popolari, rispetto alle bombe piazzate nel centro di Belfast dai Provisionals. Ma se nonostante questo gli Officials vadano via via perdendo seguito è perché la loro scarsa organizzazione militare non è in grado di garantire la sussistenza alla popolazione cattolica. Bisogna però osservare che i successi militari riportati dai Provisionals nei primi due mesi, derivano unicamente dal fatto che in questo periodo non si sono dovuti confrontare con l’esercito britannico ma unicamente con i gruppi armati dei ribelli protestanti. L’odio dei cattolici verso i protestanti si sposta nel tempo verso le truppe britanniche colpevoli di destabilizzare la vita quotidiana con repentine perquisizioni e rastrellamenti all’interno dei ghetti delle città del Nord. La presenza dei Provisionals ostacola fortemente queste operazioni imposte dal governo centrale inglese: ben presto le forze di sicurezza possono penetrare in certe aree unicamente con l’appoggio di grossi contingenti di carri armati. Tutto ciò rende l’impatto con la popolazione ancora più difficile e conflittuale, tant’è che spesso l’arrivo delle truppe segna l’inizio di disordini su vasta scala, con la partecipazione sporadica di singoli cittadini cattolici. E’ proprio in uno di questi rastrellamenti che ,il 6 febbraio 1971 viene ucciso dai Provisionals, il primo soldato britannico. Tra aprile e luglio i Provisionals iniziano una vera e propria campagna terroristica volta a colpire i centri commerciali del paese con un’impressionante serie di attacchi dinamitardi. Nel solo luglio del 1971 vi sono 91 esplosioni di grossa portata nei maggiori centri urbani. Nonostante centinaia di sospetti terroristi vengano arrestati l’attività dell’Ira si intensifica ulteriormente: le esplosioni raddoppiano di numero in breve tempo, così come le vittime civili e militari. Intere aree del Nord Irlanda sono fuori il controllo delle forze di sicurezza. Se però il 1972 da prova sul piano militare dell’efficienza dei Provisionals allo stesso modo ne segna l’incapacità sul piano politico. I Provisionals non si erano resi conto che la forza militare in realtà si basava su presupposti politici: l’esercito britannico aveva lasciato all’Ira le aree cosiddette no-go- areas ( Bogside e Creggan a Derry, Ballymurphy, Le Falls, Clonard, Ardoyne e Andersonstown a Belfast) non perché non avesse i mezzi fisici per entrarvi, ma perché i costi politici per farlo erano considerati troppo alti. Il logoramento politico dell’Ira culmina nelle esplosioni di “Bloody Friday” quando 19 bombe esplodono tra le 14 e le 15 del 21 luglio, permettendo così all’esercito britannico di passare all’offensiva con “Operation Motorman”, e di occupare nel giro di una sola notte tutte le no-go-areas.
“I Provisionals dell’Ira e gli estremisti protestanti loro avversari sono un caso unico fra i gruppi terroristici del mondo per la quasi completa mancanza di intellettuali nelle loro file, anche a livello di leadership”.

