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Militia Como - Discutiamo
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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 18 Gennaio 2012 16:47 |
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(tratto da: ilpuntoamezzogiorno.it)
DALL’UNGHERIA VIKTOR ORBAN INDICA LA GIUSTA STRADA CONTRO LA “MORSA” DELL’UE Quest’ uomo ci salverà? E’ Viktor Orbàn, premier dell’ Ungheria. Ha avuto la forza ed il coraggio di ribellarsi all’ Unione Europea ed al giogo delle banche e della malapolitica di Bruxelles. Ha indicato una via da seguire per tutti i paesi e per tutti i popoli che vogliono riappropriarsi del proprio futuro. Ha mostrato che si può fare. Grazie all’ampia maggioranza che dispone in parlamento, nei giorni scorsi ha approvato una serie di leggi e modifiche costituzionali che bloccano l’ ingerenza di Bruxelles nelle decisioni strategiche in cui solo il popolo può essere sovrano. Ha tolto al presidente della banca centrale, Andras Simor, il diritto di nominare i suoi vice; ha aumentato da sette a nove membri i componenti del Consiglio Monetario (che decide, tra l’altro, l’entità dei tassi d’interesse) attribuendo maggior peso ai membri di nomina governativa, passati da due a tre; ha creato un’apposita posizione per un terzo vicepresidente (anch’esso di nomina governativa). Ha varato una serie di riforme costituzionali (sette, finora) l’ultima delle quali prevede la fusione della banca centrale con l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, il che implica la possibilità di scavalcare il governatore della banca centrale nelle decisioni più rilevanti. Ha di fatto escluso il Fondo Monetario Internazionale dal proprio paese. “ E’ una moda europea quella di tenere le banche centrali in una posizione di sacra indipendenza”, ha dichiarato alla stampa. “Nessuno può interferire con l’attività legislativa ungherese, nessuno al mondo può dire ai rappresentanti eletti dal popolo ungherese quali leggi approvare e quali no”. Poi ha tagliato gli emolumenti dei dipendenti pubblici, a partire dai banchieri. Ha ridotto di 9 punti la tassazione per le aziende ed ha vietato i mutui in valuta straniera che facevano concorrenza a quelli in valuta nazionale. Sempre nei giorni scorsi, per reagire alle misure punitive europee ed al fallimento dell’asta dei titoli di stato, ha nazionalizzato 10 miliardi di euro di fondi pensione privati. Ha imposto alle banche di ripagare, con proprio capitale, parte dei debiti contratti in valuta estera, a partire dai mutui. Ha licenziato il capo della Corte Suprema, sostituendolo con giudici di sua nomina. Nuovi magistrati andranno a rimpiazzare le dozzine di pensionamenti che si avranno da quest’anno grazie all’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici, varata dalla stessa maggioranza parlamentare. Ha sostituito il Consiglio Fiscale “indipendente” (cioè obbediente alle imposizioni dissanguatici dell’UE) con un organismo fedele ai dettami della maggioranza. Ci sono poi le leggi in favore della cultura nazionale, per salvaguardare le tradizioni locali. E’ stato anche stabilito che la TV ungherese dovrà trasmettere una percentuale minima del 40% di musica ungherese sul totale di musica trasmessa. I gay non possono più sposarsi tra loro e l’unico matrimonio riconosciuto come tale è quello eterosessuale. E’ stato imposto ai giornalisti l’obbligo di rivelare le proprie fonti, arginando il malcostume delle diffamazioni e delle calunnie senza fondamento Ha varato misure protezionistiche per i prodotti ungheresi sottoposti alla sleale concorrenza cinese. In pratica ha fatto in pochi giorni quel che il governo Berlusconi avrebbe potuto fare in tre anni e che anche tutti gli altri governi che si sono prima succeduti avrebbero dovuto fare prima. E che ne dica il quasi novantenne presidente Napolitano, è quello che in definitiva chiede la gente. Orbàn ha ascoltato il suo popolo. La Commissione Europea, alla notizia delle nuove leggi in Ungheria, sta pensando di denunciare Orbàn alla Corte di Giustizia. Un portavoce di Bruxelles ha parlato apertamente di fascismo e di fine della democrazia in Ungheria. Il Fondo Monetario ha minacciato di non procedere al prestito di 20 miliardi di euro già programmato. Ma Orbàn è stato eletto dai due terzi degli ungheresi. E’ questo piccolo particolare chiamato democrazia che sfugge ai signorotti di Bruxelles.

