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Militia Como - Distinzione e Tradizione
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Scritto da corsaro lariano
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Giovedì 01 Dicembre 2011 00:28 |
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(tratto da: http://www.repubblica.it/economia/2011/10/02/news/equitalia_nuove_regole-22546403/ Articolo di Corrado Zunino)
ROMA - L'Agenzia delle Entrate cala l'arma "fine del mondo" sui contribuenti: in modo silenzioso, dopo un rinvio estivo e tre rivisitazioni in altrettanti decreti, ventiquattro ore fa l'Agenzia ha offerto al mastino Equitalia uno strumento di rara efficacia. Dopo 60 giorni dall'avviso al contribuente ("Devi pagare", e si parla di debiti con lo Stato contratti a partire dal 2007, imposte sui redditi, Iva, Irap), l'Equitalia guidata da Attilio Befera, l'istituzione più temuta del paese, potrà attivare i suoi mezzi per recuperare il debito. Senza muovere un passo, potrà iscrivere ipoteca sull'artigiano considerato infedele (facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche con conseguente chiusura dei fidi), potrà pignorare il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (sono i crediti dei clienti, Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e far partire le ganasce fiscali su auto e van posseduti.
Da ieri, il "titolo di debito" è immediatamente esecutivo: basta un avviso per considerarti in mora. Non c'è più bisogno di istruire una cartella esattoriale che, ricorsi compresi, portava al saldo dell'eventuale debito entro 15-18 mesi. Il problema è che in quattro casi su dieci i ricorsi davano ragione al contribuente. Già. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha chiesto al suo braccio destro Befera certezza di entrate, gli ha assegnato l'obiettivo 13 miliardi per la prossima raccolta fiscale e, quindi, gli ha offerto una legge che dà al Fisco poteri mai visti nella storia della Repubblica. Entro 61 giorni dall'avviso - a prescindere dal fatto che l'avviso sia stato ricevuto o dorma in un ufficio delle Poste, in una Casa comunale - il contribuente o paga l'intera somma o contesta pagandone un terzo (più gli interessi maturati). Si deve saldare prima ancora dell'istruzione di un processo amministrativo che definisca chi ha ragione. Di fronte al ricorso del cittadino, per sei mesi gli agenti della riscossione non potranno avviare pignoramenti, ma potranno ipotecare una casa e bloccare un'auto. Se Equitalia, poi, si convince che c'è "fondato pericolo" di perdere il credito, ha il mandato per fare quello che crede: sequestrare una pensione, mandare un bene all'asta immobiliare. Se il colpito dimostrerà di avere problemi di liquidità - novità della terza e ultima rivisitazione - chiederà a un giudice tributario una sospensiva per fermare l'azione (per 150-180 giorni) oppure aderirà a un concordato (sconto con trattativa).
"Non esiste più diritto alla difesa, devi versare che tu abbia torto o ragione", attacca l'avvocato Alberto Goffi, consigliere regionale Udc del Piemonte, riferimento della rivolta anti-Equitalia. "Si sta colpendo chi ha fatto dichiarazioni fedeli e oggi, a causa della crisi, non è in grado di pagare le tasse. Non puoi impugnare quello che hai dichiarato, è la condanna a morte delle imprese oneste". Pietro Giordano, segretario Adiconsum: "Con questi tassi prossimi all'usura crescerà il debito dei contribuenti, le misure introdotte a luglio vengono vanificate". Già, sull'onda delle sconfitte alle amministrative e le conseguenti urla della Lega ("tutta colpa di Equitalia"), a inizio estate il governo innalzò a 20 mila euro il tetto per l'ipoteca sulla prima casa, pretese due avvisi prima di apporre le ganasce fiscali e allungò a 72 mesi le rate per i debiti. Quindi, per cercare di diminuire il gigantesco contenzioso fermo nelle commissioni di ricorso, l'Agenzia ha avviato un mini-condono per chi aveva contestato. Ieri, però, è stata sguainata l'arma letale: "60 giorni per pagare". A fine mese arriverà il redditometro, quindi il carcere per gli evasori. I dirigenti dell'Agenzia: "Ora possiamo andare avanti spediti, gli esattori punteranno al sodo. Usciamo dall'Ottocento, entriamo nel Duemila".

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Ultimo aggiornamento Martedì 06 Dicembre 2011 20:12 |
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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 30 Novembre 2011 17:59 |
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(di Massimo Fini, fonte http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=7347)
Sulla questione del nucleare iraniano è Teheran ad avere ragione e la cosiddetta "comunità internazionale" (in realtà sono gli Stati Uniti e Israele a trascinare tutti gli altri) torto. L'Iran ha firmato, a differenza, per esempio, di Israele, che la Bomba ce l'ha (basta attraversare il deserto del Neghev per vedere la sua centrale atomica), ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare.