Ballymurphy: il ghetto

Il quartiere di Ballymurphy fu costruito dal comune di Belfats negli anni '40. Nel nuovo quartiere vengono spostate le famiglie cattoliche provenienti dalla zona di Falls Roads, per poter allontanare i cattolici dal centro della città. Ecco che all’opera di risanamento della città si affianca l’opera di “pulizia sociale” i cattolici vengono allontanati per evitare turbamenti nela vita dell’organizzazione sociale e politica(unionista) di Belfast. Storicamente lo sviluppo dei piani edilizi della città irlandese ha reso tesi i quartieri di diversa composizione religiosa. Con l’inasprirsi del conflitto tra le comunità cattoliche e protestanti, si sono venute a formare barricate, barriere di filo spinato e postazioni militari che hanno creato in piccolo un vero e proprio “muro di Berlino” fra i quartieri di differenti religioni. A Ballymurphy si può entrare seguendo unicamente due strade, il che vuol dire che in caso di disordini i 5000 abitanti sono isolati dal resto della popolazione cattolica di Belfast che si trova in altri quartieri e che ogni movimento può essere facilmente controllato.
La comunità di Ballymurphy come abbiamo detto conta 5000 anime; le famiglie sono molto numerose e in media vi sono sei bambini per coppia. Economicamente il ghetto non è autosufficiente e gli abitanti sono costretti a cercare lavoro in zone limitrofe o molto distanti. Nel 1971 vi era un tasso di disoccupazione superiore al 40%. Il paesaggio è segnato profondamente dagli scontri avvenuti in città , i marciapiedi portano le cicatrici dei passaggi dei carri blindati, muri e pavimenti sono interrotti da barricate , le luci sono state messe fuori uso dai soldati, i tetti delle case portano con se i segni dei proiettili cosi come le strade sono segnate da cimiteri di bus carbonizzati. Il martedì di pasqua del 1970 gravi disordini scoppiano nella vicina Springfield Road. Il giorno seguente l’esercito risponde con 600 soldati nel quartiere di Ballymurphy. Seguono nei giorni seguenti degli scontri prolungati, ed il quartiere viene inondato da gas CS (lacrimogeno). Gli scontri si riaccendono nel gennaio del 1971, ma nonostante gli sforzi dell’ Ira stessa di arrestare i combattimenti ( vengono arrestati dall’Ira stessa alcuni dei suoi membri), si apre un nuovo conflitto militare. In questi scontri per la prima volta a Ballymarphy le truppe britanniche vengono accolte da colpi di arma da fuoco. Il governo invia 700 soldati a rastrellare tutte le case in cerca di armi. Alla fine di Gennaio i residenti di Ballymurphy sottoscrivono una petizione in cui richiedono il ritiro delle truppe britanniche dalla zona, sottolineando come questa fosse l’unica soluzione possibile per far allentare la tensione nel quartiere. Nel febbraio del 1971 viene condotta un’ inchiesta per valutare l’atteggiamento dei residenti nei confronti delle forze armate : il 64% si dichiara fortemente scontento per il comportamento delle truppe; il 23% si dichiara soddisfatto e il restante 13% dichiara di non saper giudicare. In tutto il 1971 le perquisizioni dei soldati nel ghetto si intensificano e la tensione tra gli abitanti e le truppe continua ad aumentare. Nell’alba del 9 agosto il 1971 l’esercito alza le barricate all’interno del quartiere per separarlo dal resto della città. Nei due giorni seguenti diversi civili vengono uccisi nel corso di sparatorie, e molti altri vengono feriti. Interviene dunque il 2° battaglione paratroopers “per conquistare il quartiere”. Questo evento viene cosi ricordato dagli abitanti del quartiere: “ I paras sfondarono la porta delle case di vie intere”, “Sparavano a chiunque vedessero in strada”, “Hanno fatto a pezzi i nostri mobili urlando che ci avrebbero ucciso”. Da allora in poi anche i meno repubblicani del quartiere hanno coltivato un forte disprezzo per i paracadutisti ed i soldati britannici in generale. In questo periodo i protestanti del quartiere vicino di New Barnsley, abbandonarono le loro case, rimpiazzati dai cattolici. I rapporti tra cattolici e protestanti dell’altro quartiere sovrastante di Springmartin si riducono ad occasionali scambi di fucilate. Nel maggio del 1972 l’unico bar di Ballymurphy viene fatto saltare in aria da un esplosione. I clienti che tentano di scappare dalle macerie vengono presi di mira, da colpi di fucile, dal quartiere di Springmartin. Ne segue un violentissimo scontro a fuoco tra varie branche dell’ Ira , truppe britanniche e mezzi blindati. Durante il primo cessate il fuoco( 26 giugno- 9 luglio 1972) dei Provisionals ( L’Ira del nord Irlanda) ballymurphy è cinta da barricate è l’esercito si tiene esterno al quartiere. Alla fine della tregua numerosi civili vengono uccisi dall’esercito britannico. Il 31 luglio 1972 , data di “Operation Motorman” il 2° paratroopers torna a Ballymurphy, impadronendosi delle scuole e “saturando” il quartiere.
L’ “Operation Motorman” aveva lo scopo di “rimuovere la capacita dell’Ira Provisionals di causare danni e sofferenze” nella zona di Ballymurphy” e certamente ebbe effetto. I militanti più conosciuti della zona furono costretti ad abbandonare il quartiere e la città di Belfast,e il movimento delle armi e di propaganda dell’ Ira fu fortemente diminuito. Con l’allentarsi della pressione militare all’interno del quartiere ( che coincide con l’allontanamento dei paracadutisti e l’innesto di battaglioni più “morbidi) l’ organizzazione dei Provisionals è tornata a livelli alti.
Più grave del colpo militare inferto all’Ira è però senza dubbio il colpo politico. Con “Operation Motorman” è crollato il mito che l’Ira potesse difendere la comunità cattolica da un attacco in vasta scala dell’esercito Inglese. L’abissale differenza tra i due eserciti ha certamente indebolito la credibilità dei Provisionals, minandone il ruolo positivo, punto di base del consenso popolare. Inoltre viene ad aumentare la diffidenza della popolazione nei confronti dell’ esercito cristiano, intimorita ed impotente di fronte ai paracadutisti. L’unica possibilità militare e politica di poter affrontare l’esercito britannico era quella di poter contare sull’intera popolazione del ghetto, possibilità ora svanita.