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Scritto da corsaro lariano
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Martedì 17 Gennaio 2012 17:01 |
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Comunicato stampa, a seguito dell'iniziativa di sensibilizzazione compiuta nella notte tra lunedì 16 gennaio 2012 e martedì 17 gennaio 2012
Diciannovemila aziende fallite nell’ultimo biennio, 185.000 mila posti di lavoro persi nell’ultimo triennio, potere d’acquisto delle famiglie fermo da dieci anni, quasi 3.000 suicidi equamente suddivisi tra disoccupati e imprenditori esasperati, stato sociale inefficace e incapace di sopperire ai bisogni reali, contratti precari usati ormai in maniera sistematica al posto del un defunto tempo indeterminato.
A tutto ciò va sommato l’accanimento operato dagli Istituti di riscossione del credito che agiscono in maniera vessatoria e tracotante, nella maggior parte dei casi verso piccoli debitori, pignorando proprietà e mezzi di lavoro, anche a fronte di debiti di gran lunga inferiori al valore dei beni ipotecati, senza tenere in minimo conto la situazione di generale difficoltà delle famiglie e delle piccole imprese.
I dati della crisi economica sono impietosi, agghiaccianti e l’impoverimento del paese appare costante, irrefrenabile e senza via d’uscita.
Con questa iniziativa, L’Associazione Culturale Militia – Como, punta a sensibilizzare cittadinanza e istituzioni sulla necessità, ormai improcrastinabile, che si attuino, con estrema urgenza, energiche e risolute politiche di sostegno alle famiglie in difficoltà, ai pensionati, ai giovani in cerca di lavoro e alle pmi strozzate da un sistema creditizio che preferisce operare in speculazioni finanziarie anziché sostenere, con fiducia, le attività produttive territoriali.
Il nostro obiettivo è dissipare il fumo negli occhi per mezzo del quale, parte dei mass media tende a salvaguardare i veri responsabili di questo dissesto sociale; le lobbies economiche e i centri di potere finanziario che strozzano le Nazioni chiedendo in cambio austerity e macelleria sociale.
Le crisi economiche le creano gli organismi internazionali legati al sistema monetario ma le pagano sempre i popoli, tramite l’aumento esponenziale del costo della vita che cresce in maniera inversamente proporzionale alle opportunità di riscatto sociale, in un quadro di generale impoverimento che ha pesanti ripercussioni anche sull’armonia della convivenza comunitaria.
