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Militia Como - Distinzione e Tradizione
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Scritto da corsaro lariano
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Lunedì 28 Novembre 2011 19:57 |
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(Tratto da www.sovranitamonetaria.com)
ARRESTATI I BANCHIERI CHE AVEVANO PORTATO LO STATO ISLANDESE ALLA BANCAROTTA.
Si deve guardare all’Islanda. Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri: è l'esempio di un piccolo paese che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Un programma radiofonico italiano parlando della rivoluzione in corso in Islanda ha detto che era un esempio impressionante di quanto poco i nostri media ci raccontano del resto del mondo.
Gli americani potrebbero ricordare che all'inizio della crisi finanziaria del 2008, l'Islanda si dichiarò letteralmente in bancarotta.
Le ragioni sono menzionate solo superficialmente e da allora questo poco conosciuto membro dell'Unione europea è ricaduto nel dimenticatoio.
Come i paesi europei cadono uno dopo l'altro, mettendo in pericolo l'euro, con ripercussioni per tutto il mondo, l'ultima cosa che le autorità vogliono è che l'Islanda si converta in un esempio.
Ecco perché: cinque anni di un regime puramente neoliberista hanno fatto dell’Islanda (popolazione di 320.000 persone senza esercito), uno dei paesi più ricchi del mondo.
Nel 2003 tutte le banche del paese sono state privatizzate, nel tentativo di attirare gli investimenti stranieri, offrendo prestiti on-line, che avendo costi minimi permettevano di offrire tassi di rendimento relativamente alti.
I conti, chiamati "Icesave", attrassero molti piccoli investitori inglesi e olandesi. Però, mentre gli investimenti crescevano, cresceva anche il debito delle banche straniere.
Nel 2003 il debito dell'Islanda era pari a 200 volte il suo PIL, ma nel 2007 raggiunse il 900 per cento.
La crisi finanziaria globale del 2008 è stata il colpo di grazia. Le tre principali banche islandesi, Landbanki, Kapthing e Glitnir, andarono in bancarotta e furono nazionalizzate, mentre la corona islandese perse l'85% del suo valore nei confronti dell'euro.
Alla fine dell’anno l’Islanda dichiarò bancarotta.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la crisi portò al recupero dei diritti sovrani degli islandesi, attraverso un processo partecipativo di democrazia diretta che alla fine ha portato a una nuova costituzione. Ma solo dopo molta pena.
Geir Haarde, Primo Ministro di un governo di coalizione socialdemocratica, negoziò 2,100 miliardi di dollari in prestiti, ai quali i paesi nordici aggiunsero altri 2,5 miliardi.
Tuttavia, la comunità finanziaria internazionale richiedeva all’Islanda di imporre misure drastiche.
Il FMI e l'Unione europea volevano prendere in consegna il suo debito, dicendo che era l'unico modo per il paese di pagare il debito ai Paesi Bassi e Regno Unito, che avevano promesso di rimborsare i propri cittadini.
Le proteste e le rivolte continuarono e alla fine hanno il governo dovette dimettersi. Le elezioni si anticiparono ad aprile 2009, dando luogo ad una coalizione di sinistra
che condannò il sistema economico neoliberista, ma che subito dopo cedette allo stesso che richiedeva che l'Islanda pagasse un totale di 3.500.000 euro.
Tutto ciò richiedeva che ogni cittadino islandese pagasse 100 euro al mese per 15 anni, all'interesse del 5,5%, per pagare un debito del settore privato.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Ciò che è successo dopo è stato straordinario. La convinzione che i cittadini devono pagare per gli errori di un monopolio finanziario che impone di pagare i debiti privati a tutta una nazione andò in frantumi, la relazione tra i cittadini e le istituzioni politiche subì una trasformazione e, alla fine, ha portato i dirigenti islandese sullo stesso piano degli elettori.
Il Capo di Stato, Olafur Ragnar Grimsson, si rifiutò di ratificare la legge che avrebbe reso i cittadini dell'Islanda responsabili dei debiti bancari e accettò l’appello al referendum.
Naturalmente la comunità internazionale non fece altro che aumentare la pressione sull'Islanda.
Regno Unito e Paesi Bassi minacciarono di isolare il paese con terribili rappresaglie.
Quando gli islandesi si recarono alle urne, i banchieri stranieri minacciarono di bloccare qualsiasi aiuto
dal Fondo Monetario Internazionale.
Il governo britannico minacciò di congelare i risparmi islandesi e i conti correnti.
Come disse Grímsson: "Ci dissero che se rifiutavamo le condizioni della comunità internazionale, saremmo diventati la Cuba del Nord. Ma se avessimo accettato, saremmo diventati la Haiti del nord "(Quante volte ho scritto che quando i cubani vedono lo stato deplorevole dei loro vicini di casa, Haiti, si considerano fortunati?)
Nel referendum del marzo 2010, il 93% votò contro il rimborso del debito.
Il FMI congelò immediatamente i prestiti. Ma la rivoluzione (non trasmessa in TV negli Stati Uniti) non si fece intimidire.
Con il supporto di una cittadinanza furiosa, il governo avviò indagini civili e penali sui responsabili della crisi finanziaria.
L’Interpol emise un mandato di arresto internazionale per l'ex presidente di Kaupthing, Sigurdur Einarsson, e per altri banchieri coinvolti che fuggirono dal paese.
Ma gli islandesi non si fermarono qui: si decise di redigere una nuova costituzione che liberò il paese dallo strapotere della finanza internazionale e dal denaro virtuale.
(Quella che era in vigore era stata scritta nel momento in cui l'Islanda ottenne l'indipendenza dalla Danimarca nel 1918, l'unica differenza con la costituzione danese era che la parola "Presidente" che fu sostituita alla parola "Re").
Per scrivere la nuova costituzione, il popolo islandese elesse 25 cittadini scelti tra 522 adulti che non appartenevano ad alcun partito politico, ma che erano raccomandati da almeno trenta cittadini.
Questo documento non è stato il lavoro di un manipolo di politici, ma è stato scritto su Internet.
Le riunioni della Costituente furono trasmesse on-line, i cittadini potevano presentare le loro osservazioni e suggerimenti, aiutando il documento a prendere forma.