Cosa può e deve chiedergli la "comunità internazionale"? Di accettare le ispezioni dell'Aiea, l'agenzia Onu per il controllo del nucleare. Cosa che l'Iran ha sempre fatto. Quando, un paio di anni fa, riaprì i suoi siti nucleari fu alla presenza degli ispettori Onu. C'è un via vai continuo fra Vienna, dove ha sede l'Aiea, e Teheran di questi ispettori che c'erano anche tre giorni fa quando gli iraniani hanno inaugurato l'impianto di Natanz. L'arricchimento dell'uranio è il passaggio necessario per ottenere il nucleare civile ad usi energetici ma anche medici. Per questi usi è sufficiente un arricchimento al 20%, per l'atomica bisogna arrivare al 90%. Gli ispettori Aiea hanno accertato che, finora, gli iraniani non hanno superato il limite del 20%.
E allora? Gli americani sospettano, senza lo straccio di una prova, che vi siano dei siti segreti sfuggiti agli ispettori. Ma con questa storia del sospetto allora tutti possono essere messi sotto scacco, è una specie di prolungamento della teoria della "guerra preventiva" di George W. Bush. Noi italiani stiamo riaprendo i nostri siti nucleari (se sia giusto o sbagliato non è argomento da affrontare qui) ed è come se una potenza ostile ci intimasse di non farlo perché da lì, in teoria, potremmo arrivare all'atomica.
Gli americani obiettano anche che l'Iran ha il petrolio e quindi non ha bisogno del nucleare. A parte il fatto che uno Stato avrà ben il diritto di diversificare le sue fonti di energia senza dover chiedere il permesso agli americani, la BP ha calcolato che entro il 2049 il petrolio sarà esaurito. Gli iraniani considerano quindi il nucleare civile un loro diritto indiscutibile e su questo non sono disposti a trattare. Sarebbe già una gran concessione, perché lede la loro sovranità, che accettassero di far arricchire il loro uranio in Russia o in Turchia (bei soggettini anche questi, rispettosi dei "diritti umani").
Dice: Ahmadinejad ha affermato che Israele deve «scomparire dalle mappe geografiche». Affermazioni gravi e inaccettabili, ma sono pur sempre parole. Non sono invece parole i missili atomici israeliani puntati su Teheran e i piani di attacco, anche nucleare, all'Iran di Stati Uniti e Israele svelati dalla stampa americana. E, devo dire, fa una certa impressione vedere Paesi seduti su enormi arsenali atomici (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna) far la voce grossa, e indignarsi, con uno che la Bomba non ce l'ha.
C'è molta prevenzione e "disinformatia" nei confronti dell'Iran. Qualche mese fa gli iraniani misero in orbita un satellite per le comunicazioni, un normalissimo satellite come abbiamo anche noi. Subito la "comunità internazionale" gridò all' "allarme" e alla "provocazione". Idem quando testarono dei missili, missili che abbiamo anche noi. Anche la repressione dell'opposizione, almeno quella dell'11 febbraio, dove, secondo i siti antiregime, la polizia ha sparato in aria, usato spray al peperoncino, catene, manganelli, proiettili di gomma e operato decine di arresti, non mi sembra poi tanto diversa da quanto fece il governo Berlusconi al G8 di Genova.
Infine l'Italia è il primo partner commerciale europeo dell'Iran. Certo, non si possono barattare principi contro quattrini. Ma finché l'Iran resta dentro le regole internazionali, ha l'ambasciatore a Roma come noi a Teheran, non è il caso che ci appecoroniamo "in toto" agli interessi degli Stati Uniti. O nemmeno noi abbiamo il diritto di tutelare i nostri interessi nazionali?

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Scritto da corsaro lariano
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Mercoledì 30 Novembre 2011 17:51 |
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Da Monti a Draghi, dal governo greco a quello irlandese: ecco come funziona il potere occulto della banca Usa
La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea».
A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde. La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro.
La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group. Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee.
Non a caso Peter Denis Sutherland presidente non esecutivo della Goldman Sachs International, membro del Bilderberg Group e presidente onorario della Trilaterale, è stato chiamato a dirigere le operazioni per il salvataggio dell’economia irlandese. Peccato che la Commissione Trilaterale, ideata nel 1973 da David Rockfeller, venga spesso accusata di non essere non soltanto un “think tank” dedito al coordinamento delle politiche di Asia, Europa e Stati Uniti, ma un centro di potere occulto creato - scriveva il senatore repubblicano Barry Goldwater - per sviluppare «un potere economico mondiale superiore ai governi politici delle nazioni coinvolte».
Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi - al pari del “Supermario” nostrano - a salvare la patria in pericolo.
Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici. Tra i Goldman’s Boys nostrani Le Monde dimentica Romano Prodi. A puntare il dito sull’ex premier dell’Ulivo ci pensa già nel 2007 il Daily Telegraph accusandolo di esser stato sul libro paga della Goldman una prima volta tra il 1990 e il 1993 e poi di nuovo dopo il 1997.
Ma alla luce dello scenario disegnato da Le Monde è assai interessante anche il “cursus honorum” di Massimo Tononi, il 47enne manager bocconiano nominato nel 2006 sottosegretario all’Economia del governo Prodi dopo una fulgida carriera in Goldman Sachs. Tornato alla Goldman dopo quell’esperienza, Tononi è oggi il presidente di Borsa Italiana, la società di proprietà del London Stock Exchange che controlla Piazza Affari. Una carica assunta lo scorso giugno, poche settimane prima del fatidico decollo dello spread. Uno di quei casi che solo Dio sa spiegare.
Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio».

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2012 23:54 |
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Scritto da corsaro lariano
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Martedì 29 Novembre 2011 01:42 |
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Dopo aver già ampiamente illustrato le peculiarità dei nuovi padroni del paese, diamo uno sguardo sommario ai collaboratori che si sono scelti, tralasciando i Ministeri di poca importanza finanziaria, vediamo un po’ chi sono i personaggi infilati nei ruoli chiave del Governo Trilateral/GoldmanSachs/Bilderberg; allora iniziamo dagli Affari esteri dove troviamo una nebulosa signora sconosciuta ai più, tale Marta Dassù membro della commissione Trilaterale (guarda un po’ che rispunta fuori…), dirigente del settore dei rapporti esteri della sede italiana dell'Aspen Institute, una “congregazione” che “Si autoproclama finalizzata a incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo e il dialogo sui problemi contemporanei.” Finanziata, tra gli altri, dalla Rockefeller Brothers Fund. Come se non bastasse questo curriculum, la Signora Dassù è anche componente della Fondazione Italia USA, ed ex presidente del CESPI che, tra le altre attività, svolge “attività di consulenza rivolta ad organismi internazionali; in particolare, opera in tre direzioni: consulenza parlamentare, consulenza strategica per l’internazionalizzazione economica e territoriale dell’Italia e consulenza ai grandi gruppi economici italiani.”
Ma andiamo avanti, in un Governo di Banchieri ovviamente, il Ministero Dell’Economia e finanze è fondamentale ed ecco che ci troviamo un sobrio cinquantaquattrenne, Vittorio Grilli (viceministro); economista ex dipendente della Credit Suisse, e (bada bene) ex professore all’Università di Yale (la stessa di Monti e Papademos) e di Zibignew Brzezinski, fondatore della Commissione Trilaterale, guarda caso sede di una delle sette massoniche più influenti, la Skull & Bones. Anch’esso membro del sopracitato Aspen Institute. Il sottosegretario Vieri Ceriani poteva mai essere qualcuno estraneo al mondo della finanza internazionale? Certo che no, infatti è esperto di finanza pubblica, lavora al Servizio Studi della Banca d’Italia. È presidente del tavolo del ministero dell’Economia sull’erosione fiscale e capo servizio Rapporti Fiscali della Banca d’Italia.
Ma secondo noi il vero colpo di genio è questo, dopo aver insediato l’AD di IntesaSanPaolo Corrado Passera alle Infrastrutture e trasporti la mossa più scontata non poteva non essere il nominare Mario Ciaccia viceministro.
Ciaccia è un altro personaggio che, come vedremo, con le banche non ha nulla a che fare; è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, nel 2002 diventa Responsabile della Direzione Relazioni Istituzionali e della Direzione Stato e Infrastrutture di Banca Intesa, per poi proseguire la Sua attività all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo (già Gruppo Intesa), ricoprendo le cariche di Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo e di Presidente e Amministratore Delegato di Banca OPI.
Gli Italiani continuino pure con le pacche sulle spalle a questa gente, noi, che gli occhi li teniamo bene aperti, siamo seriamente preoccupati perché un golpe, nel XXI secolo, lo si fa senza armi, ma occupando i centri direzionali del sistema economico, finanziario e monetario di una Nazione sempre più a sovranità limitata.