Associazione Culturale Militia - Como
Il Portavoce






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Scritto da corsaro lariano
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Martedì 10 Gennaio 2012 01:57 |
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(tratto da: www.genova.repubblica.it)
Un uomo ammalato di Alzheimer, una multa da 63 euro, una procedura di esecuzione immobiliare che procede come un bulldozer, una serie di passaggi viziati da pesanti sospetti, specie quando l'aggiudicazione dell'appartamento avviene - secondo il consulente della Procura - grazie ad una talpa interna alla struttura che ha effettuato il pignoramento. Tutto questo ha portato, nei giorni scorsi, il pm Francesco Pinto a chiedere il rinvio a giudizio per quattro persone. Si tratta del direttore ligure di Equitalia, Piergiorgio Iodice, e dei funzionari della stessa società concessionaria del servizio di riscossione tributi: Silvia Angeli, Roberto Maestroni, Pierpaolo Trecci, tutti assistiti dall'avvocato Giuseppe Sciacchitano. Le accuse nei loro confronti sono di abuso in atti d'ufficio e falso. Il caso risale al 2005 quando Equitalia era ancora Gestline, ma è diventato materia penale nel 2009 quando i figli dell'ex proprietario dell'appartamento di piazza Duca degli Abruzzi presentarono una denuncia affidandosi all'avvocato Massimo Auditore. La procura contesta tutta la pratica, dall'inizio alla sua conclusione. Si parte dalla procedura esecutiva, ossia quella dell'esproprio. Fino al 2 dicembre del 2005 gli ufficiali della riscossione potevano "aggredire" un appartamento anche per un debito scaduto di appena 1500 euro. Successivamente il tetto è stato alzato a 8 mila euro, con un'altra condizione necessaria, ossia che l'importo complessivo del credito debba superare il 5% del valore dell'immobile. Con una memoria difensiva gli indagati sostengono che, purtroppo, all'epoca quelle erano le regole e quindi, messo in moto il meccanismo, non ci si poteva più fermare. Ma il consulente della Procura della Repubblica, Massimo Serena, la pensa diversamente. Dall'esame della documentazione sostiene che tutto l'iter si è messo in moto per una sola cartella da 63 euro. Non è tutto. Il consulente spiega che, prima di procedere all'esecuzione, Gestline avrebbe dovuto iscrivere una nuova ipoteca che avrebbe dato sei mesi di tempo al debitore per rimediare. In questo modo, secondo la Procura, sarebbe scattata la seconda violazione, quando l'appartamento venne espropriato con i nuovi limiti alzati ormai a 8 mila euro. Senza dimenticare che, come raccontato nella denuncia, le multe non erano state pagate non per cattiva volontà (la famiglia è benestante) ma solo perché il proprietario era gravemente malato (è deceduto nel 2008) e anche la moglie soffriva di una patologia invalidante al cento per cento. La seconda parte delle accuse - anch'esse respinte dagli indagati - riguarda la messa all'asta dell'alloggio. La prima vendita all'incanto fu annullata con la giustificazione - falsa secondo il pm - che non era stata effettuata la pubblicità obbligatoria. La seconda asta, invece, secondo gli inquirenti venne tenuta nascosta allo scopo di non informare il proprietario espropriato e senza abbassare il valore come stabilisce la legge. L'anziano, infatti, per ragioni affettive, voleva ricomprarsi la "sua" casa, e invece di farlo all'asta, fu costretto a rivolgersi ai tre compratori che se l'erano aggiudicata con quella "procedura gravemente viziata", pagando loro 200 mila euro. Per una multa da 63 euro.

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Scritto da corsaro lariano
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Martedì 10 Gennaio 2012 01:51 |
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(tratto da: www.giornaledellumbria.it)
(ANSA)-ROMA, 7 GEN- Ancora proteste contro Equitalia. A Crotone attivisti di Forza nuova hanno inscenato una manifestazione apponendo simbolicamente i sigilli alla sede della societa'. Esposti cartelli con la frase: ''Chiuso per istigazione al suicidio''. Anche a Verona Forza Nuova ha rivendicato un blitz: ''Ucciso una rata alla volta'' e ''Impiccato per mano di Equitalia'' alcune 'didascalie' attaccate a otto manichini impiccati sotto gli otto ponti sull'Adige nel centro della citta'.
