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Militia Como - Distinzione e Tradizione
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Scritto da corsaro lariano
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Lunedì 12 Dicembre 2011 01:45 |
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Di Manuel Castells, tratto da www.navecorsara.it
Il capitale finanziario e i suoi manager hanno un problema serio: la gente non li ama. Anzi, molti li odiano. Sono sempre di più le voci che si levano contro i politici, considerati marionette impegnate a proteggere con i soldi dei contribuenti le banche di cui sono in balìa, senza che le banche restituiscano il favore quando le cose vanno bene a loro e male al paese.
Il fatto (dicono le banche) è che i soldi sono dei loro azionisti. Nessuno ci crede: nelle assemblee degli azionisti basta una partecipazione minoritaria di controllo per decidere tutto. Se a questo aggiungiamo gli investimenti incrociati tra banche (le cosiddette love letters) ecco che il sistema si chiude su se stesso, con pochi vantaggi per i cittadini e grandi profitti per i banchieri, che ricevono dei bonus esorbitanti anche quando i loro istituti fanno bancarotta. Di pagare più tasse neanche a parlarne: ci sono i paradisi fiscali.
Ecco perché il movimento Occupy Wall street, nato nel cuore del capitalismo finanziario, si è guadagnato un forte sostegno negli Stati Uniti e nel mondo. L’idea di occupare Wall street nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano la costituzione, il 17 settembre, per protestare contro il controllo della finanza sulla politica è stata seguita da gruppi molto diversi tra loro in tutto il paese.
La manifestazione è stata organizzata su internet e un migliaio di persone si sono accampate a Zuccotti park, vicino al distretto finanziario. Le richieste dei manifestanti erano molte, ma tutti erano d’accordo sulle critiche al sistema finanziario che aveva causato la crisi e che continuava ad avere potere di vita e di morte sull’economia e la politica. Dove non erano arrivati i mezzi di comunicazione tradizionali è arrivata la rete, e l’iniziativa si è diffusa velocemente tra i cittadini, stufi di molte cose, ma soprattutto delle banche.
Quando la polizia è intervenuta, i sindacati statunitensi, che stanno subendo l’offensiva micidiale dei governatori repubblicani e delle grandi imprese, hanno deciso di unirsi al movimento. Il primo ottobre i manifestanti hanno marciato verso il ponte di Brooklyn, e la polizia li ha lasciati fare. Era una trappola: cercavano un pretesto per arrestare centinaia di persone. Ma il comportamento goffo della polizia ha favorito le telecamere e così, per la prima volta, i mezzi d’informazione si sono davvero occupati del movimento.
La cacciata. Nella notte tra il 14 e il 15 novembre, la polizia di New York ha evacuato Zuccotti Park, dove i manifestanti di Occupy Wall Street si erano installati dal 17 settembre. Paradossalmente lo sgombero forzato potrebbe rinforzare il movimento.
Si è rotto il muro del silenzio. Il movimento si è diffuso in tutto il paese. Centinaia di città e numerosi quartieri e strade vivono la loro occupazione nello spazio urbano ma anche su un sito che racconta le iniziative quotidiane e si collega ad altre pagine web che tessono una geografia virtuale e spaziale del cambiamento di mentalità nel paese capitalista per eccellenza. L’82 per cento dei cittadini dello stato di New York e il 46 per cento degli statunitensi è d’accordo con le critiche avanzate da Occupy Wall street, mentre il 34 per cento è contrario. Il movimento dice di rappresentare il 99 per cento dei cittadini in contrapposizione all’un per cento che possiede il 20 per cento della ricchezza.
Comincia ad avere un impatto sull’opinione pubblica: il 68 per cento chiede di aumentare le tasse ai ricchi e il 69 per cento pensa che i repubblicani favoriscano i ricchi. Anche Obama è presentato come un prigioniero di Wall street e quindi l’effetto elettorale è incerto, a meno che il presidente non cambi radicalmente qualcosa. Il movimento sta diventando sempre più popolare, le occupazioni aumentano, ed è aumentata anche la repressione della polizia, con centinaia di arresti e cariche più dure.
Il 22 ottobre, a New York, un robusto sergente dei marines tornato dall’Afghanistan si è messo a urlare contro i poliziotti accusandoli di violare gli ideali americani perché stavano attaccando i manifestanti. La polizia non ha osato far niente contro di lui. Tre milioni di persone hanno visto il video. La notte del 25 ottobre la polizia di Oakland ha attaccato l’accampamento di fronte al comune. Un lacrimogeno ha fratturato il cranio del marine Scott Olsen, che partecipava all’occupazione. Il sindaco si è scusato.
Dopo sette settimane le occupazioni si moltiplicano e si rafforzano in tutti gli Stati Uniti. Le banche sono sempre nel mirino. Molly Katchpole, 22 anni, di Washington, ha reagito contro la decisione della Bank of America che pretendeva cinque dollari per le operazioni con il bancomat, una misura che anche altre banche pensavano di introdurre. La ragazza ha pubblicato la sua protesta su internet. In poche ore 300mila persone si sono unite a lei, le banche hanno rinunciato al prelievo e i mezzi d’informazione ne hanno parlato.
Moveon.org, con cinque milioni di iscritti, ha lanciato una campagna per invitare i cittadini a ritirare i soldi dalle grandi banche e depositarli presso le cooperative di credito e le banche comunitarie. Dalla rete alla strada, dalla strada al conto in banca. I manager, che qualche settimana fa brindavano provocatoriamente con lo champagne dalle finestre di Wall street mentre passavano i manifestanti, cominciano a nascondersi. La mancanza di moralità del mondo finanziario sembra aver trovato un contropotere con cui non aveva fatto i conti: i suoi stessi clienti.