Alessio Zanatta

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Scritto da corsaro lariano
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Lunedì 28 Novembre 2011 19:57 |
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(Tratto da www.sovranitamonetaria.com)
ARRESTATI I BANCHIERI CHE AVEVANO PORTATO LO STATO ISLANDESE ALLA BANCAROTTA.
Si deve guardare all’Islanda. Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri: è l'esempio di un piccolo paese che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Un programma radiofonico italiano parlando della rivoluzione in corso in Islanda ha detto che era un esempio impressionante di quanto poco i nostri media ci raccontano del resto del mondo.
Gli americani potrebbero ricordare che all'inizio della crisi finanziaria del 2008, l'Islanda si dichiarò letteralmente in bancarotta.
Le ragioni sono menzionate solo superficialmente e da allora questo poco conosciuto membro dell'Unione europea è ricaduto nel dimenticatoio.
Come i paesi europei cadono uno dopo l'altro, mettendo in pericolo l'euro, con ripercussioni per tutto il mondo, l'ultima cosa che le autorità vogliono è che l'Islanda si converta in un esempio.
Ecco perché: cinque anni di un regime puramente neoliberista hanno fatto dell’Islanda (popolazione di 320.000 persone senza esercito), uno dei paesi più ricchi del mondo.
Nel 2003 tutte le banche del paese sono state privatizzate, nel tentativo di attirare gli investimenti stranieri, offrendo prestiti on-line, che avendo costi minimi permettevano di offrire tassi di rendimento relativamente alti.
I conti, chiamati "Icesave", attrassero molti piccoli investitori inglesi e olandesi. Però, mentre gli investimenti crescevano, cresceva anche il debito delle banche straniere.
Nel 2003 il debito dell'Islanda era pari a 200 volte il suo PIL, ma nel 2007 raggiunse il 900 per cento.
La crisi finanziaria globale del 2008 è stata il colpo di grazia. Le tre principali banche islandesi, Landbanki, Kapthing e Glitnir, andarono in bancarotta e furono nazionalizzate, mentre la corona islandese perse l'85% del suo valore nei confronti dell'euro.
Alla fine dell’anno l’Islanda dichiarò bancarotta.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la crisi portò al recupero dei diritti sovrani degli islandesi, attraverso un processo partecipativo di democrazia diretta che alla fine ha portato a una nuova costituzione. Ma solo dopo molta pena.
Geir Haarde, Primo Ministro di un governo di coalizione socialdemocratica, negoziò 2,100 miliardi di dollari in prestiti, ai quali i paesi nordici aggiunsero altri 2,5 miliardi.
Tuttavia, la comunità finanziaria internazionale richiedeva all’Islanda di imporre misure drastiche.
Il FMI e l'Unione europea volevano prendere in consegna il suo debito, dicendo che era l'unico modo per il paese di pagare il debito ai Paesi Bassi e Regno Unito, che avevano promesso di rimborsare i propri cittadini.
Le proteste e le rivolte continuarono e alla fine hanno il governo dovette dimettersi. Le elezioni si anticiparono ad aprile 2009, dando luogo ad una coalizione di sinistra
che condannò il sistema economico neoliberista, ma che subito dopo cedette allo stesso che richiedeva che l'Islanda pagasse un totale di 3.500.000 euro.
Tutto ciò richiedeva che ogni cittadino islandese pagasse 100 euro al mese per 15 anni, all'interesse del 5,5%, per pagare un debito del settore privato.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Ciò che è successo dopo è stato straordinario. La convinzione che i cittadini devono pagare per gli errori di un monopolio finanziario che impone di pagare i debiti privati a tutta una nazione andò in frantumi, la relazione tra i cittadini e le istituzioni politiche subì una trasformazione e, alla fine, ha portato i dirigenti islandese sullo stesso piano degli elettori.
Il Capo di Stato, Olafur Ragnar Grimsson, si rifiutò di ratificare la legge che avrebbe reso i cittadini dell'Islanda responsabili dei debiti bancari e accettò l’appello al referendum.
Naturalmente la comunità internazionale non fece altro che aumentare la pressione sull'Islanda.
Regno Unito e Paesi Bassi minacciarono di isolare il paese con terribili rappresaglie.
Quando gli islandesi si recarono alle urne, i banchieri stranieri minacciarono di bloccare qualsiasi aiuto
dal Fondo Monetario Internazionale.
Il governo britannico minacciò di congelare i risparmi islandesi e i conti correnti.