La Costituzione, che deriva da questo processo di partecipazione democratica, verrà presentata al Parlamento per l'approvazione dopo le prossime elezioni.
Alcuni lettori ricorderanno il collasso agrario dell'Islanda del IX secolo che fu illustrato nel libro di Jared Diamond “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere“.
Oggigiorno, questo paese si sta riprendendo dal suo collasso finanziario in una forma del tutto contraria ai criteri che generalmente si consideravano inevitabili, come ha ieri confermato il nuovo direttore del FMI, Christine Lagarde, a Fareed Zakaria.
Al popolo greco hanno detto che la privatizzazione del settore pubblico è l'unica soluzione.
E i cittadini italiani, spagnolo e portoghesi affrontano la stessa minaccia.
Si deve guardare all'Islanda.
Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri:
è l'esempio di un piccolo paese che ha indicato chiaramente che il popolo è sovrano.
Ed è per questo che non appare nelle notizie.

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Scritto da fabio
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Domenica 27 Novembre 2011 20:55 |
GARROTA: DALLA PARTE SBAGLIATA

Dopo un paio d'anni di attesa, cambi di formazione e problemi vari vede finalmente la luce l'album di debutto della formazione comasco - varesina GARROTA a seguito del demo autoprodotto di qualche anno fa.
Il CD contiene dodici tracce di Oi! italiano grezzo e "bastardo" al punto giusto, senza particolari pretese di "originalità artistica", ma ben suonato e sentito da giovani rasati abituati a vivere la strada quotidianamente, subendo sulla propria pelle le conseguenze delle loro scelte.
Nessuno dei brani del demo viene qui riproposto, ma lo stile non si discosta molto dalla genuina irruenza del lavoro di debutto: puro Oi! senza fronzoli e senza concessioni alle mode metal-core degli ultimi anni.
Undici sono i brani originali inediti più una cover azzeccatissima della splendida "Iron Plate" degli indimenticati Fronte Del Porto.
I testi parlano di vita di strada, amicizia, birra, divertimento, ma anche di morti sul lavoro, orgoglio nazionale, rifiuto di quelle istituzioni che non stanno mai dalla parte del popolo ma che sono sempre ben presenti quando si tratta di reprimere chi non si allinea ad un certo sistema o modo di vivere.
I ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro in studio ed i suoni del CD, ben pompati e definiti, sono l'unico accenno di modernità sopra una struttura musicale e melodica saldamente ancorata ai gloriosi anni '80 e '90.
Lo sconsiglio a chi é alla continua ricerca di nuovi stili e tendenze d'avanguardia mentre é d'obbligo per chi é cresciuto in scarponi e bretelle e pensa ancora che la "solita vecchia roba" sia sempre la musica migliore.
Prodotto da
BARRACUDA RECORDS
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Scritto da corsaro lariano
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Venerdì 25 Novembre 2011 12:43 |
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di Giulietto Chiesa, tratto da www.ilfattoquotidiano.it
Vincendo la nausea affacciamoci sul dopo Berlusconi.
Monti arriva come commissario al quadrato. I suoi vice saranno gl’ispettori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea. Come in Grecia. Inizia un’altra repubblica: la terza? Che annuncia di voler cancellare la sovranità nazionale dell’Italia, la Costituzione Repubblicana, ogni forma di reale espressione della volontà popolare (avete visto gli strilli dei “mercati” contro l’ipotesi del referedum greco?).
Il Presidente della Repubblica ha costruito la via d’uscita di Berlusconi facendo mosse assai dubbie dal punto di vista della legalità costituzionale, che avrebbe dovuto difendere strenuamente. Era il suo compito, che non ha saputo e voluto attuare mentre firmava tutto ciò che arrivava da Palazzo Chigi. E che oggi palesemente ignora.
Ne viene fuori un governo della casta, che verrà definito di “salvezza nazionale”, ovvero “tecnico”. False la prima e la seconda definizione. Perché, primo, non salverà il paese ma obbedirà al diktat della finanza, colpendo la popolazione; secondo, sarà il più politico dei governi del secondo dopoguerra: perché sancisce l’assoggettamento del nostro paese a un “governo” straniero e ostile (e non mi si venga a dire che sudditi lo eravamo già, perché questa eterodirezione è l’inizio di un cambio d’epoca orwelliano).
La prova? Tutte le componenti della casta (che entrerà a frotte nel Governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs) parlano della necessità di attuare “misure impopolari”. Cioè antipopolari. Ma guarda che democratici!
Molti si illudono che Monti voglia fare qualche cosa di buono. Ma lui non è qui per questo.Neanche per fare una decente legge elettorale. Lui viene qui per “rieducare” gli italiani alla religione del Debito. Lui arriva per eseguire gli ordini della Banca Centrale Europea, i 39 punti, la lettera di Draghi-Trichet. Un maoista dei nostri tempi: “educare il popolo”. L’ha perfino detto, con riferimento alla Grecia. Adesso lo farà con noi, se gli riesce.
Che fare? Occorre mobilitare la più vasta opposizione sociale e prepararsi a costruire una nuovaopposizione politica. Respingere l’”ordine di servizio” preparato dal Quirinale su indicazione dei grandi centri finanziari dell’Occidente.
Occorrerebbe un governo di saggi che, protetti dalla loro statura morale, dal loro prestigio intellettuale, dalle loro conoscenze, siano in grado di sconfiggere le potenti pressioni che si eserciteranno contro di loro, e che varino una nuova legge elettorale, rigorosamente proporzionale, per le elezioni di tutti gli ordini e gradi. Il loro compito sarebbe quello di liquidare la finzione del bipolarismo, che adesso si sgretola sotto i nostri occhi. Qualcuno si chiederà: ci sono questi uomini e queste donne? Io so che ci sono, potrei farne l’elenco. Ma Napolitano non è andato a consultare loro. Ha consultato le mummie e quelli che tirano i fili per farle muovere.
Poi occorrerebbe andare a votare in tempi rapidi. Uso il condizionale perché so bene che questo non avverrà. Ma so anche che il Governo Nmgs difficilmente durerà due anni. Perché la crisi sta precipitando. Annunciano “riforme” per la crescita. Ma tutti gli indicatori dicono che noi andremo in recessione, insieme all’intera Europa. Dunque la crisi arriverà ben presto, o la faranno precipitare “loro”, i “proprietari universali” (e per le grandi masse non farà differenza alcuna, perché in entrambe le varianti a pagare saranno loro).
