|
Come ad ogni appuntamento elettorale eccoci nuovamente Costretti a far da spettatori (paganti) allo squallore di un sistema politico che nella sua autoreferenzialità sembra ormai aver trovato l’unica ragione di vita. Firme consegnate in ritardo, decreti “interpretativi” avallati da un capo di stato che non ho amato prima, perché parte sostanziale di quell’antifascismo retorico e antistorico di cui il suo entourage si eresse paladino, e non amo ora perché asservito in maniera quasi totalmente acritica alla dittatura liberal-liberista del piccolo Bush nostrano. Una tornata elettorale come sempre monopolizzata da un unico blocco che finge di litigare su questioni ridicole mentre i reali problemi del paese vengono abbandonati agli opposti estremi ben consapevoli che, causa l’inqualificabile legge sullo sbarramento, essi non potranno trovare alcuno spazio utile di discussione nelle sedi che sarebbero quelle opportune. E così nel mentre monta la polemica su questioni vitali per il paese come il Legittimo Sospetto o l’Ora di Shoah nelle scuole dell’obbligo, salgono a 13 gli imprenditori suicidatisi nel Nordest a causa di una crisi che la cricca di Palazzo insiste a negare o a nascondere, la disoccupazione cresce a dismisura creando un circolo vizioso per mezzo del quale meno occupati uguale meno consumi, uguale meno produzione uguale ancora meno occupati , i tetti delle fabbriche sono sempre più carichi di cassintegrati disperati e, dando uno sguardo fuori dai confini, in grecia sta già esplodendo nelle strade la rabbia di un popolo che ha deciso di dire basta.
In questo quadro allarmante e surreale, "A noi dev'essere proprio il coraggio del radicalismo, il No detto alla decadenza politica in tutte le sue forme, sia di sinistra, sia di una presunta destra" (cit. J.Evola), e facciamo la scelta più radicale di tutte, quella di fregarcene delle elezioni e di continuare a lavorare assiduamente sul territorio di competenza, facendo cultura, divulgazione, sociale, (contro)informazione, aggregazione, creando una rete di sinergie militanti tra le strutture caratterizzate dal medesimo background ideologico, rimanendo ai “margini della foresta” con un occhio a ciò che accade nel circo del sistema che non ci appartiene, ma mani, piedi e cervello tra le strade e nelle piazze, lontani dagli squilli di tromba del richiamo forte del sapor di poltrona.
Noi che del rigore dottrinale e del radicalismo ideologico facciamo una ragione di vita non scendiamo a compromessi, non scegliamo il meno peggio, non mendichiamo posti in cambio di nulla, non rientra nel nostro DNA elemosinare squallidi angoli in sperduti consigli comunali per avere il riconoscimento formale che qualcosa di buono stiamo facendo, lo sappiamo, ce lo dice la gente comune, i riscontri che otteniamo e i ragazzi che ogni giorno fanno attività come le nostre, non abbiamo bisogno di sentircelo dire da nessun’altro, a maggior ragione da coloro che risiedono permanentemente negli anfratti malsani del sistema.
Militia – Como rafforza e ribadisce la scelta apartitica che fece alla sua nascita, oggi con maggior convinzione di ieri, oggi con maggior forza di ieri, supportati idealmente dallo squallore senza precedenti che giorno dopo giorno questo teatrino ci propina, noi siamo di un altro stampo, e che vi piaccia o meno questo “Ordine, blocco di uomini, facente vivente testimonianza del ritorno di un superiore tipo Umano” vi guarda da fuori, vorrebbe ridere se non fosse che il disastro del vostro sistema è anche quello del sistema Italia che state facendo colare a picco.
La rivoluzione è come il vento, e nei consigli comunali, provinciali, o regionali, al caldo e con le finestre chiuse, il vento non passa. Mai.
Alessio Zanatta |