Come disse Grímsson: "Ci dissero che se rifiutavamo le condizioni della comunità internazionale, saremmo diventati la Cuba del Nord. Ma se avessimo accettato, saremmo diventati la Haiti del nord "(Quante volte ho scritto che quando i cubani vedono lo stato deplorevole dei loro vicini di casa, Haiti, si considerano fortunati?)
Nel referendum del marzo 2010, il 93% votò contro il rimborso del debito.
Il FMI congelò immediatamente i prestiti. Ma la rivoluzione (non trasmessa in TV negli Stati Uniti) non si fece intimidire.
Con il supporto di una cittadinanza furiosa, il governo avviò indagini civili e penali sui responsabili della crisi finanziaria.
L’Interpol emise un mandato di arresto internazionale per l'ex presidente di Kaupthing, Sigurdur Einarsson, e per altri banchieri coinvolti che fuggirono dal paese.
Ma gli islandesi non si fermarono qui: si decise di redigere una nuova costituzione che liberò il paese dallo strapotere della finanza internazionale e dal denaro virtuale.
(Quella che era in vigore era stata scritta nel momento in cui l'Islanda ottenne l'indipendenza dalla Danimarca nel 1918, l'unica differenza con la costituzione danese era che la parola "Presidente" che fu sostituita alla parola "Re").
Per scrivere la nuova costituzione, il popolo islandese elesse 25 cittadini scelti tra 522 adulti che non appartenevano ad alcun partito politico, ma che erano raccomandati da almeno trenta cittadini.
Questo documento non è stato il lavoro di un manipolo di politici, ma è stato scritto su Internet.
Le riunioni della Costituente furono trasmesse on-line, i cittadini potevano presentare le loro osservazioni e suggerimenti, aiutando il documento a prendere forma.
La Costituzione, che deriva da questo processo di partecipazione democratica, verrà presentata al Parlamento per l'approvazione dopo le prossime elezioni.
Alcuni lettori ricorderanno il collasso agrario dell'Islanda del IX secolo che fu illustrato nel libro di Jared Diamond “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere“.
Oggigiorno, questo paese si sta riprendendo dal suo collasso finanziario in una forma del tutto contraria ai criteri che generalmente si consideravano inevitabili, come ha ieri confermato il nuovo direttore del FMI, Christine Lagarde, a Fareed Zakaria.
Al popolo greco hanno detto che la privatizzazione del settore pubblico è l'unica soluzione.
E i cittadini italiani, spagnolo e portoghesi affrontano la stessa minaccia.
Si deve guardare all'Islanda.
Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri:
è l'esempio di un piccolo paese che ha indicato chiaramente che il popolo è sovrano.
Ed è per questo che non appare nelle notizie.

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Scritto da fabio
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Domenica 27 Novembre 2011 20:55 |
GARROTA: DALLA PARTE SBAGLIATA

Dopo un paio d'anni di attesa, cambi di formazione e problemi vari vede finalmente la luce l'album di debutto della formazione comasco - varesina GARROTA a seguito del demo autoprodotto di qualche anno fa.
Il CD contiene dodici tracce di Oi! italiano grezzo e "bastardo" al punto giusto, senza particolari pretese di "originalità artistica", ma ben suonato e sentito da giovani rasati abituati a vivere la strada quotidianamente, subendo sulla propria pelle le conseguenze delle loro scelte.
Nessuno dei brani del demo viene qui riproposto, ma lo stile non si discosta molto dalla genuina irruenza del lavoro di debutto: puro Oi! senza fronzoli e senza concessioni alle mode metal-core degli ultimi anni.
Undici sono i brani originali inediti più una cover azzeccatissima della splendida "Iron Plate" degli indimenticati Fronte Del Porto.
I testi parlano di vita di strada, amicizia, birra, divertimento, ma anche di morti sul lavoro, orgoglio nazionale, rifiuto di quelle istituzioni che non stanno mai dalla parte del popolo ma che sono sempre ben presenti quando si tratta di reprimere chi non si allinea ad un certo sistema o modo di vivere.
I ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro in studio ed i suoni del CD, ben pompati e definiti, sono l'unico accenno di modernità sopra una struttura musicale e melodica saldamente ancorata ai gloriosi anni '80 e '90.
Lo sconsiglio a chi é alla continua ricerca di nuovi stili e tendenze d'avanguardia mentre é d'obbligo per chi é cresciuto in scarponi e bretelle e pensa ancora che la "solita vecchia roba" sia sempre la musica migliore.
Prodotto da
BARRACUDA RECORDS
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Scritto da corsaro lariano
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Venerdì 25 Novembre 2011 12:43 |
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di Giulietto Chiesa, tratto da www.ilfattoquotidiano.it
Vincendo la nausea affacciamoci sul dopo Berlusconi.