Secondo: il debito, che ora viene usato come una spada sul capo degli italiani, non può e non deve essere “onorato” con manovre che ridurranno drasticamente non solo il tenore di vita di larghissime masse popolari, ma annulleranno i loro diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione Italiana. Il debito è una truffa ai danni dei molti, a vantaggio dei pochissimi. Il debito è iniquo e illegale. Lo paghino coloro che ne sono stati i responsabili.
Noi ci attestiamo sui nostri diritti costituzionali. A essi non abbiamo rinunciato e non intendiamo rinunciare. La Costituzione ci dà il diritto e il dovere di difenderci contro ogni violazione delle sue norme.
La sovranità che abbiamo delegato a questa Europa non è stata usata nei nostri interessi, e in armonia con i nostri principi costituzionali. Abbiamo dunque il diritto di chiederne la restituzione. Almeno fino a che questa Europa cessi di essere lo scranno dei banchieri e cominci a corrispondere alle nostre aspettative.
Si dia dunque modo al popolo di esprimersi in tempi brevi sul tema del debito: con unreferendum. L’Italia può e deve farlo, anche se alla Grecia è stato impedito. Compito di un presidente della Repubblica avrebbe dovuto essere, tra gli altri, quello di sottrarre il paese al ricatto dei potenti, siano essi interni o esterni. Nel nome della Costituzione. Se non lo fa lui, lo faremo noi.

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Scritto da Nazionalpopolare
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Lunedì 21 Novembre 2011 19:30 |
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Si informano tutti gli interessati che, per problemi di salute, il reduce Emilio Maluta non sarà presente, come precedente comunicato, alla conferenza "Gioventù in trincea" fissata per il 26 novembre p.v. . Al suo posto, assieme a Velia Mirri, reduce del Servizio Ausiliare Femminile, potrete ascoltare le esperienze del Sig. Gianni Castiglioni, reduce del 3° Reggimento Bersaglieri.
Cogliamo l'occasione per porgere i più sinceri auguri di pronta guarigione al carissimo Emilio, certi di poter riproporre le sua testimonianza in data futura.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Novembre 2011 20:27 |
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Scritto da fabio
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Lunedì 21 Novembre 2011 15:20 |
DOPO SEI ANNI FORZA NUOVA COMO TORNA AD AVERE UNA SEDE
Pubblichiamo il seguente comunicato stampa così come ricevuto da FN

Dopo 6 anni dalla chiusura della vecchia sede in via Valmulini e moltissimo impegno da parte dei suoi Militanti, Forza Nuova torna con la sua sezione a Como. La nuova sede – fortemente voluta dai militanti ai quali il “destino” ha dato sicuramente una mano – è proprio dove se ne sentiva di più il bisogno, nel cuore dell’area\ghetto del comune di Como, ormai completamente “colonizzata” da arabi, indiani, africani e cinesi, una zona lasciata da tempo a se stessa, nella totale indifferenza delle istituzioni: p.za san Rocco, precisamente in via Napoleona, 1. La sede verrà inaugurata sabato 19 novembre 2011 alle ore 11:00 con la presenza del Segretario Nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore, del Coordinatore Regionale Salvatore Ferrara e del Responsabile Provinciale Giuseppe Fontana. Forza Nuova si pone come ultimo baluardo di civiltà in una società che sta scivolando sempre di più sul piano inclinato del relativismo morale, della decadenza e dell’inciviltà. In un mondo dove valori come Dio, Patria e Famiglia vengono dimenticati dai più, Forza nuova si schiera a fianco degli italiani che vogliono rialzare la testa dopo anni di delusioni, di menzogne e di tradimenti. La nostra presenza non sarà esclusivamente un presidio costante in quella zona – ormai degradata - della città, ma sarà caratterizzata da un’azione dinamica e propositiva, parteciperemo ai consigli comunali locali per far sentire la nostra voce, le nostre istanze e le nostre lamentele: dal sottopassaggio di via Napoleona ormai ridotto a sordido pisciatoio per disadattati, fino agli innumerevoli sprechi di denaro pubblico compiuti dagli amministratori locali ai danni dei cittadini onesti. Riteniamo che la sede di via Napoleona sia una grande vittoria per Forza Nuova e per gli italiani residenti nella zona: il nostro Movimento si fortifica nell’impegno attivo e costante a tutela dei cittadini. L'obiettivo del nucleo forzanovista lariano è quello di non limitare il presidio permanente di via Napoleona esclusivamente a sede partitica, ma di creare un vero e proprio centro di aggregazione di tutte le realtà politiche e associative comasche facenti capo alla cosidetta "galassia nazionalista identitaria" sia in nome della fraternità cameratesca che ci contraddistingue sia nella ricerca, quantomeno in ambito locale, di quell'unità politica che troppe volte in passato è venuta meno. Obiettivo ambizioso, ma comunque raggiungibile è la costituzione di un fronte unitario mosso da una limpida connotazione sociale e nazionale che sappia opporsi con decisione al duopolio centro-destra/centro-sinistra che a Como come a Cantù, a Erba come in Provincia ha dimostrato e dimostra quotidianamente la propria politica fallimentare e il tradimento palese di centinaia di migliaia di elettori. Mai come oggi l’Italia e l’Europa hanno attraversato una così profonda crisi economica, identitaria e morale orchestrata da ben noti “pupari del sistema”, proprio nei momenti peggiori c’è bisogno di una speranza, di una Forza Nuova, formata da italiani con la voglia di impegnarsi in una politica “di strada” lontana anni luce dai giochi di palazzo e dalle alleanze di partito: Noi non scendiamo a compromessi, Noi non vogliamo mischiarci con i pavidi politicanti genuflessi di fronte ad un sistema in avanzato stato di decomposizione. Lariano è giunta l’ora di alzare la testa.

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Ultimo aggiornamento Sabato 26 Novembre 2011 19:43 |
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Scritto da corsaro lariano
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Venerdì 18 Novembre 2011 23:55 |
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I banchieri creano i disastri e poi vengono chiamati al governo di quei paesi che hanno contribuito a distruggere, di fatto, oggi, Goldman Sachs governa il Vecchio Continente.