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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 07 Dicembre 2011 13:10 |
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di: Alfonso Luigi Marra, tratto da: www.fermiamolebanche.it
Sono 6 le leggi, 4 delle quali recentissime, con le quali sono stati regalati alle banche centinaia di
miliardi di euro annuali. E poiché (non so se stupisce) nessun partito si è opposto, non resta che il
referendum.
-La più recente è il DL n. 70\13.7.2011 ('decreto sviluppo'), art. 8, secondo cui l'usura, che prima
scattava quando il tasso medio veniva superato del 50%, scatta ora quando viene superato di 8
punti, o anche del 25% + 4 punti. Due criteri il secondo dei quali è in realtà 'fumogeno' (serve a
confondere), perché è un po' più vantaggioso per i cittadini solo con tassi molto alti, tipo 20%,
come quelli dei crediti al consumo. Ma per fare invece l'esempio che interessa il maggior numero di
italiani, nei mutui a tasso variabile, ora in media del 2,79%, prima, per verificarsi l'usura, la banca
doveva praticare il 4,18%, mentre ora il 10,79%. Anche se, secondo la Banca d'Italia (un'illecita
azienda privata di proprietà di quelle stesse banche che finge di controllare), andrebbe applicato il
criterio del 25% + 4 punti, per cui l'usura sui mutui inizierebbe 'solo' dal 7.48%, contro il 4,18% di
prima. Una posizione questa anch'essa rivolta a confondere, nel senso che Banca d'Italia ha per i
momento indicato il criterio del 25% + 4 punti sapendo però che, di fatto, in sede penale, ove
occorra, le banche hanno sempre la possibilità di difendersi invocando il criterio del +8%. Un
innalzamento che, ora che la barriera del 'tasso soglia' è stata comunque elevata, innescherà un
aumento strisciante del costo del denaro, e che serve inoltre alle banche per evitare le condanne per
usura, da ultimo sempre più frequenti.
-La seconda è la L. n. 10, art. 2, comma 61, del 26.2.11, con cui, in contrasto frontale con decenni di
giurisprudenza anche delle Sezioni Unite della Cassazione, si è stabilito che la prescrizione
decennale nelle cause contro le banche, che decorreva dalla chiusura del conto corrente, ora
decorra dall'annotazione dell'operazione. Significa che, ad esempio, in relazione a un conto durato
venti anni e chiuso nove anni fa potevi recuperare tutto, mentre ora puoi recuperare solo un anno,
ovvero solo le somme di cui la banca si è indebitamente appropriata tra oggi e dieci anni fa.
-La terza è il D. Lgs n. 11 del 27.1.2010 con il quale – ora che si stavano vincendo le cause sulla
'valuta zero', cioè sull'accredito immediato dei versamenti – è stato stabilito l'accredito al terzo
giorno. Una guerra iniziata invero proprio da me nel 1980 (ottenendo il primo risultato positivo nel
2004) in base al semplice argomento che se Tizio dà a Caio un assegno di 1.000 euro il primo
gennaio, e Caio lo versa subito sul suo conto, i 1.000 euro vengono stornati a Tizio il primo gennaio
e accreditati a Caio dopo alcuni (o molti) giorni, sicché, nell'intervallo, gli interessi vanno alla banca,
che non è mai stata proprietaria dei soldi.
-La quarta è il D Lgs 4.8.99, n. 342, art. 25, con cui si è stabilito che l'anatocismo (addebito
trimestrale anziché annuale degli interessi) è legittimo purché venga praticato anche all'attivo,
'dimenticando' però l'enorme differenza tra tassi attivi e passivi. Una 'amnesia' che ha colpito anche
la Corte Costituzionale vanificando la sentenza in cui si dilunga a illustrare la legittimità del
'pareggiamento' senza però aggiungere (lo ha dato per scontato?) che sarebbe occorso anche il
'pareggiamento' quantitativo dei tassi. Una 'amnesia' che, dal 22.4.2000, data di entrata in vigore di
questo regime, al 31.12.2010, con un tasso attivo medio dell'0,87% e un tasso passivo medio del
13,32 (10,08% + lo 0,81% trimestrale = 3,24% annuo di commissione di massimo scoperto), ha
causato – per ogni 100.000 euro – in dieci anni, un guadagno per i correntisti di 427 euro, ma un
guadano per le banche di 203.576 euro.
-La quinta è il decreto legislativo 385 del 1993, art. 50, con il quale si è stabilito che è sufficiente
una dichiarazione del direttore della banca (quindi 'di parte') per far diventare «certa, liquida ed
esigibile» la somma scritta in fondo a un qualsiasi estratto conto bancario. Con la conseguenza, ove
si rompano i rapporti, che la banca, anziché dover iniziare un giudizio civile con citazione, cosa che
ti consentirebbe di difenderti adeguatamente, può depositare un ricorso per decreto ingiuntivo:
decreti ingiuntivi che spesso i giudici (sempre larghi di manica con le banche per motivi meglio noti
a loro) rilasciano in forma esecutiva, sicché la banca può subito pignorarti quello che hai. Una
norma assurda (solo le banche possono 'autocertificare' i propri crediti), oggi divenuta grottesca
perché quasi tutte le voci dell'estratto conto sono ormai oggetto di censura giurisprudenziale, per
cui si sa a priori che il saldo, all'esito dei giudizi, risulterà errato.