(tratto da: www.ilfattoquotidiano.it)
Ancora una giornata di pressioni per Equitalia: una busta con esplosivo è stata recapitata alla sede di Roma, una lettera sospetta è stata ritrovata alla sede di Casamicciola, a Ischia. E non è tutto. A Cagliari un gruppo di manifestanti del popolo delle partite Iva anti-Equitalia ha occupato un piano del palazzo della Regione. La busta di Roma era indirizzata al direttore della sede sul Lungotevere Flaminio e conteneva polvere pirica che fuoriusciva e un pezzo di corda. L’allarme era stato lanciato intorno alle 12 e sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Villa Glori e gli artificieri. Contemporaneamente in Sardegna un gruppo di otto manifestanti del cosiddetto “popolo delle partite Iva anti-Equitalia” ha occupato il nono piano del palazzo della Regione, in viale Trento a Cagliari, davanti al quale è allestito, da circa due mesi, un presidio permanente. “Noi siamo per l’equità e la giustizia, ma i sequestri della propria azienda e della casa dove si abita sono veri e propri abusi di potere che umiliano i cittadini e i lavoratori – spiega il segretario della Confederazione Sindacale Sarda, Giacomo Meloni, che aderisce all’iniziativa – per questo oggi i componenti del Presidio hanno occupato gli uffici regionali sollecitando la Giunta e il presidente Cappellacci perché l’ordine del giorno, approvato recentemente dal Consiglio regionale, non resti lettera morta e perché Equitalia sparisca dalla nostra isola”. Il documento del Consiglio fa riferimento all’articolo 51 dello Statuto, in base al quale, quando risulti che l’applicazione di una legge dello Stato in materia finanziaria è manifestamente dannosa per la Sardegna, si può chiederne la sospensione. E una lettera indirizzata alla sede di Equitalia di Casamicciola, a Ischia, e contenente una polvere azzurra è stata sequestrata all’ufficio postale. La busta era nel sacco della corrispondenza prelevata da un portalettere, e l’anomalia del suo contenuto è stata rilevata dalla fuoriuscita di una piccola quantità di polvere dall’involucro, che ha tra l’altro macchiato le mani del postino. Intervento dei vigili del fuoco, che hanno provveduto a una bonifica dei locali, e dei carabinieri isolani, coordinati dal capitano Melissa Sipala, che hanno sequestrato la lettera. Il portalettere è stato prima portato all’ospedale per accertamenti precauzionali e poi dimesso. Dai primi esami, sembra che la polvere sia semplice colorante.
(tratto da: www.agoravox.it)
Dopo l'attentato incendiario alla sede di Modena di Equitalia di venerdì scorso, quando è stata danneggiata una vetrata probabilmente con una bomba molotov, uno pneumatico d'auto bruciato e due fogli scritti a mano sono stati lasciati davanti alla sede della direzione provinciale di Equitalia sempre a Modena, in via delle Costellazioni, nella notte tra martedì e ieri. Lo riporta l'edizione locale del Resto del Carlino.
A Modena, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, era stata danneggiata la vetrata della sede di via Emilia Ovest di Equitalia, un atto intimidatorio che ha portato ieri alla riunione in prefettura del Comitato dell'Ordine e della Sicurezza pubblica. Vertice dove il primo cittadino ha espresso «preoccupazione per l'escalation delle forme della protesta, che da gesti più abituali come imbrattamenti o scritte è passata a modalità simili a quelle della criminalità».
Sabattini ha chiesto che le forze politiche e la società civile «forniscano un segnale forte per escludere qualsivoglia tolleranza o comprensione nei confronti di ogni manifestazione di violenza, da giudicarsi sempre priva di giustificazione».
Ed il messaggio che si legge sui fogli anonimi attaccati all'ingresso della sede di via delle Costellazioni recita «Se la macchina dello Stato risparmia sempre e solo sulle gomme, prima o poi si bruceranno. Se il governo non ascolta il suo popolo, si riprenderà il governo città per città».
La Digos ha sequestrato tanto la gomma semicarbonizzata quanto i due fogli. Ieri, intanto hanno dato esito negativo i controlli eseguiti presso la sede Equitalia di Perugia in via Settevalli dove una telefonata anonima aveva segnalato la presenza di una bomba.
Sempre ieri, nel salento, a Casarano, in via Monti, dieci volantini formato A4 in bianco e nero inneggianti alla protesta contro il governo, il sistema finanziario e il fisco sono stati trovati affissi con colla bianca sui vetri degli uffici di Equitalia.
E gli attacchi contro Equitalia ieri, sono arrivati anche ad Alessandria: in mattinata, poco dopo le 7, un'impiegata, arrivando al lavoro, ha trovato una bottiglia contenente liquido infiammabile e una scritta intimidatoria. La bottiglia era posata davanti alla porta d'ingresso di Equitalia.
