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[Di Fernando Massimo Adonia, Tratto dal Blog di Ugo Maria Tassinari http://fascinazione.blogspot.com/ ]
Per la strage di Bologna sono tre i condannati ma l'unico a scontare ancora la pena, che io e tanti altri consideriamo ingiusta, è Luigi Ciavardini. Non richiesto, uno dei collaboratori del blog, Fernando Massimo Adonia, condividendo questo sentimento, mi ha mandato un contributo sulla persona di Luigi, che io pubblico con grande piacere.
«No, non è lui il macellaio di Bologna, Luigi è un uomo buono, a mettere quella maledetta bomba è stato qualcun altro». Giudizio di Paolo Caratossidis su Ciavardini. Parole che sposo totalmente. Credo che né lui, né la Mambro e né Fioravanti siano gli esecutori materiali di quell'atroce mattanza. Lo credo e basta. Non ho prove per ricostruire alcuna verità giudiziaria. Mi spiace. Ho la certezza però che la verità propriamente detta con quella ricostruita in un qualsiasi tribunale non sempre coincidono. Come in questo caso. La mia è pura e semplice fede. Fiducia nel volto e nei modi di Luigi. Tutto in lui a poco a che vedere con la fredda follia di un carnefice. Basterebbe conoscerlo.
Il mio primo incontro con lui è stato del tutto fortuito. Qualche anno fa a Roma. Era domenica pomeriggio. Entro un'ora sarei dovuto arrivare alla Stazione Termini per tornare in Sicilia. Non conoscevo gli orari degli autubus e non sapevo neanche chi mi avrebbe potuto accompagnare in auto. Chiesi aiuto a Peppone Bonanno. Mentre parlavo con lui un uomo alto, biondo e con gli occhi azzurri, si propose per un passaggio con una voce gentile e modesta. Accettai ovviamente. Una volta salito in macchina lo ringraziai. E lui non ricambiò. Mi disse anzi che per lui era un dovere, che tra gente della stessa idea era d'obbligo aiutarsi. Quelle parole mi colpirono: erano cariche di semplicità ed energia. Per questo lo ringraziai ancora. Ma lui con un sorriso divertito mi liquidò nuovamente.
Finita questa discussione mi ricordai di presentarmi. «Comunque, io sono Fernando, piacere». «Piacere mio, io sono Luigi (pausa) Ciavardini». Che “figura di merda” pensai subito. Lui capì l'imbarazzo e mi disse: «sono venuto più volte a Catania per il comitato “L'ora della Verità”, ma non mi pare di averti mai incontrato». Dovevo rispondere. Mi sono preso di coraggio e gli dissi con tutta franchezza: «Infatti. Non sono mai venuto ad alcuna conferenza. Credo nell'estraneità della destra alla strage. Ma da un po' mi sono rotto a sentir parlare di anni '70, di morti, di tristezza e di presunti maestri che ne sanno sempre più di te». Lui mi disse: «è vero, non posso darti torto». Poi, quasi scusandosi, mi giurò che lui non era quel tipo di reduce. E gli credetti. Parlava in modo diverso da altri. Era pacato, comprensivo, umile. Si percepiva che aveva fatto soffrire e che aveva sofferto altrettanto a sua volta. Mi spiegava che era necessario evitare in tutti modi di ripercorrere quella sua stessa strada, di rifiutare la violenza politica, di rifondare la militanza proprio dall'educazione, dai buoni gesti. Altro che “cattivo maetro”, ero d'innanzi a un saggio.
Quella discussioni mi segnò favorevolmente. Ho percepito di avere a che fare con una persona buona, nel vero senso della parola. Di avere accanto un uomo temprato. Stessa sensazione che mi disse di avere avvertito Elisabetta Meggiorin, la madre di Claudio, il barista di Besano (VA) ucciso da un albanese mentre cercava di sedare una rissa. Lei ha parlato di uno sguardo che infonde «serenità». È la sofferenza di quella donna che sigla di veridicità la difesa disperata di Ciavardini. Anche quel giudizio però ha scarso valore in tribunale. Non può bastare. Il dato umano è però che quella strage non appartiene solo ai familiari delle vittime, ma al dolore di una nazione intera. Nessuno sarebbe disposto a spendere una sola parola buona per un «macellaio» dissimulante. È chiaro. Farlo è un'assunzione di responsabilità davanti a tutto il paese. Non è un gioco. Scommettere sull'innocenza di un uomo non è arbitrio, ma l'estremo tentativo di evitare che quella bomba infame possa continuare mietere altre vittime ignare delle dinamiche di quella tragica mattina d'agosto.
Fernando M. Adonia
http://fascinazione.blogspot.com/

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