Mario Draghi, neo governatore della BCE, è stato vice-presidente GS per l'Europa dal 2002 al 2005, Mario Monti, consigliere internazionale dal 2005, mentre Lucas Papademos, nuovo premier greco, era governatore della banca centrale del suo paese quando Goldman Sachs truccò i conti dei bilanci greci per trarne un enorme vantaggio economico.
Goldman Sachs è stata, con la fallita Lehman Brothers, uno dei principali autori della truffa internazionale dei mutui subprime, concessi negli Usa a persone economicamente poco affidabili, quindi trasformati in obbligazioni ad altissimo rischio e mescolati a titoli più affidabili, per trasformare il tutto in un prodotto vendibile sia a clienti istituzionali che a piccoli risparmiatori, il tutto con la complicità criminale delle principali agenzie di rating. Nel 2008 c’è stata l’implosione di questo sistema è lo scoppio della bolla speculativa che ha, di fatto, innescato la crisi mondiale.
Il doppiogiochismo di questa banca d’affari è stato, a dir poco, incredibile; se da un lato Goldman Sachs invitava pubblicamente ad acquistare i prodotti infetti dal disastro surprime, dall’altro, inviava un rapporto riservato di 54 pagine in cui invitava caldamente i suoi collaboratori a disfarsene quanto prima, e a trarre vantaggio economico speculando pesantemente sulla crisi europea.
E’ quantomeno singolare che, per salvare Italia, Grecia ed Europa siano stati chiamati tre personaggi che in qualche modo ruotano attorno a Goldman Sachs, Draghi, Papademos e Monti, specificatamente, il Professor Mario Monti; ex presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista e ipermondialista fondato nel 1973 da David Rockefeller; e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, laureatosi a Yale, sede di S&B, setta massonica che teorizza il Nuovo Ordine Mondiale.
Ci troviamo di fatto, di fronte ad un nuovo progetto di instaurazione di un nuovo ordine finanziario, le più grandi banche mondiali (artefici della crisi) hanno piazzato i loro uomini nel gangli vitali della finanza europea. Prima dei febbrili cambiamenti che si sono verificati al governo del paese, il giornale “Milano Finanza” scriveva quanto segue: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp (MF)MILANO - Sui mercati si e’ diffusa la voce che sia stata la banca d’affari Goldman Sachs a innescare l’ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano. Neppure l’ombrellino della Bce, con l’acquisto di titoli di Stato italiani, e’ servito ad arrestare il fenomeno. Goldman Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si schiacciano i prezzi dei Btp il più possibile per poi, un attimo prima del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne incetta a prezzi da saldo. L’intervento di Napolitano probabilmente riuscirà a ridurre i tempi dell’ondata speculativa, visto che entro lunedì prossimo si dovrebbe sapere se ci sarà un nuovo governo o si andrà a elezioni anticipate. Questo basterà a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedì sera: in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione più ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece “lo scenario peggiore per i mercati” e in questo caso la Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e’ evidente che salirebbe alle stelle. “.
E’ evidente a questo punto che Goldman Sachs è in grado di condizionare scelte politiche di un paese sovrano, salvo poi piazzare un suo uomo a “risolvere i problemi”, un po’ come mettere una volpe a guardia di un pollaio, se da un lato uomini Goldman Sachs innescano la crisi, dall’altro uomini Goldman Sachs vengono chiamati a risolverla, in una situazione di sovranità popolare sospesa, attraverso un vero e proprio Golpe Finanziario.
Ma, come spesso accade, la stragrande maggioranza dei cittadini ignora tutto ciò, ammaliata dai curricula dei nuovi padroni, dalla faccia da “brave persone” e rapiti dall’affidabilità così potentemente pubblicizzata dai mass media.
Henry Ford disse “Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.” Ma i nuovi padroni del mondo stiano tranquilli, la gente è troppo ottusa e limitata per capire certe dinamiche e certi meccanismi, applaudano il Buon Professore e si preparino a calare le braghe come sempre.
Alessio Zanatta

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Scritto da fabio
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Venerdì 11 Novembre 2011 17:22 |
HAMMERFEST 2011

GRANDE EVENTO TARGATO SKINHOUSE!!!!!
NON MANCATE!!!!!!!!!!!!! |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Novembre 2011 19:39 |
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Scritto da fabio
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Martedì 08 Novembre 2011 18:18 |
LE SOFFERENZE E L'ESTREMA SCELTA DEI PRIGIONIERI POLITICI DI LONG KESH: LA STORIA DEGLI HUNGER STRIKERS

Lo sciopero della fame nordirlandese, svoltosi nel carcere di Long Kesh, noto anche come MAZE, dal 1 marzo al 3 ottobre 1981, è stato senza ombra di dubbio uno degli eventi più importanti nella storia della questione irlandese del '900.
Dopo che i detenuti repubblicani non ottennero lo status di prigionieri politici che il governo britannico aveva tolto loro fin dal 1976, i prigionieri decisero di intraprendere un pesante sciopero della fame che doveva terminare quando il governo inglese avrebbe accettato i loro 5 punti:
1)diritto di indossare i propri vestiti e non la divisa carceraria
2)diritto di non svolgere il lavoro carcerario
3)diritto di libera associazione con i detenuti durante le ore d'aria
4)diritto di avere reintegrata la remissione di metà della pena, sospesa per le proteste
5)diritto di ricevere pacchi e posta settimanali
Il governo britannico non intendeva cedere alle richieste dei detenuti per non compromettere la propria strategia di criminalizzazione del movimento repubblicano; questa strategia mirava a presentare i detenuti dell'IRA come criminali comuni privi di qualsiasi motivazione politica.

Il primo a rifiutare il cibo fu BOBBY SANDS l'1 marzo 1981; il secondo a digiunare fu FRANCIS HUGES il 15 marzo, seguito una settimana dopo da RAYMOND MC CREESH e da PATSY O'HARA.
nel 1981 Bobby Sands viene eletto come leader nazionalista alla guida del parito irlandese contrapposto a quello britannico per le elezioni; in caso di vittoria avrebbe dovuto soddisfare i diritti dei prigionieri politici nelle carceri inglesi di Long Kesh.