Con il passare degli anni, dopo una serie infinita di scontri e quasi 3000 morti, nel 1995 si arriva a una tregua che dura ancora oggi. Il numero dei militari inglesi si riduce notevolmente nel nord Irlanda e l'Ira decide di attuare insieme al governo Blayr una tregua.

Quello che molti non sanno è che la tregua rimane ma le armi non sono state riconsegnate alla Gran Bretagna.

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Novembre 2011 07:15
 
Conferenze in mp3 e DVD PDF Stampa E-mail
Scritto da Nazionalpopolare   
Sabato 05 Marzo 2011 19:52
Volete ascoltare tutte le nostre conferenze in formato MP3 o guardare la conferenza sulla tessera del tifoso in formato DVD?
Potete richiederci il cd/dvd inviandoci un'email alla quale risponderemo indicando le modalità di acquisto.

LA SCELTA DELL’ONORE – Testimonianze di un Volontario del Btg Lupo

UN FASCIO DI POPOLI – Origini e Tradizioni dei Popoli Europei

LA CROCE E LA SPADA – Dai Templari ai Cavalieri Teutonici

IL GIGLIO E IL TERRORE
– La Controrivoluzione Francese e l’Epopea Vandeana

EUROPA DELLE PATRIE O PATRIA EUROPEA?
– Tradizione, Rivoluzione Conservatrice ed Europeismo Liberaldemocratico a confronto

QUALE ALTERNATIVA? - Liberalcapitalismo e Comunismo a confronto:
due facce della stessa medaglia

EUROPA DEL XXI SECOLO – Europa post-bellica, colonia economica e militare degli usa

EUROPA DELLE BANCHE, SCHIAVITU’ DEI POPOLI
– Signoraggio e usurocrazia

IL TRAMONTO E’ NECESSARIO?
– Il Poema di R. Wagner “L’Anello del Nibelungo” come metafora della Storia d’Europa tra XX e XXI Secolo

L’ITALIA NEL DOPOGUERRA TRA VERITA’ STORICA E VERITA’ GIUDIZIARIA
Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Aprile 2011 10:15
 
Folletti di Natale PDF Stampa E-mail
Scritto da Nazionalpopolare   
Venerdì 31 Dicembre 2010 20:42

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Dicembre 2010 20:46
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 5