-La sesta è l'art. 2 bis, comma 1, legge n. 2 del 28.1. 2009, con il quale il nostro incredibile
'legislatore', siccome la commissione di massimo scoperto, che in passato vigeva praticamente per
prassi, è stata oggetto di clamoroso e generalizzato superamento giurisprudenziale, anziché
prenderne atto e vietarla, l'ha ri-introdotta per legge, per di più raddoppiandola quasi.
Alfonso Luigi Marra


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Dicembre 2011 13:12 |
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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 07 Dicembre 2011 12:50 |
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( di Fernando Volpi, tratto da www.socialismonazionale.it )
Un genitore non dovrebbe mai consigliare al proprio figlio di intraprendere uno stile di vita o comportamenti che un giorno potrebbero essere controproducenti per il suo futuro. Quando si parla di figli tutti tendono a diventare iperprotettivi, forse anche in maniera esagerata: in questo il costume italico non ha nulla da imparare da nessun altro, tant’è che il termine “bamboccioni”, infelicemente usato da un noto tecnocrate quando occupava la poltrona di ministro dell’economia dell’ultimo governo Prodi, è stato coniato proprio nel nostro paese. Non commentiamo il senso più profondo delle parole che allora uscirono dalla bocca di Padoa Schioppa, solo perché, oggi, ne stiamo iniziando a vedere le definitive conseguenze per mano di un altro appartenente a quello stesso mefistofelico entourage.
Per chi ancora avesse il prosciutto sugli occhi ed il lardo dentro le orecchie o vivesse nella speranza di un’ultima miracolosa (e magari pure indolore) cura, è forse venuta l’ora di dargli uno scossone deciso per farlo riprendere dagli effetti cloroformici che in tanti anni il sistema mediatico ha sparso a piene mani sulle teste della gente. Così oggi la dittatura del pensiero unico,che risponde ai crismi ed agli stili di vita imposti da un modello economico in totale fallimento perché contrario alla naturale essenza dell’Uomo, ti permette sì di mettere una croce su una scheda e ti vende quel gesto come supremo atto di libertà, ma alla fine cerca e vuol farti digerire che il rottweiler che ti ha piazzato fuori dell’uscio di casa è lì solo per tutelare la tua sicurezza. E a nulla giova il fatto che tu dica”…..ma io un cane da guardia non ce lo voglio perché potrebbe diventare pericoloso e potrebbe mordere i miei figli”. Non giova perché tu non hai più voce in capitolo; un’ entità anonima, senza forma ne’ volto, attraverso processi automatici ed indifferenziati ha stabilito che ognuno di noi esiste solo in quanto produttore-consumatore e se ad un certo punto non riesci più a sostenere le regole del gioco, rischi il default e quindi ti tocca cedere la tua dignità di uomo e farti controllare da chi vuole mantenere in piedi quel sistema al quale non ti sei adeguato.
Dopo che alla gente della strada hai spiegato cosa ci sta succedendo e comprendi che un minimo di consapevolezza comincia a far breccia, quasi inevitabilmente ti senti porre la ormai classica domanda: “E’ vero, ma cosa si può fare?” Ebbene, è proprio qui che dovrebbe prendere forma quel coraggio che ben pochi hanno e che si potrebbe benissimo sostanziare in una sola e semplice parola: RIBELLIONE.
Certo, pretendere da una persona di mezza età di trasformarsi in RIBELLE apparirebbe fuori luogo. La parola stessa stona e stride se accostata ad un placido signore che passeggia con la moglie sotto braccio. Ma fuori luogo quanto? E perché? Quando si parla del sacro diritto e dovere di divenire ribelli per non farsi stritolare da un meccanismo di relazioni politiche,sociali ed economiche che ci vogliono definitivamente ridurre a delle funzioni biologiche ambulanti e con un intelletto limitato alla percezione dei bisogni materiali, allora sì che chiunque può benissimo trasformarsi in quel RIBELLE che è dentro di noi.
Ecco dunque che il nostro signore con i capelli bianchi potrebbe cominciare rifiutandosi di andare a votare e promuovendo l’astensionismo attivo, oppure impegnando la credibilità che vanta presso i suoi interlocutori facendo capire che il sistema dei partiti moderni è una delle cause dei mali di questo sistema. La casalinga potrebbe organizzare con le amiche un sistema di consumi che privilegi l’acquisto di prodotti a filiera corta tramite i cosidetti gruppi di autoconsumo. Il giovane che esce con gli amici può rifiutarsi di andare al fast food della McDonald per scegliere una tipica bottega dove si mangia pane e prosciutto. Ci sono mille modi per ribellarsi, per mettere in atto e tradurre concretamente nella vita quotidiana le parole di uno che dell’esser RIBELLE se ne intendeva: “Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni”.
E allora torniamo alla figura del genitore, al ruolo che ciascun padre e ciascuna madre possono avere, come RIBELLI, per l’educazione di un figlio. Senza necessariamente dover fare di un figlio un essere asociale, perché in tal caso si commetterebbe un grave errore, i genitori di oggi, di questo torno di tempo nefasto, hanno il dovere morale di risvegliare nei propri figli il gusto ed il desiderio per la RIBELLIONE.
Ribellione verso una scuola che non insegna ma plasma per come il sistema vuole. Ribellione verso il cristianesimo che ha perso ogni minima tensione spirituale.