Alla fine di un tormentato e burrascoso periodo elettorale, il partito di Bobby Sands (sempre in carcere e sempre scioperante) vince superando l'avversario inglese West con 30492 voti contro i 29046.
Sembrò per un attimo che la vittoria irlandese e le pressioni internazionali potessero far arrivare ad un accordo inglesi e irlandesi ma Margaret Thatcher rimase inamovibile e tutto rimase uguale.
Agli hunger strikers (il nome dei detenuti che scioperavano) non rimase che continuare il loro sciopero della fame consapevoli che sarebbero morti tra le sbarre di Long Kesh.
Il 5 maggio 1981 Sands morì dopo 66 giorni di digiuno, e venne sostituito nello sciopero da JOE MCDONNELL.
il 13 maggio fu la volta di Francis Huges a morire e poi, il 21 maggio, morirono a distanza di poche ore McCreesh e O'Hara; tutti e tre vennero sostituiti da altri detenuti.
Dopo i primi morti si tentarono alcune trattative ma non soddisfarono i detenuti e alla morte di un altro prigioniero nel 1981, Joe McDonnell, per le strade di Belfast si scatenò una violenza inaudita contro gli invasori inglesi.
A quel punto non vi furono più passi avanti e lo sciopero si trasformò in uno scontro di volontà tra Margaret Thatcher e i detenuti che, per lealtà, non erano pronti ad accettare niente di meno di ciò per cui i loro compagni erano morti, ed erano anche pronti a disubbidire ad un eventuale ordine dell'IRA di cessare lo sciopero.
Il 13 luglio morì MARTIN HURSON, l'1 agosto fu la volta di KEVIN LYNCH, mentre il giorno seguente si spense anche KIERAN DOHERTY che durante lo sciopero della fame fu eletto al DAYL EIRANN, il parlamento irlandese.
L'8 agosto morì THOMAS MCELWEE, cugino di Francis Huges e il 20 agosto, mentre moriva il decimo detenuto, la moglie di PATRICK MCGEOWN fu la seconda ad autorizzare l'intervento medico quando suo marito entrò in coma.
Dato che le famiglie di coloro che stavano ancora digiunando avevano dichiarato in maggioranza che avrebbero autorizzato l'intervento medico, i detenuti compresero che ormai lo sciopero non aveva più senso e il 3 ottobre del 1981 annunciarono la fine del digiuno.
Poco dopo il governo britannico annunciò una revisione del sistema carcerario, concedendo ai detenuti la maggior parte delle loro richieste.

La conseguenza maggiore dello sciopero della fame, oltre ad un indubbia propaganda per la causa repubblicana in Irlanda e all'estero, fu quella di far aprire gli occhi al movimento repubblicano sulla necessità di affiancare alla lotta armata una strategia politica che prevedesse anche la partecipazione alle elezioni, da sempre un tabù per i nazionalisti irlandesi.
Ciò portò alla crescita e al rafforzamento del partito nazionalista irlandese SINN FEIN (dal gaelico NOI STESSI), braccio politico dell'IRA.

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Ultimo aggiornamento Martedì 22 Novembre 2011 07:14 |
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Scritto da fabio
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Martedì 08 Novembre 2011 17:05 |
IL DOMINIO INGLESE IN IRLANDA E LA NASCITA DELL'IRA
Il nome dell’ Ira è comparso per la prima volta il 29 aprile del 1916, quando Pearse fece uscire dal suo rifugio in Moore Street una bandiera bianca con il messaggio: “ Il comandante in capo dell’ Irish republican Army desidera trattare con il comandante in capo delle truppe britanniche di istanza in Irlanda. A differenza della gran parte dei movimenti rivoluzionari, che trionfano o falliscono in poco tempo, l’ Ira è un caso eccezionale dato la sua funzionalità ininterrotta per più di mezzo secolo e poi ripresa. Una plausibile spiegazione di questa continuità va attribuita probabilmente al carattere esclusivamente militare dell’ Ira, che contrasta la prassi generica della maggior parte degli altri movimenti rivoluzionari. Questo tipo di spiegazione è sostenuta anche dagli stessi appartenenti all’ Ira. Un partito per quanto possa essere rivoluzionario è destinato ad anteporre la sua sopravvivenza sugli obbiettivi preposti; inoltre non v’è dubbio un partito funziona meglio in condizioni di legalità. Per quanto riguarda il seguito popolare che l’Ira ha mantenuto, con i naturali alti e bassi, deriva dalla continutià storica della divisione fra coloni britannici ed indigeni gaelici. La tradizione del movimento repubblicano irlandese nasce però nel 1798 con l’ insurrezione degli Uniter Irishmen di Wolfe Tone. E ogni anno per celebrare questa continuità sulla tomba di Tone l’ Ira riafferma la propria fedeltà alla repubblica. Il lunedì di pasqua del 1916 ,un migliaio di uomini armati, comandati da Pearse e Connolly,tenta una sollevazione generale, occupando il centro di Dublino e proclamando la repubblica , “in nome di Dio e delle generazioni di morti da cui essa riceve le sue antiche tradizioni di indipendenza nazionale”. Gli insorti rimangono isolati e il tentativo di sollevamento generale fallisce; dopo una settimana di scontri i ribelli superstiti sono costretti ad arrendersi. I sopravvissuti sono portati in prigioni fra i dublinesi indifferenti. E’ proprio quest’ idea del sacrificio di sangue il simbolo di una volontà di indipendenza che con il martirio si fortifica. L’Ira d’altronde ha sempre seguito il motto di Mac Swiney : Non sono coloro che possono infliggere i peggiori mali, ma coloro che sanno sopportare i peggiori dolori che alla fine trionferanno”. Il sacrificio del 1916 porta agli effetti voluti: Sinn Fein, il partito indipendentista irlandese, trova il trionfo elettorale del 1918 (da sette a settanta seggi). L’organizzazione militare dell’ Ira duramente colpita dopo pasqua non si smembra, anzi trova la forza di riorganizzarsi ed armare l’intera isola. Nel 1919 i deputati del parlamento secessionista e degli Irish Volunteers, che si uniranno all’Ira quest’ultima diverrà ufficialmente l’esercito nazionale agli ordini del governo clandestino del Sinn Fein. La guerra d’indipendenza, a differenza dell’insurrezione di pasqua, non verrà pianificata in anticipo, ma piuttosto sarà un accomulamento di una serie di incidenti locali, in cui i comandanti periferici dell’Ira agiscono per propria iniziativa. Nel periodo che va dal 1919 al 1920 vi è un escalation progressiva di incidenti: attacchi alle forze di polizia e furti di armi. Nell’anno seguente gli “squad” di Collins arrivano a colpire duramente l’intera rete dell’ intelligence britannica. Viene poi occupata progressivamente l’intera isola da parte delle truppe inglesi. Vengono mandati in Irlanda i “Black and Tans” e gli “Auxie”, corpi speciali tra i veterani della grande guerra, da qui in poi si inaugura una forte rappresaglia contro la popolazione civile.