Monti arriva come commissario al quadrato. I suoi vice saranno gl’ispettori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea. Come in Grecia. Inizia un’altra repubblica: la terza? Che annuncia di voler cancellare la sovranità nazionale dell’Italia, la Costituzione Repubblicana, ogni forma di reale espressione della volontà popolare (avete visto gli strilli dei “mercati” contro l’ipotesi del referedum greco?).
Il Presidente della Repubblica ha costruito la via d’uscita di Berlusconi facendo mosse assai dubbie dal punto di vista della legalità costituzionale, che avrebbe dovuto difendere strenuamente. Era il suo compito, che non ha saputo e voluto attuare mentre firmava tutto ciò che arrivava da Palazzo Chigi. E che oggi palesemente ignora.
Ne viene fuori un governo della casta, che verrà definito di “salvezza nazionale”, ovvero “tecnico”. False la prima e la seconda definizione. Perché, primo, non salverà il paese ma obbedirà al diktat della finanza, colpendo la popolazione; secondo, sarà il più politico dei governi del secondo dopoguerra: perché sancisce l’assoggettamento del nostro paese a un “governo” straniero e ostile (e non mi si venga a dire che sudditi lo eravamo già, perché questa eterodirezione è l’inizio di un cambio d’epoca orwelliano).
La prova? Tutte le componenti della casta (che entrerà a frotte nel Governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs) parlano della necessità di attuare “misure impopolari”. Cioè antipopolari. Ma guarda che democratici!
Molti si illudono che Monti voglia fare qualche cosa di buono. Ma lui non è qui per questo.Neanche per fare una decente legge elettorale. Lui viene qui per “rieducare” gli italiani alla religione del Debito. Lui arriva per eseguire gli ordini della Banca Centrale Europea, i 39 punti, la lettera di Draghi-Trichet. Un maoista dei nostri tempi: “educare il popolo”. L’ha perfino detto, con riferimento alla Grecia. Adesso lo farà con noi, se gli riesce.
Che fare? Occorre mobilitare la più vasta opposizione sociale e prepararsi a costruire una nuovaopposizione politica. Respingere l’”ordine di servizio” preparato dal Quirinale su indicazione dei grandi centri finanziari dell’Occidente.
Occorrerebbe un governo di saggi che, protetti dalla loro statura morale, dal loro prestigio intellettuale, dalle loro conoscenze, siano in grado di sconfiggere le potenti pressioni che si eserciteranno contro di loro, e che varino una nuova legge elettorale, rigorosamente proporzionale, per le elezioni di tutti gli ordini e gradi. Il loro compito sarebbe quello di liquidare la finzione del bipolarismo, che adesso si sgretola sotto i nostri occhi. Qualcuno si chiederà: ci sono questi uomini e queste donne? Io so che ci sono, potrei farne l’elenco. Ma Napolitano non è andato a consultare loro. Ha consultato le mummie e quelli che tirano i fili per farle muovere.
Poi occorrerebbe andare a votare in tempi rapidi. Uso il condizionale perché so bene che questo non avverrà. Ma so anche che il Governo Nmgs difficilmente durerà due anni. Perché la crisi sta precipitando. Annunciano “riforme” per la crescita. Ma tutti gli indicatori dicono che noi andremo in recessione, insieme all’intera Europa. Dunque la crisi arriverà ben presto, o la faranno precipitare “loro”, i “proprietari universali” (e per le grandi masse non farà differenza alcuna, perché in entrambe le varianti a pagare saranno loro).
Secondo: il debito, che ora viene usato come una spada sul capo degli italiani, non può e non deve essere “onorato” con manovre che ridurranno drasticamente non solo il tenore di vita di larghissime masse popolari, ma annulleranno i loro diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione Italiana. Il debito è una truffa ai danni dei molti, a vantaggio dei pochissimi. Il debito è iniquo e illegale. Lo paghino coloro che ne sono stati i responsabili.
Noi ci attestiamo sui nostri diritti costituzionali. A essi non abbiamo rinunciato e non intendiamo rinunciare. La Costituzione ci dà il diritto e il dovere di difenderci contro ogni violazione delle sue norme.
La sovranità che abbiamo delegato a questa Europa non è stata usata nei nostri interessi, e in armonia con i nostri principi costituzionali. Abbiamo dunque il diritto di chiederne la restituzione. Almeno fino a che questa Europa cessi di essere lo scranno dei banchieri e cominci a corrispondere alle nostre aspettative.