Ribellione verso tutti i partiti politici, ormai asserviti al potere dell’oro. Ribellione verso uno stile di vita che mortifica l’essenza dell’Uomo. Ribellione verso il pensiero unico che predomina indisturbato. Ma soprattutto Ribellione verso chi vuol ostacolare la tua Ribellione. Perchè RIBELLE era Gandhi, RIBELLE era San Francesco, RIBELLE era Geronimo, RIBELLE era il professor Di Bella, Ribelle era Gesù, RIBELLE era Paolo, RIBELLE è Stelvio, Maurizio, Alessio, Riccardo. RIBELLE è chi ha scritto queste note con la speranza che la propria figlia le apprezzerà.
RIBELLE E’ CHI NON DA PER SCONTATO CHE LE COSE DEBBANO ANDARE SEMPRE PER UN SOLO VERSO !!

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Scritto da corsaro lariano
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Giovedì 01 Dicembre 2011 00:45 |
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(Tratto da: http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/03/05/news/equitalia_ha_metodi_da_usura_soffoca_migliaia_di_imprese_-2614552/ )
Bresso: 'Cinquantamila famiglie con rischiano il lastrico, sosterrò una class action'. La denuncia del consigliere comunale Udc, Goffi che come avvocato da anni si batte contro la 'spregiudicatezza' con la quale società pubblica riscuote debiti erariali. Ipoteche emesse a fronte di debiti da esigere per centinaia di milioni di euro in gran parte di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori che rischiano il fallimento
L´incubo che grava su Torino ha i numeri di una catastrofe finanziaria: sono cinquantamila le case ipotecate solo in città e in provincia da Equitalia la società dell´Agenzia delle entrate che si occupa della riscossione dei debiti erariali e cioè di chi non ha pagato o ha pagato solo in parte Inps, Inail, Iva, sanzioni amministrative e così via. Ipoteche emesse a fronte di debiti da esigere per centinaia di milioni di euro in gran parte di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori (ma anche di semplici famiglie) che rischiano in questo modo di essere messi sul lastrico.
«Se quelle ipoteche dovessero trasformarsi in sequestri e poi nelle vendita dei beni, nel 2010 sono possibili migliaia di fallimenti di piccole imprese a Torino e provincia, un fatto che rischia di aggravare ancora di più la crisi», denuncia Alberto Goffi, capogruppo dell´Udc in Consiglio comunale (e candidato alle Regionali). Goffi, come avvocato, sta da tempo combattendo una battaglia contro Equitalia per la «spregiudicatezza» con cui a suo parere la società conduce la riscossione dei debiti. E ieri assieme alla presidente Mercedes Bresso ha tenuto una affollatissima conferenza stampa (c´erano decine di persone colpite da ipoteche nel comitato elettorale della presidente uscente) in cui oltre a ripetere la denuncia contro Equitalia ha proposto insieme alla zarina una serie di possibili soluzioni.
«Non è possibile - ha spiegato Goffi - che lo Stato conceda agli evasori totali di poter usufruire dello scudo fiscale, con cui pagando il 5 per cento del dovuto, ci si mette a posto. Mentre, allo stesso tempo, i piccoli imprenditori, le famiglie, i lavoratori non riescono a pagare i debiti perché Equitalia fa scattare sanzioni così pesanti con interessi che alla fine arrivano al 100-120 per cento». Sanzioni che, ha sottolineato Goffi, crescono di mese in mese e portano facilmente al raddoppio del debito: «È un circolo vizioso - dice ancora l´esponente Udc - il paradosso è che se un artigiano o un commerciante è in difficoltà (magari perché proprio lo Stato o un ente pubblico è in ritardo con qualche pagamento) e non riesce a far fronte a una ingiunzione, non solo si trova la casa ipotecata (o vede scattare il fermo amministrativo dell´auto, 70 mila a Torino e provincia), ma Equitalia segnala anche il fatto alle «centrali rischi» delle banche che in questo modo bloccano ogni forma di credito. In più il debito in poco tempo aumenta, anche del 100 per cento. E se il piccolo imprenditore già non ce la faceva a pagare, ad esempio 50 mila euro, figuriamoci se può far fronte al doppio». Insomma un girone infernale, simile a quello dell´usura, «solo che in questo caso è lo Stato ad usare metodi usurari». «È chiaro che noi non invitiamo nessuno ad evadere le tasse ma chiediamo che ci sia invece equilibrio e che per un anno si sospenda la riscossione - spiegano Goffi e Bresso - anche perché i numeri sono quelli di una emergenza: al 30 ottobre 2009 le istanze di dilazione del debito presentate ad Equitalia in provincia di Torino erano oltre 31 mila, contro le oltre 13 mila del 2008, per un importo complessivo di 350 milioni contro i 68 milioni dell´intero anno precedente».
Bresso ha proposto anche una serie di soluzioni per la drammatica vicenda: «Non è accettabile che lo Stato si comporti da usuraio - ha detto - per questo come Regione prima di tutto costituiremo un elenco delle persone coinvolte, per conoscere le dimensioni del problema. Poi sosterremo una class action». Non solo: la presidente della Regione ha annunciato di voler proporre una legge di iniziativa regionale in Parlamento per istituire la "clear" tra enti pubblici, cioè la compensazione dei crediti con i debiti: «Se un imprenditore deve un tot di soldi allo Stato per tasse o altro, ma ha anche crediti nei confronto degli enti pubblici le due cose si potrebbero facilmente compensare sull´esempio di quanto avviene già da tempo tra le banche, ancora prima dell´era informatica». Bresso ha inoltre garantito «norme regionali per cercare un sistema di garanzia sul modello dei fondi per le pmi»

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Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Dicembre 2011 20:26 |
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Scritto da corsaro lariano
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Giovedì 01 Dicembre 2011 00:28 |
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(tratto da: http://www.repubblica.it/economia/2011/10/02/news/equitalia_nuove_regole-22546403/ Articolo di Corrado Zunino)
ROMA - L'Agenzia delle Entrate cala l'arma "fine del mondo" sui contribuenti: in modo silenzioso, dopo un rinvio estivo e tre rivisitazioni in altrettanti decreti, ventiquattro ore fa l'Agenzia ha offerto al mastino Equitalia uno strumento di rara efficacia. Dopo 60 giorni dall'avviso al contribuente ("Devi pagare", e si parla di debiti con lo Stato contratti a partire dal 2007, imposte sui redditi, Iva, Irap), l'Equitalia guidata da Attilio Befera, l'istituzione più temuta del paese, potrà attivare i suoi mezzi per recuperare il debito. Senza muovere un passo, potrà iscrivere ipoteca sull'artigiano considerato infedele (facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche con conseguente chiusura dei fidi), potrà pignorare il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (sono i crediti dei clienti, Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e far partire le ganasce fiscali su auto e van posseduti.