Interpellati sempre sulla questione esplosiva “Equitalia” da Sky Tg24 l'87% dei partecipanti alla domanda del giorno di ieri si è detta d'accordo con Beppe Grillo: «se Equitalia è un bersaglio, bisognerebbe capirne le ragioni oltre a condannare le violenze». Il 13% dei votanti, invece, si è schierato contro la posizione del comico.
(tratto da: www.lanuovasardegna/gelocal.it)
CAGLIARI. Sette più dieci. Da ieri mattina sono diciassette le donne dell'Irs che digiunano, sotto la Torre della Regione, contro Equitalia. Al primo gruppo, che ormai sciopera ormai da nove giorni, si sono aggiunte altre dieci militanti. In serata, è arrivata la notizia che domani pomeriggio, in seduta straordinaria, il Consiglio regionale si occuperà della vertenza. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo, dopo le sollecitazioni del presidente dell'Assemblea, Claudia Lombardo. L'altra mattina dopo la visita proprio della presidente del Consiglio, Claudia Lobardo, era sembrato che il presidio di viale Trento potesse essere sciolto da un momento all'altro. Soprattutto perché le forze delle sette digiunatrici cominciavano a mancare e, nelle stesse ore, una di loro era stata visitata con urgenza dai medici del 118, per poi rifiutare il ricovero in ospedale. E invece ieri i movimenti indipendentisti hanno più che raddoppiato il numero chi «non toccherà cibo fino a quando la Sardegna non sarà liberata dallo strapotere di Equitalia». Il perché della nuova mobilitazione è stato spiegato da Aurora Pigliapochi, la portavoce: «Le donne del primo gruppo, quello che sciopera da oltre una settimana, hanno deciso di non interrompere la protesta e noi ci siamo subito schierate al loro fianco. È vero che il Consiglio regionale ha preso l'impegno di occuparsi in tempi stretti della pressione delle cartelle esattoriali, ma non c'è ancora una data certa ed è per questo motivo che abbiamo deciso di rinforzare il presidio». Ma il presidente del Consiglio regionale è stata di parola. Ventiquattr'ore prima, in viale Trento, nell'incontro con le donne dell'Irs si era impegnata a «far sì che l'aula si occupasse della vicenda entro questa settimana». Così è stato. Ieri la conferenza dei capigruppo ha deciso la convocazione straordinaria del Consiglio per domani pomeriggio, con all'ordine del giorno un solo argomento: il caso Equitalia. La notizia è stata accolta con soddisfazione nel camper della protesta, dove da ieri tra l'altro è presente anche il medico e consigliere regionale degli Indipendentistas, Claudia Zuncheddu: vuole tenere sotto controllo il quadro clinico del primo gruppo che digiuna da oltre una settimana. «Siamo soddisfatte - il commento dal camper - ma ora vogliamo vedere quali saranno gli impegni formali». Intanto, ieri il deputato del Pdl Mauro Pili ha depositato in Cassazione la proposta di legge "Per fermare Equitalia", sottoscritta da novanta parlamentari.
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Scritto da corsaro lariano
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Giovedì 05 Gennaio 2012 17:38 |
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(tratto da: www.italian.irib.ir)
Attualmente ci troviamo nel mezzo d’una fase di turbolenza del ciclo evolutivo mondiale, cominciata negli anni ’80 e destinata a terminare per la metà del XXI secolo. Nel corso di tale processo, gli USA stanno evidentemente perdendo il loro status di superpotenza. Stime fornite dagli esperti dell’Accademia Russa delle Scienze mostrano che l’attuale periodo di forte instabilità dovrebbe terminare attorno al 2017-2019, con una crisi. La crisi non sarà profonda quanto quelle del 2008-2009 e del 2011-2012, e segnerà la transizione verso un’economia edificata su una nuova base tecnologica. Il rinnovamento economico probabilmente comporterà, nel 2016-2020, grossi mutamenti nell’equilibrio mondiale di potenza e grandi conflitti politico-militari che coinvolgeranno sia i pesi massimi dell’agone globale, sia i paesi in via di sviluppo. Presumibilmente, gli epicentri dei conflitti saranno nel Medio Oriente e nell’Asia Centrale post-sovietica. Il secolo del dominio politico-militare e della supremazia economica globale degli USA è prossimo alla fine. Gli USA hanno fallito la prova dell’unipolarità e, feriti dai permanenti conflitti mediorientali, mancano oggi delle risorse necessarie a mantenere la guida mondiale.