Si dia dunque modo al popolo di esprimersi in tempi brevi sul tema del debito: con unreferendum. L’Italia può e deve farlo, anche se alla Grecia è stato impedito. Compito di un presidente della Repubblica avrebbe dovuto essere, tra gli altri, quello di sottrarre il paese al ricatto dei potenti, siano essi interni o esterni. Nel nome della Costituzione. Se non lo fa lui, lo faremo noi.

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Scritto da Nazionalpopolare
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Lunedì 21 Novembre 2011 19:30 |
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Si informano tutti gli interessati che, per problemi di salute, il reduce Emilio Maluta non sarà presente, come precedente comunicato, alla conferenza "Gioventù in trincea" fissata per il 26 novembre p.v. . Al suo posto, assieme a Velia Mirri, reduce del Servizio Ausiliare Femminile, potrete ascoltare le esperienze del Sig. Gianni Castiglioni, reduce del 3° Reggimento Bersaglieri.
Cogliamo l'occasione per porgere i più sinceri auguri di pronta guarigione al carissimo Emilio, certi di poter riproporre le sua testimonianza in data futura.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Novembre 2011 20:27 |
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Scritto da fabio
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Lunedì 21 Novembre 2011 15:20 |
DOPO SEI ANNI FORZA NUOVA COMO TORNA AD AVERE UNA SEDE
Pubblichiamo il seguente comunicato stampa così come ricevuto da FN

Dopo 6 anni dalla chiusura della vecchia sede in via Valmulini e moltissimo impegno da parte dei suoi Militanti, Forza Nuova torna con la sua sezione a Como. La nuova sede – fortemente voluta dai militanti ai quali il “destino” ha dato sicuramente una mano – è proprio dove se ne sentiva di più il bisogno, nel cuore dell’area\ghetto del comune di Como, ormai completamente “colonizzata” da arabi, indiani, africani e cinesi, una zona lasciata da tempo a se stessa, nella totale indifferenza delle istituzioni: p.za san Rocco, precisamente in via Napoleona, 1. La sede verrà inaugurata sabato 19 novembre 2011 alle ore 11:00 con la presenza del Segretario Nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore, del Coordinatore Regionale Salvatore Ferrara e del Responsabile Provinciale Giuseppe Fontana. Forza Nuova si pone come ultimo baluardo di civiltà in una società che sta scivolando sempre di più sul piano inclinato del relativismo morale, della decadenza e dell’inciviltà. In un mondo dove valori come Dio, Patria e Famiglia vengono dimenticati dai più, Forza nuova si schiera a fianco degli italiani che vogliono rialzare la testa dopo anni di delusioni, di menzogne e di tradimenti. La nostra presenza non sarà esclusivamente un presidio costante in quella zona – ormai degradata - della città, ma sarà caratterizzata da un’azione dinamica e propositiva, parteciperemo ai consigli comunali locali per far sentire la nostra voce, le nostre istanze e le nostre lamentele: dal sottopassaggio di via Napoleona ormai ridotto a sordido pisciatoio per disadattati, fino agli innumerevoli sprechi di denaro pubblico compiuti dagli amministratori locali ai danni dei cittadini onesti. Riteniamo che la sede di via Napoleona sia una grande vittoria per Forza Nuova e per gli italiani residenti nella zona: il nostro Movimento si fortifica nell’impegno attivo e costante a tutela dei cittadini. L'obiettivo del nucleo forzanovista lariano è quello di non limitare il presidio permanente di via Napoleona esclusivamente a sede partitica, ma di creare un vero e proprio centro di aggregazione di tutte le realtà politiche e associative comasche facenti capo alla cosidetta "galassia nazionalista identitaria" sia in nome della fraternità cameratesca che ci contraddistingue sia nella ricerca, quantomeno in ambito locale, di quell'unità politica che troppe volte in passato è venuta meno. Obiettivo ambizioso, ma comunque raggiungibile è la costituzione di un fronte unitario mosso da una limpida connotazione sociale e nazionale che sappia opporsi con decisione al duopolio centro-destra/centro-sinistra che a Como come a Cantù, a Erba come in Provincia ha dimostrato e dimostra quotidianamente la propria politica fallimentare e il tradimento palese di centinaia di migliaia di elettori. Mai come oggi l’Italia e l’Europa hanno attraversato una così profonda crisi economica, identitaria e morale orchestrata da ben noti “pupari del sistema”, proprio nei momenti peggiori c’è bisogno di una speranza, di una Forza Nuova, formata da italiani con la voglia di impegnarsi in una politica “di strada” lontana anni luce dai giochi di palazzo e dalle alleanze di partito: Noi non scendiamo a compromessi, Noi non vogliamo mischiarci con i pavidi politicanti genuflessi di fronte ad un sistema in avanzato stato di decomposizione. Lariano è giunta l’ora di alzare la testa.