Da ieri, il "titolo di debito" è immediatamente esecutivo: basta un avviso per considerarti in mora. Non c'è più bisogno di istruire una cartella esattoriale che, ricorsi compresi, portava al saldo dell'eventuale debito entro 15-18 mesi. Il problema è che in quattro casi su dieci i ricorsi davano ragione al contribuente. Già. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha chiesto al suo braccio destro Befera certezza di entrate, gli ha assegnato l'obiettivo 13 miliardi per la prossima raccolta fiscale e, quindi, gli ha offerto una legge che dà al Fisco poteri mai visti nella storia della Repubblica. Entro 61 giorni dall'avviso - a prescindere dal fatto che l'avviso sia stato ricevuto o dorma in un ufficio delle Poste, in una Casa comunale - il contribuente o paga l'intera somma o contesta pagandone un terzo (più gli interessi maturati). Si deve saldare prima ancora dell'istruzione di un processo amministrativo che definisca chi ha ragione. Di fronte al ricorso del cittadino, per sei mesi gli agenti della riscossione non potranno avviare pignoramenti, ma potranno ipotecare una casa e bloccare un'auto. Se Equitalia, poi, si convince che c'è "fondato pericolo" di perdere il credito, ha il mandato per fare quello che crede: sequestrare una pensione, mandare un bene all'asta immobiliare. Se il colpito dimostrerà di avere problemi di liquidità - novità della terza e ultima rivisitazione - chiederà a un giudice tributario una sospensiva per fermare l'azione (per 150-180 giorni) oppure aderirà a un concordato (sconto con trattativa).
"Non esiste più diritto alla difesa, devi versare che tu abbia torto o ragione", attacca l'avvocato Alberto Goffi, consigliere regionale Udc del Piemonte, riferimento della rivolta anti-Equitalia. "Si sta colpendo chi ha fatto dichiarazioni fedeli e oggi, a causa della crisi, non è in grado di pagare le tasse. Non puoi impugnare quello che hai dichiarato, è la condanna a morte delle imprese oneste". Pietro Giordano, segretario Adiconsum: "Con questi tassi prossimi all'usura crescerà il debito dei contribuenti, le misure introdotte a luglio vengono vanificate". Già, sull'onda delle sconfitte alle amministrative e le conseguenti urla della Lega ("tutta colpa di Equitalia"), a inizio estate il governo innalzò a 20 mila euro il tetto per l'ipoteca sulla prima casa, pretese due avvisi prima di apporre le ganasce fiscali e allungò a 72 mesi le rate per i debiti. Quindi, per cercare di diminuire il gigantesco contenzioso fermo nelle commissioni di ricorso, l'Agenzia ha avviato un mini-condono per chi aveva contestato. Ieri, però, è stata sguainata l'arma letale: "60 giorni per pagare". A fine mese arriverà il redditometro, quindi il carcere per gli evasori. I dirigenti dell'Agenzia: "Ora possiamo andare avanti spediti, gli esattori punteranno al sodo. Usciamo dall'Ottocento, entriamo nel Duemila".

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Ultimo aggiornamento Martedì 06 Dicembre 2011 20:12 |
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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 30 Novembre 2011 17:59 |
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(di Massimo Fini, fonte http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=7347)
Sulla questione del nucleare iraniano è Teheran ad avere ragione e la cosiddetta "comunità internazionale" (in realtà sono gli Stati Uniti e Israele a trascinare tutti gli altri) torto. L'Iran ha firmato, a differenza, per esempio, di Israele, che la Bomba ce l'ha (basta attraversare il deserto del Neghev per vedere la sua centrale atomica), ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare.
Cosa può e deve chiedergli la "comunità internazionale"? Di accettare le ispezioni dell'Aiea, l'agenzia Onu per il controllo del nucleare. Cosa che l'Iran ha sempre fatto. Quando, un paio di anni fa, riaprì i suoi siti nucleari fu alla presenza degli ispettori Onu. C'è un via vai continuo fra Vienna, dove ha sede l'Aiea, e Teheran di questi ispettori che c'erano anche tre giorni fa quando gli iraniani hanno inaugurato l'impianto di Natanz. L'arricchimento dell'uranio è il passaggio necessario per ottenere il nucleare civile ad usi energetici ma anche medici. Per questi usi è sufficiente un arricchimento al 20%, per l'atomica bisogna arrivare al 90%. Gli ispettori Aiea hanno accertato che, finora, gli iraniani non hanno superato il limite del 20%.