Nei primi sei mesi del 1921, sino alla tregua di giugno, cresce sempre di più il controllo delle campagne da parte dei guerriglieri. Una volta arrivata la pace il governo Inglese inizia a considerare la possibilità di una rappresaglia massiccia, come contro i Boeri. Nel 1920 il numero dell’esercito Inglese in Irlanda è di 40 000 uomini contro i 3000 guerriglieri dell’ Ira. La maggior parte dell’ Ira però si dichiara contraria ai termini del trattato di pace. Si apre dunque un conflitto interno tra il nuovo governo provvisorio, che giura ancora alla corona e l’Ira. Il nuovo governo, eletto con una piccola maggioranza dei deputati di Sinn Fein tenta di costituire un esercito regolare, in modo tale da poter screditare e diminuire il raggio d’azione dell’Ira. Ma è proprio sulla questione del giuramento alla corona che gli Irregulars( cosi veniva chiamata l’Ira) entrano nuovamente in guerra, senza però tener conto della stanchezza della popolazione estenuata dal lungo conflitto precedente. La guerra civile infuria tra il 1922 e il 1923 con una violenza tale che non si era mai vista neanche nella guerra di liberazione. E’ proprio il nuovo governo autonomo d’Irlanda che inizia il conflitto compiendo rappresaglie sui prigionieri , in risposta al terrorismo degli Irregulars.Il 24 giugno 1923, il presidente della repubblica fantoccio, Eamon de Valera,manda il messaggio della smobilitazione:” Soldati della repubblica, legione della retroguardia, la repubblica non può più essere difesa con successo dalle vostre armi. Un ulteriore sacrificio sarebbe ora vano.. Altri mezzi devono essere ora trovati per difendere i diritti della nazione.” L’Ira organizzazione più di principio che di pensiero, fortemente disillusa dai tradimenti politici, come quello di De Valera passato dalla lotta armata alla politica, eleva la lotta armata a una guerra di principio screditando in pieno la possibilità di una riconciliazione politica. Quest’organizzazione più militare che politica è stata però pagata a caro prezzo nella storia dell’Ira: l’ approccio militaresco ha inevitabilmente privilegiato i dettagli tecnico-organizzativi dell’esercito rispetto alla costruzione di un solido appoggio militare. E’ proprio per questo motivo che le successive operazioni lanciate dall’Ira falliranno in breve tempo. La campagna d’Inghilterra del 1938-1939, preceduta da un ultimatum formale il quale richiedeva il ritiro di tutte le truppe britanniche dall’Irlanda è un disastro: gli attacchi dinamitardi dell’ Ira in diverse città inglesi hanno il solo effetto di irritare l’opinione pubblica britannica e attirare le misure repressive del governo di de Valera. Lo stesso esito avrà la “Border Campaign”, proclamata ufficialmente il 12 dicembre 1956), che rimane lo sforzo militare maggiore dell’ Ira nel periodo che va dal dopoguerra allo scoppio del conflitto nodr-irlandese degli anni ’70. In questa campagna l’Ira cambia tattica, non puù attacchi dinamitardi ma intere colonne di soldati nelle sei contee del nord-irlanda con lo scopo di attuare un uso estensivo della guerriglia casa per casa.
Il comando dell’Ira non tiere però conto di due grosse problematiche: in un area fortemente urbana le colonne che viaggiano per le colline hanno difficilmente la possibilità di colpire i centri del governo nord-irlandese, e oltretutto non hanno la possibilità di essere appoggiati dalla popolazione cristiana dei ghetti cittadini. Le elezioni del 1957, con l’elezione di soli 4 deputati da parte di Sinn Frein, danno bene l’idea di quale sia stata l’approvazione del sud nei confronti della “Border Campaign”. Dopo questo fallimento l’organizzazione si ritrova smarrita e l’evoluzione del movimento culmina nel documento dell’Army Council alla fine degl’anni 60, in cui viene riesaminata tutta la prassi dell’Ira a partire dal 1916, individuando alcune sufficienze di fondo:
1) L’Ira non ha mai avuto una solida base politica fra le masse;
2) E’ mancata un ideologia ben definita in grado di far capire alla gente le ragioni della lotta;
3) L’Ira ha concentrato i suoi attacchi sulle forze militari britanniche di occupazione nelle sei contee del nord, senza mai attaccare direttamente : a) l’amministrazione politica britannica nelle sei contee e nelle ventisei contee. b) la penetrazione economica e culturale britannica tanto nelle sei che nelle ventisei contee.
4) Il governo delle 26 contee non è mai stato attaccato ne politicamente ne militarmente ne economicamente, ed è stato combattuto solo per il rifiuto di liberare le sei contee e per la sua repressione antirepubblicana.
L’Ira non può che cambiare rotta e strategia: la rivoluzione non ha più il solo scopo di unificare l’entità geografica dell’Irlanda ma ora punta anche a instaurare il “controllo delle masse popolari sulla ricchezza e sulle risorse della nazione irlandese. Per raggiungere questo scopo oltre alla lotta armata verrà ritenuta valida anche l’azione politica. L’Ira sta tentando di trasformarsi in un vero e proprio “esercito del popolo”.
L’Ira, formatasi come esercito guerrigliero per contrastare il dominio britannico in Irlanda, nel Nord del paese ha sempre sostenuto anche un altro obiettivo: quello di difendere la comunità cattolica dalla violenza. Ed è proprio in questo intervento che vanno cercate le motivazioni del conflitto, oltre alla riunificazione nazionale e all’indipendenza. E’ la brutale guerra che si svolge nei ghetti cittadini a far prevalere la visione militaristica dei Provisionals, rispetto all’ala politica degl’ Officials.