La multipolarità implica una distribuzione più equa delle risorse mondiali ed una profonda trasformazione d’istituzioni internazionali come l’ONU, il FMI, la Banca Mondiale ecc. Al momento il Washington Consensus pare morto e sepolto, e l’agenda globale dovrebbe avere al primo posto la costruzione di un’economia con molti meno livelli d’incertezza, più rigidi regolamenti finanziari, ed una maggiore equità nell’allocazione dei ritorni e profitti economici.
I centri dello sviluppo economico stanno slittando dall’Occidente, che vanta la rivoluzione industriale tra i suoi grandi meriti, all’Asia. Cina e India dovrebbero prepararsi ad una corsa economica senza precedenti, con sullo sfondo una più ampia competizione tra le economie, che sfruttano i modelli del capitalismo di Stato e della democrazia tradizionale. Cina e India, i due paesi più popolosi al mondo, definiranno le direzioni ed il ritmo dello sviluppo futuro, ma la grande battaglia per la supremazia mondiale sarà combattuta tra USA e Cina: in palio c’è anche la scelta del sistema politico e del modello socie-economico post-industriale per il XXI secolo.La domanda che sorge è: come reagiranno a questa transizione gli USA?
Va tenuto conto che qualsiasi strategia statunitense parte dall’assunto che sia inaccettabile perdere la supremazia mondiale. Il collegamento tra leadership mondiale e prosperità nel XXI secolo è un assioma per le élites statunitensi, indipendente da tutti i dettagli politici.
Modelli matematici delle dinamiche geopolitiche globali portano a concludere che l’unica opzione a disposizione degli USA per arrestare il rapido disfacersi del suo status geopolitico impareggiato, sia quella di vincere un conflitto convenzionale su larga scala.
Non è un segreto che occasionalmente hanno funzionato (si pensi al collasso dell’URSS) anche metodi non militari di sbarazzarsi dei rivali, e le corrispondenti tecnologie sono costantemente affinate negli USA. D’altro canto, ad oggi paesi come la Cina o l’Iran sono apparsi evidentemente immuni alla manipolazione esterna. Se le attuali dinamiche geopolitiche dovessero persistere, ci si può attendere il cambiamento di leadership mondiale per il 2025, ed il solo modo per gli USA di arrestare questo processo è scatenare una grande guerra…
Il paese che stia per perdere la supremazia non ha altra opzione che colpire per primo, ed è ciò che Washington sta facendo da circa 15 anni. La peculiare tattica degli USA è di scegliere come bersagli non i candidati alternativi alla supremazia geopolitica, ma paesi che appaiono più facili da affrontare al momento. Attaccando Jugoslavia, Afghanistan o Iraq, gli USA hanno cercato di gestire problemi puramente economici, o regionali; ma una questione più grande richiederà senz’altro un bersaglio assai più significativo. Gli analisti militari ritengono che i candidati più a rischio d’essere presi a bersaglio nel nome d’una nuova redistribuzione globale siano l’Iran più la Siria ed i gruppi sciiti quali il libanese Hezbollah.
La redistribuzione è, di fatto, in corso. La Primavera Araba, tramata e gestita da Washington, ha creato le condizioni appropriate ad una fusione del mondo musulmano in un singolo califfato. Gli USA ritengono che questa nuova formazione aiuterà la vacillante superpotenza a mantenere la propria presa sulle risorse energetiche chiave a livello mondiale, e a salvaguardare i suoi interessi rispetto all’Asia e all’Africa. Senza dubbio, la sfida che ha indotto gli USA ad architettare questo nuovo tipo di sistemazione è il crescente potere della Cina.