E allora? Gli americani sospettano, senza lo straccio di una prova, che vi siano dei siti segreti sfuggiti agli ispettori. Ma con questa storia del sospetto allora tutti possono essere messi sotto scacco, è una specie di prolungamento della teoria della "guerra preventiva" di George W. Bush. Noi italiani stiamo riaprendo i nostri siti nucleari (se sia giusto o sbagliato non è argomento da affrontare qui) ed è come se una potenza ostile ci intimasse di non farlo perché da lì, in teoria, potremmo arrivare all'atomica.
Gli americani obiettano anche che l'Iran ha il petrolio e quindi non ha bisogno del nucleare. A parte il fatto che uno Stato avrà ben il diritto di diversificare le sue fonti di energia senza dover chiedere il permesso agli americani, la BP ha calcolato che entro il 2049 il petrolio sarà esaurito. Gli iraniani considerano quindi il nucleare civile un loro diritto indiscutibile e su questo non sono disposti a trattare. Sarebbe già una gran concessione, perché lede la loro sovranità, che accettassero di far arricchire il loro uranio in Russia o in Turchia (bei soggettini anche questi, rispettosi dei "diritti umani").
Dice: Ahmadinejad ha affermato che Israele deve «scomparire dalle mappe geografiche». Affermazioni gravi e inaccettabili, ma sono pur sempre parole. Non sono invece parole i missili atomici israeliani puntati su Teheran e i piani di attacco, anche nucleare, all'Iran di Stati Uniti e Israele svelati dalla stampa americana. E, devo dire, fa una certa impressione vedere Paesi seduti su enormi arsenali atomici (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna) far la voce grossa, e indignarsi, con uno che la Bomba non ce l'ha.
C'è molta prevenzione e "disinformatia" nei confronti dell'Iran. Qualche mese fa gli iraniani misero in orbita un satellite per le comunicazioni, un normalissimo satellite come abbiamo anche noi. Subito la "comunità internazionale" gridò all' "allarme" e alla "provocazione". Idem quando testarono dei missili, missili che abbiamo anche noi. Anche la repressione dell'opposizione, almeno quella dell'11 febbraio, dove, secondo i siti antiregime, la polizia ha sparato in aria, usato spray al peperoncino, catene, manganelli, proiettili di gomma e operato decine di arresti, non mi sembra poi tanto diversa da quanto fece il governo Berlusconi al G8 di Genova.
Infine l'Italia è il primo partner commerciale europeo dell'Iran. Certo, non si possono barattare principi contro quattrini. Ma finché l'Iran resta dentro le regole internazionali, ha l'ambasciatore a Roma come noi a Teheran, non è il caso che ci appecoroniamo "in toto" agli interessi degli Stati Uniti. O nemmeno noi abbiamo il diritto di tutelare i nostri interessi nazionali?

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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 30 Novembre 2011 17:51 |
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Da Monti a Draghi, dal governo greco a quello irlandese: ecco come funziona il potere occulto della banca Usa
La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea».
A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde. La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro.
La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group. Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee.
Non a caso Peter Denis Sutherland presidente non esecutivo della Goldman Sachs International, membro del Bilderberg Group e presidente onorario della Trilaterale, è stato chiamato a dirigere le operazioni per il salvataggio dell’economia irlandese. Peccato che la Commissione Trilaterale, ideata nel 1973 da David Rockfeller, venga spesso accusata di non essere non soltanto un “think tank” dedito al coordinamento delle politiche di Asia, Europa e Stati Uniti, ma un centro di potere occulto creato - scriveva il senatore repubblicano Barry Goldwater - per sviluppare «un potere economico mondiale superiore ai governi politici delle nazioni coinvolte».
Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi - al pari del “Supermario” nostrano - a salvare la patria in pericolo.
Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici. Tra i Goldman’s Boys nostrani Le Monde dimentica Romano Prodi. A puntare il dito sull’ex premier dell’Ulivo ci pensa già nel 2007 il Daily Telegraph accusandolo di esser stato sul libro paga della Goldman una prima volta tra il 1990 e il 1993 e poi di nuovo dopo il 1997.
Ma alla luce dello scenario disegnato da Le Monde è assai interessante anche il “cursus honorum” di Massimo Tononi, il 47enne manager bocconiano nominato nel 2006 sottosegretario all’Economia del governo Prodi dopo una fulgida carriera in Goldman Sachs. Tornato alla Goldman dopo quell’esperienza, Tononi è oggi il presidente di Borsa Italiana, la società di proprietà del London Stock Exchange che controlla Piazza Affari. Una carica assunta lo scorso giugno, poche settimane prima del fatidico decollo dello spread. Uno di quei casi che solo Dio sa spiegare.
Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio».

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2012 23:54 |
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Scritto da corsaro lariano
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Martedì 29 Novembre 2011 01:42 |
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Dopo aver già ampiamente illustrato le peculiarità dei nuovi padroni del paese, diamo uno sguardo sommario ai collaboratori che si sono scelti, tralasciando i Ministeri di poca importanza finanziaria, vediamo un po’ chi sono i personaggi infilati nei ruoli chiave del Governo Trilateral/GoldmanSachs/Bilderberg; allora iniziamo dagli Affari esteri dove troviamo una nebulosa signora sconosciuta ai più, tale Marta Dassù membro della commissione Trilaterale (guarda un po’ che rispunta fuori…), dirigente del settore dei rapporti esteri della sede italiana dell'Aspen Institute, una “congregazione” che “Si autoproclama finalizzata a incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo e il dialogo sui problemi contemporanei.” Finanziata, tra gli altri, dalla Rockefeller Brothers Fund. Come se non bastasse questo curriculum, la Signora Dassù è anche componente della Fondazione Italia USA, ed ex presidente del CESPI che, tra le altre attività, svolge “attività di consulenza rivolta ad organismi internazionali; in particolare, opera in tre direzioni: consulenza parlamentare, consulenza strategica per l’internazionalizzazione economica e territoriale dell’Italia e consulenza ai grandi gruppi economici italiani.”