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Ultimo aggiornamento Sabato 26 Novembre 2011 19:43 |
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Scritto da corsaro lariano
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Venerdì 18 Novembre 2011 23:55 |
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I banchieri creano i disastri e poi vengono chiamati al governo di quei paesi che hanno contribuito a distruggere, di fatto, oggi, Goldman Sachs governa il Vecchio Continente.
Mario Draghi, neo governatore della BCE, è stato vice-presidente GS per l'Europa dal 2002 al 2005, Mario Monti, consigliere internazionale dal 2005, mentre Lucas Papademos, nuovo premier greco, era governatore della banca centrale del suo paese quando Goldman Sachs truccò i conti dei bilanci greci per trarne un enorme vantaggio economico.
Goldman Sachs è stata, con la fallita Lehman Brothers, uno dei principali autori della truffa internazionale dei mutui subprime, concessi negli Usa a persone economicamente poco affidabili, quindi trasformati in obbligazioni ad altissimo rischio e mescolati a titoli più affidabili, per trasformare il tutto in un prodotto vendibile sia a clienti istituzionali che a piccoli risparmiatori, il tutto con la complicità criminale delle principali agenzie di rating. Nel 2008 c’è stata l’implosione di questo sistema è lo scoppio della bolla speculativa che ha, di fatto, innescato la crisi mondiale.
Il doppiogiochismo di questa banca d’affari è stato, a dir poco, incredibile; se da un lato Goldman Sachs invitava pubblicamente ad acquistare i prodotti infetti dal disastro surprime, dall’altro, inviava un rapporto riservato di 54 pagine in cui invitava caldamente i suoi collaboratori a disfarsene quanto prima, e a trarre vantaggio economico speculando pesantemente sulla crisi europea.
E’ quantomeno singolare che, per salvare Italia, Grecia ed Europa siano stati chiamati tre personaggi che in qualche modo ruotano attorno a Goldman Sachs, Draghi, Papademos e Monti, specificatamente, il Professor Mario Monti; ex presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista e ipermondialista fondato nel 1973 da David Rockefeller; e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, laureatosi a Yale, sede di S&B, setta massonica che teorizza il Nuovo Ordine Mondiale.
Ci troviamo di fatto, di fronte ad un nuovo progetto di instaurazione di un nuovo ordine finanziario, le più grandi banche mondiali (artefici della crisi) hanno piazzato i loro uomini nel gangli vitali della finanza europea. Prima dei febbrili cambiamenti che si sono verificati al governo del paese, il giornale “Milano Finanza” scriveva quanto segue: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp (MF)MILANO - Sui mercati si e’ diffusa la voce che sia stata la banca d’affari Goldman Sachs a innescare l’ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano. Neppure l’ombrellino della Bce, con l’acquisto di titoli di Stato italiani, e’ servito ad arrestare il fenomeno. Goldman Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si schiacciano i prezzi dei Btp il più possibile per poi, un attimo prima del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne incetta a prezzi da saldo. L’intervento di Napolitano probabilmente riuscirà a ridurre i tempi dell’ondata speculativa, visto che entro lunedì prossimo si dovrebbe sapere se ci sarà un nuovo governo o si andrà a elezioni anticipate. Questo basterà a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedì sera: in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione più ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece “lo scenario peggiore per i mercati” e in questo caso la Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e’ evidente che salirebbe alle stelle. “.
E’ evidente a questo punto che Goldman Sachs è in grado di condizionare scelte politiche di un paese sovrano, salvo poi piazzare un suo uomo a “risolvere i problemi”, un po’ come mettere una volpe a guardia di un pollaio, se da un lato uomini Goldman Sachs innescano la crisi, dall’altro uomini Goldman Sachs vengono chiamati a risolverla, in una situazione di sovranità popolare sospesa, attraverso un vero e proprio Golpe Finanziario.
Ma, come spesso accade, la stragrande maggioranza dei cittadini ignora tutto ciò, ammaliata dai curricula dei nuovi padroni, dalla faccia da “brave persone” e rapiti dall’affidabilità così potentemente pubblicizzata dai mass media.
Henry Ford disse “Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.” Ma i nuovi padroni del mondo stiano tranquilli, la gente è troppo ottusa e limitata per capire certe dinamiche e certi meccanismi, applaudano il Buon Professore e si preparino a calare le braghe come sempre.
Alessio Zanatta

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