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28 Ottobre 1922-2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Emanuele   
Mercoledì 27 Ottobre 2010 13:01

Il 28 Ottobre del 1922 una lunga sfilata di appartenenti alle Squadre di Azione del movimento dei Fasci di Combattimento a Roma sancisce l’avvio di una fase nuova e rivoluzionaria per la giovane Nazione italiana.

Questa Rivoluzione Nazionale era cominciata già nel 1914 dal momento della resa dei conti all’interno del partito socialista italiano nel congresso di quell’anno quando Benito Mussolini pose un aut aut preciso riguardo all’incompatibilità di appartenenza alla “fratellanza” massonica” per gli iscritti al partito del lavoro e della giustizia sociale che di fatto innescava realmente anche una battaglia di principio e di innovativa dottrina di lotta politica che frantumasse i vecchi schemi e proponesse una realtà nuova ponendosi distinta e distante dall’obsoleto riformismo parlamentarista e dalle suggestioni marxiste che sfociarono poi nella costituzione del partito comunista.

L’ex Direttore dell’ “Avanti” abbandonò il partito socialista ed il suo quotidiano e fondando il giornale “Il Popolo d’Italia” di fatto diede il via alla “Terza Via” – il Socialismo Nazionale – capace di porsi in alternativa sia ai principi della subcultura economicista del liberalcapitalismo che all’utopia collettivista del capitalismo burocratico marxista; questa fiammata di energia nuova trovò nell’incipiente prima guerra mondiale infine la materia prima su cui forgiare e determinare una nuova Italia; gli uomini della Squadre di Azione capaci nel periodo post bellico e nella fase pre sovversiva del biennio rosso di dare una svolta decisa al possibile disfacimento dell’unità di sangue e di suolo.

Quando, dopo l’Adunata di Napoli di qualche giorno antecedente il 28 Ottobre, Facta portò alla firma del Re il famoso decreto per lo scioglimento delle Squadre l’azione rivoluzionaria aveva già compiuto tutti i passi utili “militarmente” per avere il controllo della situazione e la monarchia dovette prendere atto, attraverso diverse telefonate alla quasi totalità delle Prefetture, che l’Italia era già sotto lo stretto controllo delle Camicie Nere e il monarca si dissuase dal prendere iniziative che avrebbero portato solo lutti inutili ed accettò di dare l’incarico di governo a Benito Mussolini che il 28 Ottobre fu acclamato dalla sfilata dei Soldati Politici che duramente avevano combattuto per oltre 3 anni contro i nemici di ogni risma della Nazione italiana.

Nel ricordare gli avvenimenti e salutare con un commosso tributo “in Spirito” gli artefici di quella Storia non dobbiamo smettere di credere che la Linea Retta va punteggiata giorno dopo giorno convinti come siamo che nel principio di giustizia sociale ed identità di popolo rimane oggi e domani, come ieri, si ripone la nostra Dignità.

Presidenza C.S.S.N.

A questo proposito invitiamo alla lettura di questa breve cronistoria redatta dal prof. Stelvio Dal Piaz che – ricordiamo – ebbe il padre Bruno tra gli Uomini delle Squadre di Azione partecipante attivo agli avvenimenti:

LA MARCIA SU ROMA

Le idee, finché rimangono nelle biblioteche, sono perfettamente innocue. Diventano pericolose solo quando vi siano degli uomini che mirano a tradurle in atto, a convertire l’ideale in realtà”. (Mussolini)

Questo é il pensiero di Mussolini socialista ma che ritroviamo nell’azione del Mussolini tribuno, combattente, agitatore, polemista, capo del Fascismo, condottiero di insorti, capo del governo, capo della Repubblica Sociale italiana. E’ in questa filosofia che va inquadrata la decisione della Marcia su Roma che non é più tanto nelle aspirazioni quanto nella necessità, nella fatalità del Fascismo. Ebbe infatti a scrivere Mussolini a monito di governanti e di avversari politici:
“E’ dalle rive del Piave che noi abbiamo iniziato la Marcia che non può fermarsi sino a quando non abbia raggiunta la meta suprema: Roma. E non ci saranno ostacoli, né di uomini, né di cose che potranno fermarci. Noi abbiamo la visione storica del problema di fronte all’ altra visione che si può chiamare politica e parlamentare.”
Dalle cronache del periodo apprendiamo che “nel 1922 la situazione politica era torbida; la confusione era al massimo livello; e ad un certo punto persino lo stesso movimento fascista ne era coinvolto per il contagio dovuto all’equivoco collaborazionista a livello parlamentare.”