Ma andiamo avanti, in un Governo di Banchieri ovviamente, il Ministero Dell’Economia e finanze è fondamentale ed ecco che ci troviamo un sobrio cinquantaquattrenne, Vittorio Grilli (viceministro); economista ex dipendente della Credit Suisse, e (bada bene) ex professore all’Università di Yale (la stessa di Monti e Papademos) e di Zibignew Brzezinski, fondatore della Commissione Trilaterale, guarda caso sede di una delle sette massoniche più influenti, la Skull & Bones. Anch’esso membro del sopracitato Aspen Institute. Il sottosegretario Vieri Ceriani poteva mai essere qualcuno estraneo al mondo della finanza internazionale? Certo che no, infatti è esperto di finanza pubblica, lavora al Servizio Studi della Banca d’Italia. È presidente del tavolo del ministero dell’Economia sull’erosione fiscale e capo servizio Rapporti Fiscali della Banca d’Italia.
Ma secondo noi il vero colpo di genio è questo, dopo aver insediato l’AD di IntesaSanPaolo Corrado Passera alle Infrastrutture e trasporti la mossa più scontata non poteva non essere il nominare Mario Ciaccia viceministro.
Ciaccia è un altro personaggio che, come vedremo, con le banche non ha nulla a che fare; è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, nel 2002 diventa Responsabile della Direzione Relazioni Istituzionali e della Direzione Stato e Infrastrutture di Banca Intesa, per poi proseguire la Sua attività all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo (già Gruppo Intesa), ricoprendo le cariche di Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo e di Presidente e Amministratore Delegato di Banca OPI.
Gli Italiani continuino pure con le pacche sulle spalle a questa gente, noi, che gli occhi li teniamo bene aperti, siamo seriamente preoccupati perché un golpe, nel XXI secolo, lo si fa senza armi, ma occupando i centri direzionali del sistema economico, finanziario e monetario di una Nazione sempre più a sovranità limitata.
Alessio Zanatta

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Scritto da corsaro lariano
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Lunedì 28 Novembre 2011 19:57 |
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(Tratto da www.sovranitamonetaria.com)
ARRESTATI I BANCHIERI CHE AVEVANO PORTATO LO STATO ISLANDESE ALLA BANCAROTTA.
Si deve guardare all’Islanda. Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri: è l'esempio di un piccolo paese che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Un programma radiofonico italiano parlando della rivoluzione in corso in Islanda ha detto che era un esempio impressionante di quanto poco i nostri media ci raccontano del resto del mondo.
Gli americani potrebbero ricordare che all'inizio della crisi finanziaria del 2008, l'Islanda si dichiarò letteralmente in bancarotta.
Le ragioni sono menzionate solo superficialmente e da allora questo poco conosciuto membro dell'Unione europea è ricaduto nel dimenticatoio.
Come i paesi europei cadono uno dopo l'altro, mettendo in pericolo l'euro, con ripercussioni per tutto il mondo, l'ultima cosa che le autorità vogliono è che l'Islanda si converta in un esempio.
Ecco perché: cinque anni di un regime puramente neoliberista hanno fatto dell’Islanda (popolazione di 320.000 persone senza esercito), uno dei paesi più ricchi del mondo.
Nel 2003 tutte le banche del paese sono state privatizzate, nel tentativo di attirare gli investimenti stranieri, offrendo prestiti on-line, che avendo costi minimi permettevano di offrire tassi di rendimento relativamente alti.
I conti, chiamati "Icesave", attrassero molti piccoli investitori inglesi e olandesi. Però, mentre gli investimenti crescevano, cresceva anche il debito delle banche straniere.
Nel 2003 il debito dell'Islanda era pari a 200 volte il suo PIL, ma nel 2007 raggiunse il 900 per cento.
La crisi finanziaria globale del 2008 è stata il colpo di grazia. Le tre principali banche islandesi, Landbanki, Kapthing e Glitnir, andarono in bancarotta e furono nazionalizzate, mentre la corona islandese perse l'85% del suo valore nei confronti dell'euro.
Alla fine dell’anno l’Islanda dichiarò bancarotta.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la crisi portò al recupero dei diritti sovrani degli islandesi, attraverso un processo partecipativo di democrazia diretta che alla fine ha portato a una nuova costituzione. Ma solo dopo molta pena.
Geir Haarde, Primo Ministro di un governo di coalizione socialdemocratica, negoziò 2,100 miliardi di dollari in prestiti, ai quali i paesi nordici aggiunsero altri 2,5 miliardi.
Tuttavia, la comunità finanziaria internazionale richiedeva all’Islanda di imporre misure drastiche.
Il FMI e l'Unione europea volevano prendere in consegna il suo debito, dicendo che era l'unico modo per il paese di pagare il debito ai Paesi Bassi e Regno Unito, che avevano promesso di rimborsare i propri cittadini.
Le proteste e le rivolte continuarono e alla fine hanno il governo dovette dimettersi. Le elezioni si anticiparono ad aprile 2009, dando luogo ad una coalizione di sinistra
che condannò il sistema economico neoliberista, ma che subito dopo cedette allo stesso che richiedeva che l'Islanda pagasse un totale di 3.500.000 euro.
