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Scritto da corsaro lariano
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Domenica 02 Agosto 2009 10:05 |
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A ventinove anni di distanza da uno dei giorni più drammatici del dopoguerra, è necessaria una riflessione scevra dalle contaminazioni ideologiche che furono diretta conseguenza del retaggio politico degli anni ’70.Il processo per La strage di Bologna rimane ancora oggi una pagina fosca e oscura della storia giudiziaria Italiana, una pagina mai chiusa del tutto e sovente riaperta da interviste o dichiarazioni di personaggi che, in quell’epoca, ricoprivano ruoli di primo piano sia nel panorama istituzionale Italiano sia nell’area rivoluzionario-movimentista mondiale. Il Senatore a Vita Franceasco Cossiga, in un’intervista rilasciata al giornalista Aldo Cazzullo meno di un anno fa ebbe a dire che, cito testualmente, :«La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Ma nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche".» Francesco Cossiga nell’Agosto del 1980 era Presidente del Consiglio dei Ministri. Poco più di tre mesi fa Carlos detto “lo sciacallo”, il cui vero nome è Ilich Ramirez Sanchez detenuto nel carcere francese di Poissy e famoso per l'assalto al quartier generale dell'Opec nel 1975, spiega anche perché non possono essere stati Fioravanti, Mambro e Ciavardini a mettere la bomba alla stazione di Bologna nel 1980. «In quegli anni — dice — il traffico di armi ed esplosivi attraverso l'Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l'Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani.» Aggiunge inoltre :«la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad, con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione» Ricordo altresì che l’accusatore che testimoniò contro Luigi Ciavardini è tal Angelo Izzo, 50 anni, uno squallido personaggio reoconfesso che ha violentato e ammazzato una donna e sua figlia di 14 anni,che nel 1975 dopo uno dei suoi inviti a cena, stupra e massacra Rosaria Lopez, allora 17enne, e fa quasi lo stesso con Donatella Colasanti, 20 anni (che si salva solo perché si finge morta) salvo poi andarsene beatamente al ristorante coi suoi compari. Durante il processo Izzo testimoniò che : «se [a Bologna] c'erano De Angelis e Taddeini, doveva esserci anche Luigi Ciavardini. ». Faccio prersente che Nanni De Angelis e Massimiliano Taddeini il 2 agosto 1980 erano in Umbria a giocare la prima finale nazionale di football americano, filmati dalla RAI e visti da 2.000 persone sugli spalti, demolendo così la testimonianza di Izzo che però fu incredibilmente tenuta in considerazione per quanto riguardava Luigi Ciavardini. Non solo, Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana e principale accusatore di Giusva Fioravanti) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito». Ho citato solo alcuni degli episodi che dovrebbero, in un paese normale, sollecitare e spingere quantomeno verso una revisione del processo per fare piena luce su una delle pagine più cupe che la storia repubblicana ricordi, al fine di trovare non UN colpevole di comodo, ma IL colpevole. La Strage di Bologna bollata da sempre come “strage fascista” con molte probabilità non è tale. Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini non sono certamente tre “stinchi di Santo” , ma è obbligo morale di uno stato di diritto il riconoscere errori e/o lacune giudiziarie e strappare via le infamanti etichette di “stragisti fascisti” a coloro che se le portano addosso ingiustamente da 30 anni. Alessio Giovanni Zanatta
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