Ma al timone del partito era Mussolini che, intuito il pericolo, dette un colpo secco di barra riportando l’esercito delle camicie nere nel mare libero dell’autonomia e dell’indipendenza. Con un discorso forte e sereno insieme, Mussolini abbatte il Ministero Facta dicendo chiaro e tondo il proposito del Fascismo di voler assumere il governo della Nazione. D’altra parte il governo si manifestava abulico ed impotente, il socialismo ufficiale pur atteggiandosi a vittima, tentava di pugnalare il Fascismo e il Paese alle spalle, non mancando di invocare poi la protezione dei carabinieri e delle guardie regie. Il riformismo dava saggio di ipocrisia scagliando la pietra e nascondendo la mano; massimalismo e comunismo esplicavano un’attività oltraggiosa a base di calunnie e di falsi.  Insomma il sovversivismo era dominato dalla paura e dall’incertezza; di questo stato d’animo si ha la prova nello stesso giornale socialista-riformista di Milano “La Giustizia” che nel luglio 1922 pubblicava uno scritto il cui titolo diceva tutto: “La salvezza é a Roma: nel parlamento”.  E fu infatti nei corridoi di Montecitorio che i capi del sovversivismo trovarono rifugio durante i moti insurrezionali del luglio fino a quelli dell’ottobre. Ricaviamo ancor dalla cronaca: “ Il liberalismo era fermo nella sua incertezza e si nutriva di fiducia nello Stellone d’Italia, tirando fuori il capo dal guscio, ad intervalli, per invocare la rigida applicazione della costituzione albertina; il popolarismo sturziano, pur di non perdere dei punti nei confronti del sovversivismo rosso, non si peritava di unire la sua voce a quella dei negatori della Patria e dei bestemmiatori della religione.”  In agosto la parabola fascista giunse al culmine. Ricordando in “Gerarchia” (ottobre 1927) i tre mesi che precedettero la Marcia su Roma, Mussolini scrisse: “ L’agosto 1922 é un punto culminante nella storia contemporanea d’Italia. Scomparso il terzo contendente, é dall’agosto del 1922 che si fa sempre più serrato il duello tra vecchia Italia e Fascismo;  é con l’agosto del 1922 che comincia il periodo insurrezionale del Fascismo che si conclude con la Marcia su Roma, L’insurrezione dura, quindi, esattamente tre mesi. Gli episodi salienti di questa insurrezione sono noti. Tipica l’occupazione di Bolzano e l’occupazione – squisitamente rivoluzionaria – di Trento”.  Ancora oggi non dobbiamo però dimenticare che – come riportano ampiamente le cronache dell’epoca – questo periodo fu caratterizzato dal sacrificio e dal martirio di tante giovani vite dei fascisti. La necessità che questo periodo insurrezionale sbocchi alla conquista del potere é apertamente proclamata da Mussolini nei discorsi tenuti a Levanto, a Udine e al gruppo Sciesa di Milano. Il moto degli eventi diventa sempre più veloce. Dal 24 ottobre – adunata di Napoli – passano ormai pochi giorni all’evento. Oltre tutto occorre impedire che la cerimonia del4 novembre 1922 serva a prolungare l’agonia del sistema attraverso una manifestazione di stampo “pattiottardo “. La grande data della Vittoria deve essere celebrata dalla nuova Italia, Tra l’altro, lo sviluppo dei sindacati fascisti nel 1922 é imponente; il passaggio di leghe operaie e agrarie – rosse e bianche – nei quadri delle camicie nere é largo, continuo, spontaneo, mosso dalla nausea dei sistemi sovversivi, dalla stanchezza, dalla sfiducia di operai e contadini, di impiegati e professionisti,  nei riguardi del socialcomunismo.