Tutto ciò richiedeva che ogni cittadino islandese pagasse 100 euro al mese per 15 anni, all'interesse del 5,5%, per pagare un debito del settore privato.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Ciò che è successo dopo è stato straordinario. La convinzione che i cittadini devono pagare per gli errori di un monopolio finanziario che impone di pagare i debiti privati a tutta una nazione andò in frantumi, la relazione tra i cittadini e le istituzioni politiche subì una trasformazione e, alla fine, ha portato i dirigenti islandese sullo stesso piano degli elettori.
Il Capo di Stato, Olafur Ragnar Grimsson, si rifiutò di ratificare la legge che avrebbe reso i cittadini dell'Islanda responsabili dei debiti bancari e accettò l’appello al referendum.
Naturalmente la comunità internazionale non fece altro che aumentare la pressione sull'Islanda.
Regno Unito e Paesi Bassi minacciarono di isolare il paese con terribili rappresaglie.
Quando gli islandesi si recarono alle urne, i banchieri stranieri minacciarono di bloccare qualsiasi aiuto
dal Fondo Monetario Internazionale.
Il governo britannico minacciò di congelare i risparmi islandesi e i conti correnti.
Come disse Grímsson: "Ci dissero che se rifiutavamo le condizioni della comunità internazionale, saremmo diventati la Cuba del Nord. Ma se avessimo accettato, saremmo diventati la Haiti del nord "(Quante volte ho scritto che quando i cubani vedono lo stato deplorevole dei loro vicini di casa, Haiti, si considerano fortunati?)
Nel referendum del marzo 2010, il 93% votò contro il rimborso del debito.
Il FMI congelò immediatamente i prestiti. Ma la rivoluzione (non trasmessa in TV negli Stati Uniti) non si fece intimidire.
Con il supporto di una cittadinanza furiosa, il governo avviò indagini civili e penali sui responsabili della crisi finanziaria.
L’Interpol emise un mandato di arresto internazionale per l'ex presidente di Kaupthing, Sigurdur Einarsson, e per altri banchieri coinvolti che fuggirono dal paese.
Ma gli islandesi non si fermarono qui: si decise di redigere una nuova costituzione che liberò il paese dallo strapotere della finanza internazionale e dal denaro virtuale.
(Quella che era in vigore era stata scritta nel momento in cui l'Islanda ottenne l'indipendenza dalla Danimarca nel 1918, l'unica differenza con la costituzione danese era che la parola "Presidente" che fu sostituita alla parola "Re").
Per scrivere la nuova costituzione, il popolo islandese elesse 25 cittadini scelti tra 522 adulti che non appartenevano ad alcun partito politico, ma che erano raccomandati da almeno trenta cittadini.
Questo documento non è stato il lavoro di un manipolo di politici, ma è stato scritto su Internet.
Le riunioni della Costituente furono trasmesse on-line, i cittadini potevano presentare le loro osservazioni e suggerimenti, aiutando il documento a prendere forma.
La Costituzione, che deriva da questo processo di partecipazione democratica, verrà presentata al Parlamento per l'approvazione dopo le prossime elezioni.
Alcuni lettori ricorderanno il collasso agrario dell'Islanda del IX secolo che fu illustrato nel libro di Jared Diamond “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere“.
Oggigiorno, questo paese si sta riprendendo dal suo collasso finanziario in una forma del tutto contraria ai criteri che generalmente si consideravano inevitabili, come ha ieri confermato il nuovo direttore del FMI, Christine Lagarde, a Fareed Zakaria.
Al popolo greco hanno detto che la privatizzazione del settore pubblico è l'unica soluzione.
E i cittadini italiani, spagnolo e portoghesi affrontano la stessa minaccia.
Si deve guardare all'Islanda.
Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri:
è l'esempio di un piccolo paese che ha indicato chiaramente che il popolo è sovrano.
Ed è per questo che non appare nelle notizie.

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Scritto da fabio
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Domenica 27 Novembre 2011 20:55 |
GARROTA: DALLA PARTE SBAGLIATA

Dopo un paio d'anni di attesa, cambi di formazione e problemi vari vede finalmente la luce l'album di debutto della formazione comasco - varesina GARROTA a seguito del demo autoprodotto di qualche anno fa.
Il CD contiene dodici tracce di Oi! italiano grezzo e "bastardo" al punto giusto, senza particolari pretese di "originalità artistica", ma ben suonato e sentito da giovani rasati abituati a vivere la strada quotidianamente, subendo sulla propria pelle le conseguenze delle loro scelte.
Nessuno dei brani del demo viene qui riproposto, ma lo stile non si discosta molto dalla genuina irruenza del lavoro di debutto: puro Oi! senza fronzoli e senza concessioni alle mode metal-core degli ultimi anni.
Undici sono i brani originali inediti più una cover azzeccatissima della splendida "Iron Plate" degli indimenticati Fronte Del Porto.
I testi parlano di vita di strada, amicizia, birra, divertimento, ma anche di morti sul lavoro, orgoglio nazionale, rifiuto di quelle istituzioni che non stanno mai dalla parte del popolo ma che sono sempre ben presenti quando si tratta di reprimere chi non si allinea ad un certo sistema o modo di vivere.
I ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro in studio ed i suoni del CD, ben pompati e definiti, sono l'unico accenno di modernità sopra una struttura musicale e melodica saldamente ancorata ai gloriosi anni '80 e '90.
Lo sconsiglio a chi é alla continua ricerca di nuovi stili e tendenze d'avanguardia mentre é d'obbligo per chi é cresciuto in scarponi e bretelle e pensa ancora che la "solita vecchia roba" sia sempre la musica migliore.
Prodotto da
BARRACUDA RECORDS
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