Nel 1967 in Irlanda del Nord vi è un grosso movimento per i diritti civili, il quartiere generale dell’ Ira avvedendosi del successo di tale movimento si convince che l’azione politica di massa, sulla base del movimento per i diritti civli, è lo strumento giusto per abbattere il potere unionista nelle sei contee del Nord. Si raduna a dicembre dello stesso anno l’ Army Council dell’ Ira che individua nello sviluppo della campagna per i diritti sociali la direttrice tattiche che permetterà all’ Ulster di ottenere la democratizzazione e la fine delle violenze settarie. Una volta raggiunto questo risultato altro obbiettivo dell’ Ira sarà l’unificazione degli operai cattolici e protestanti in un unico movimento rivoluzionario socialista. Nella prima fase della lotta l’Ira questa volta non prevede l’uso delle armi o della violenza, ma unicamente un sollevamento popolare, in quanto le aggressioni militari avrebbero poi precluso ogni possibilità di collaborazione tra gli operai cattolici e quelli protestanti. Il tallone d’Achille di questo programma è il non aver preso in considerazione che i protestanti si sentono spaventati tanto dal movimento per i diritti civili quanto dalla guerra dell’Ira. Infatti l’obbiettivo del movimento civile è lo stesso dell’Ira: la fine dell’ascendenze protestante sull’Irlanda del Nord. Nel 1969 infatti nessun appello di fraternità tra il proletariato può impedire ai quartieri protestanti di partire all’assalto dei lavoratori cattolici della zona di Falls Road. L’Ira a questo punto rimane però sempre riluttante rispetto all’idea di proteggere i ghetti cattolici e tenta invece, andando contro i pareri dei vecchi comandanti, di unificare il fronte socialista, anche al prezzo di mettere da parte i principi del repubblicanesimo e di riconoscere di fatto la presenza di due stati nel territorio irlandese. Se in principio la scelta dell’ Ira era giusta furono i suoi tempi ad essere sbagliati, vista la grande debolezza di tutti i movimenti di sinistra e l’intransigenza della popolazione unionista. Sin dalla fondazione dell’Ira molti dei suoi veterani erano tutt’altro che felici degli sviluppi socialisti e marxisti che si stavano sviluppando nel tempo. Per loro l’ira rimane l’erede del primo parlamento legittimo proclamato il 19 gennaio 1919. E’ proprio da questo conflitto interno alla gestione dell’Ira che nascono i Provisionals che “apparvero ai più come i custodi di un passato ormai irrilevante. La loro leadership era si illustre ma assai povera di giovani; ben pochi militanti entrati nel movimento dopo il 1962 avevano fatto causa comune con gli scissionisti. Il nuovo programma di riforme economiche e sociali era, come ci si poteva aspettare un ritorno alle idee di Cooperazione locale sviluppata nel 1939, e da allora in poi richiamate in vita ogni qualvolta i tradizionalisti sentissero il bisogno di una qualche base filosofica oltre alla riunificazione del paese. Nessuna delle minuziose spiegazioni dei motivi della scissione, né tanto meno la parola d’ordine di una Repubblica Democratica e Socialista di trentadue contee riuscivano a nascondere il fatto che alcuni militanti preferivano rimanere in pochi fedeli alle tradizione, magari inutili e fedeli, piuttosto che muoversi verso il futuro di una strada nuova”.

Sorprendente è come l’Ira Provisionals, che inizia la sua vita a Belfast con non più di 30 militanti, riesca in poco tempo a conquistare l’egemonia del movimento repubblicano in Irlanda del Nord. La ragione del successo è una sola ovvero la scelta di puntare sulla lotta armata, in quel momento. I Provisionals così oltre a conquistare la linea dominanti all’interno del movimento repubblicano si trovano anche come i maggior rappresentanti dell’intero movimento cattolico. I disordini scoppiani all’inizio del 1970, non sono frutto di una tattica dell’Ira, ma una volta iniziati gli attacchi da parte dei Provisional che non sono in grado di controllare l’escalation della violenza. I Provisionals , proprio per il loro carattere unicamente militaristico, dedicano tutto il tempo ad organizzare la lotta armata, mentre paradossalmente la nuova politica dell’Ira Official porta ad analizzare la situazione irlandese nei termini marxisti di “proletariato” contro “borghesia”, impedendole di capire le realtà urbane dei ghetti cattolici ormai segregati dalla società protestante nel Nord dell’Irlanda. L’ inizio della campagna militare dei Provisionals è datata sabato 27 giugno 1970. Nei disordini che coinvolgono tutta la città di Belfast gli Unofficial intervengono ripetutamente. Noto è l’episodio della chiesa di St. Matthews, nello Short Strand, zona dove 6000 cattolici vivono tra il fiume e 60000 protestanti. Una banda armata di protestanti quello stesso giorno attacca la chiesa cattolica. L’esercito britannico, già impegnato nel resto della città, non può intervenire in maniera opportuna e adueguata. L’unità locale dei Provisionals entra in campo respingendo, durante una lunga sparatoria, gli assaltatori che provoca quattro morti tra i protestanti e diversi feriti da ambo le parti. Quest’episodio convince gran parte della popolazione cattolica che le armi dei Provisionals possano difendere le loro case e le loro famiglie. Il programma degli Officials tuttavia appare più capace di attirare consensi, con le sue iniziative socialiste, come ad esempio l’incendio causato agli archivi degli affitti delle case popolari, rispetto alle bombe piazzate nel centro di Belfast dai Provisionals. Ma se nonostante questo gli Officials vadano via via perdendo seguito è perché la loro scarsa organizzazione militare non è in grado di garantire la sussistenza alla popolazione cattolica. Bisogna però osservare che i successi militari riportati dai Provisionals nei primi due mesi, derivano unicamente dal fatto che in questo periodo non si sono dovuti confrontare con l’esercito britannico ma unicamente con i gruppi armati dei ribelli protestanti. L’odio dei cattolici verso i protestanti si sposta nel tempo verso le truppe britanniche