Si arriva così alle ultime manifestazioni con la presenza di Mussolini: che divengono veramente decisive. A Udine il 20 settembre, a Milano il 4 ottobre, dove Mussolini stesso entra nel vivo della questione politica e dichiara: “il dissidio é tra Nazione e Stato, l’Italia é una Nazione. L’Italia non é uno Stato. La Nazione italiana esiste: piena di risorse, potentissima, lanciata verso un glorioso destino. Ma la Nazione deve darsi uno Stato. E lo Stato non c’è. I cittadini si domandano: quale Stato finirà per dettare la sua legge agli italiani ? Noi non abbiamo alcun dubbio a rispondere: lo Stato fascista.”
Il giorno 27 ottobre lo Stato maggiore prende sede a Perugia dove si ritrovano il quadrumvirato ed il comando generale delle camicie nere. Il governo liberale di Facta continua, come se nulla fosse, a “nutrire fiducia”. Il ministro dell’interno la mattina del 28 dirama alle Prefetture del Regno il testo di un manifesto da affiggere sulle cantonate di tutti i Comuni. Nell’avviso é fatto segno a “manifestazioni sediziose” che si verificano in alcune province allo scopo di ostacolare il normale funzionamento dei poteri dello Stato e si prende impegno di mantenere a qualunque costo l’ordine pubblico di fronte al tentativo insurrezionale. Ma alla mezzanotte del 27 ottobre in quasi tutte le province le camicie nere hanno occupato le prefetture, le stazioni radio e telegrafiche, le stazioni ferroviarie, compresa Perugia dove il Prefetto ha passato le consegne all’autorità militare. Una rapida ispezione compiuta nella nottata da Italo Balbo consente di fidare nel sincronismo dell’azione della periferia con il centro. Ragioni di ordine logistico consigliarono che il raduno delle camicie nere non fosse distante da Roma più di una giornata di cammino. Questa la ragione del concentramento a Santa Marinella, Monterotondo-Mentana, Tivoli. Le colonne di marcia passarono rispettivamente al comando di Perrone Compagni a Santa Marinella, di Igliori a Monte Rotondo-Mentana. di Bottai che riunì le camicie nere della Campania e dell’Abruzzo a Tivoli. Di fronte alla piega che prendono gli avvenimenti il governo si avventura in un conato di forza e la proclamazione dello Stato d’assedio corre sui fili del telegrafo, le cui sedi periferiche sono però già occupate in massima parte dai fascisti. Ma il re, rientrato a Roma dalla residenza autunnale, non firma il decreto e pertanto Facta é costretto a dare il contrordine. A questo punto Facta  presenta le sue dimissioni e quelle del’intero Gabinetto. Ii re interpella allora Salandra che declina il mandato. Non rimane, pertanto, che affidare l’incarico a Mussolini. In tutte le province, in tutti i Comuni, ormai, l’azione particolare si sviluppa di pari passo con quella generale; i movimenti della periferia si accordano con l’impulso dato dal centro, il quadrumvirato lancia il proclama che é reso pubblico attraverso le edizioni straordinarie di tutta la stampa: “Oggi l’esercito delle camicie nere afferra la Vittoria mutilata e, puntando disperatamente su Roma, la riconduce alla gloria del Campidoglio. Il Fascismo snuda la sua spada per tagliare i troppi nodi di gordio che irretiscono ed intristiscono la vita italiana, Chiamiamo Iddio sommo e lo spirito dei nostri cinquecentomila morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci raccoglie, una passione sola ci infiamma: contribuire alla salvezza ed alla grandezza della Patria.”
La mattina del 30 ottobre le colonne di Santa Marinella, Monterotondo e Tivoli entrano in Roma per salutarvi Mussolini Capo del Governo, il quale – dinanzi alla Tomba del Milite Ignoto – rivolge agli italiani il Suo primo messaggio:

“ Italiani  ! Nel ricordo e nella celebrazione della grande Vittoria delle nostre armi, la Nazione tutta ritrovi sé stessa e adegui la sua coscienza alle dure necessità del momento. Il governo intende governare e governerà. Tutte le sue energie saranno dirette ad assicurare la pace all’interno e ad aumentare il prestigio della Nazione all’estero. Solo con il lavoro, con la disciplina e con la concordia,  la Patria supererà definitivamente la crisi per marciare verso un’època di prosperità e di grandezza”

(Tratto dal Sito internet del Centro Studi Socialismo Nazionale   http://socialismonazionale.wordpress.com/2010/10/27/28-ottobre-1922-2010/)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Novembre 2010 20:46