Liberarsi di Iran e Siria, che si frappongono sulla strada del dominio globale statunitense, sarebbe il prossimo passo naturale per Washington. I tentativi di rovesciare il regime iraniano fomentando disordini tra la popolazione sono falliti clamorosamente, ed analisti militari sospettano che all’Iran spetti uno scenario analogo a quelli visti in Iraq e Afghanistan. Il piano ha serie possibilità di realizzarsi, anche se oggi persino il ritiro da Iraq e Afghanistan pone considerevoli problemi agli USA.
La realizzazione del progetto del Grande Medio Oriente – assieme a notevoli danni alla posizione di Russia e Cina – sarebbe l’obiettivo centrale che gli USA sperano di conseguire combattendo una grande guerra… Il disegno è divenuto ampiamente noto negli USA dopo la pubblicazione sul Armed Forces Journal della celebre mappa di Peters. La motivazione di fondo sta nell’espellere Russia e Cina dal Mediterraneo e dal Medio Oriente, nel tagliar fuori la Russia dal Caucaso Meridionale e dall’Asia Centrale, e nel disconnettere la Cina dai suoi fornitori d’energia più importanti.
Il materializzarsi del Grande Medio Oriente rovinerebbe le prospettive russe di costante e pacifico sviluppo; infatti l’instabile Caucaso del Sud, controllato dagli USA, trasmetterebbe ondate destabilizzanti nel Caucaso del Nord. Dal momento che la destabilizzazione sarebbe condotta da forze fondamentaliste islamiche, tutte le regioni russe a prevalenza musulmana sarebbero coinvolte.
Gli USA non sono più in grado di sostenere il Washington Consensus facendo affidamento su strumenti politici ed economici. Il cinese Jemin Jibao ha dipinto un quadro di strabiliante chiarezza, quando ha scritto che gli USA sono diventati un parassita mondiale che stampa illimitate quantità di dollari e le esporta per pagare le sue importazioni, e dunque sostiene gli eccessivi livelli di vita nordamericani derubando il resto del mondo. Il primo ministro russo ha espresso una visione simile durante il suo viaggio in Cina, il 17 novembre 2011.
Attualmente la Cina sta lavorando alacremente per limitare la sfera di circolazione del dollaro. La quota di valuta statunitense nelle riserve cinesi sta precipitando, e nell’aprile 2011 la Banca Centrale cinese ha annunciato il progetto di escludere totalmente il dollaro nelle compensazioni internazionali. Il colpo inferto al dominio valutario statunitense non è ovviamente destinato a rimanere senza risposta. Anche l’Iran sta cercando di ridurre la quota del dollaro nelle sue transazioni: nel luglio 2011 ha aperto una borsa petrolifera iraniana, dove sono accettati solo l’euro e la moneta persiana. Iran e Cina stanno negoziando di barattare prodotti cinesi col petrolio iraniano, rendendo così possibile, tra le altre cose, scavalcare le sanzioni imposte all’Iran. Il dirigente iraniano ha affermato che il volume degli scambi con la Cina dovrà raggiungere i 100 miliardi di dollari, e ciò renderebbe inefficaci i piani statunitensi per isolare l’Iran.
Gli sforzi statunitensi per destabilizzare il Medio Oriente potrebbero attribuirsi in parte al calcolo che la ricostruzione della regione, se devastata, richiederebbe massicce iniezioni di dollari, favorendo così la rivitalizzazione dell’economia statunitense. Nel 2011 la strategia statunitense mirante a preservare il dominio globale ha cominciato a tradursi in politiche basate sulla forza, dal momento che Washington vede nel deprezzamento dei possedimenti in dollari una possibile soluzione alla crisi. Una grande guerra potrebbe servire allo scopo. Il vincitore sarebbe in grado d’imporre al mondo le sue condizioni, come avvenne nel 1944 con la creazione del sistema di Bretton-Woods. Per Washington, guidare il mondo può valere una grande guerra.
Può l’Iran, fornitagli la necessaria assistenza, mettere fine all’espansione universale statunitense?

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