colpevoli di destabilizzare la vita quotidiana con repentine perquisizioni e rastrellamenti all’interno dei ghetti delle città del Nord. La presenza dei Provisionals ostacola fortemente queste operazioni imposte dal governo centrale inglese: ben presto le forze di sicurezza possono penetrare in certe aree unicamente con l’appoggio di grossi contingenti di carri armati. Tutto ciò rende l’impatto con la popolazione ancora più difficile e conflittuale, tant’è che spesso l’arrivo delle truppe segna l’inizio di disordini su vasta scala, con la partecipazione sporadica di singoli cittadini cattolici. E’ proprio in uno di questi rastrellamenti che ,il 6 febbraio 1971 viene ucciso dai Provisionals, il primo soldato britannico. Tra aprile e luglio i Provisionals iniziano una vera e propria campagna terroristica volta a colpire i centri commerciali del paese con un’impressionante serie di attacchi dinamitardi. Nel solo luglio del 1971 vi sono 91 esplosioni di grossa portata nei maggiori centri urbani. Nonostante centinaia di sospetti terroristi vengano arrestati l’attività dell’Ira si intensifica ulteriormente: le esplosioni raddoppiano di numero in breve tempo, così come le vittime civili e militari. Intere aree del Nord Irlanda sono fuori il controllo delle forze di sicurezza. Se però il 1972 da prova sul piano militare dell’efficienza dei Provisionals allo stesso modo ne segna l’incapacità sul piano politico. I Provisionals non si erano resi conto che la forza militare in realtà si basava su presupposti politici: l’esercito britannico aveva lasciato all’Ira le aree cosiddette no-go- areas ( Bogside e Creggan a Derry, Ballymurphy, Le Falls, Clonard, Ardoyne e Andersonstown a Belfast) non perché non avesse i mezzi fisici per entrarvi, ma perché i costi politici per farlo erano considerati troppo alti. Il logoramento politico dell’Ira culmina nelle esplosioni di “Bloody Friday” quando 19 bombe esplodono tra le 14 e le 15 del 21 luglio, permettendo così all’esercito britannico di passare all’offensiva con “Operation Motorman”, e di occupare nel giro di una sola notte tutte le no-go-areas. “I Provisionals dell’Ira e gli estremisti protestanti loro avversari sono un caso unico fra i gruppi terroristici del mondo per la quasi completa mancanza di intellettuali nelle loro file, anche a livello di leadership”.

Ballymurphy: il ghetto
Il quartiere di Ballymurphy fu costruito dal comune di Belfats negli anni '40. Nel nuovo quartiere vengono spostate le famiglie cattoliche provenienti dalla zona di Falls Roads, per poter allontanare i cattolici dal centro della città. Ecco che all’opera di risanamento della città si affianca l’opera di “pulizia sociale” i cattolici vengono allontanati per evitare turbamenti nela vita dell’organizzazione sociale e politica(unionista) di Belfast. Storicamente lo sviluppo dei piani edilizi della città irlandese ha reso tesi i quartieri di diversa composizione religiosa. Con l’inasprirsi del conflitto tra le comunità cattoliche e protestanti, si sono venute a formare barricate, barriere di filo spinato e postazioni militari che hanno creato in piccolo un vero e proprio “muro di Berlino” fra i quartieri di differenti religioni. A Ballymurphy si può entrare seguendo unicamente due strade, il che vuol dire che in caso di disordini i 5000 abitanti sono isolati dal resto della popolazione cattolica di Belfast che si trova in altri quartieri e che ogni movimento può essere facilmente controllato. La comunità di Ballymurphy come abbiamo detto conta 5000 anime; le famiglie sono molto numerose e in media vi sono sei bambini per coppia. Economicamente il ghetto non è autosufficiente e gli abitanti sono costretti a cercare lavoro in zone limitrofe o molto distanti. Nel 1971 vi era un tasso di disoccupazione superiore al 40%. Il paesaggio è segnato profondamente dagli scontri avvenuti in città , i marciapiedi portano le cicatrici dei passaggi dei carri blindati, muri e pavimenti sono interrotti da barricate , le luci sono state messe fuori uso dai soldati, i tetti delle case portano con se i segni dei proiettili cosi come le strade sono segnate da cimiteri di bus carbonizzati. Il martedì di pasqua del 1970 gravi disordini scoppiano nella vicina Springfield Road. Il giorno seguente l’esercito risponde con 600 soldati nel quartiere di Ballymurphy. Seguono nei giorni seguenti degli scontri prolungati, ed il quartiere viene inondato da gas CS (lacrimogeno). Gli scontri si riaccendono nel gennaio del 1971, ma nonostante gli sforzi dell’ Ira stessa di arrestare i combattimenti ( vengono arrestati dall’Ira stessa alcuni dei suoi membri), si apre un nuovo conflitto militare. In questi scontri per la prima volta a Ballymarphy le truppe britanniche vengono accolte da colpi di arma da fuoco. Il governo invia 700 soldati a rastrellare tutte le case in cerca di armi. Alla fine di Gennaio i residenti di Ballymurphy sottoscrivono una petizione in cui richiedono il ritiro delle truppe britanniche dalla zona, sottolineando come questa fosse l’unica soluzione possibile per far allentare la tensione nel quartiere. Nel febbraio del 1971 viene condotta un’ inchiesta per valutare l’atteggiamento dei residenti nei confronti delle forze armate : il 64% si dichiara fortemente scontento per il comportamento delle truppe; il 23% si dichiara soddisfatto e il restante 13% dichiara di non saper giudicare. In tutto il 1971 le perquisizioni dei soldati nel ghetto si intensificano e la tensione tra gli abitanti e le truppe continua ad aumentare. Nell’alba del 9 agosto il 1971 l’esercito alza le barricate all’interno del quartiere per separarlo dal resto della città. Nei due giorni seguenti diversi civili vengono uccisi nel corso di sparatorie, e molti altri vengono feriti. Interviene dunque il 2° battaglione paratroopers “per conquistare il quartiere”. Questo evento viene cosi ricordato dagli abitanti del quartiere: “ I paras sfondarono la porta delle case di vie intere”, “Sparavano a chiunque vedessero in strada”, “Hanno fatto a pezzi i nostri mobili urlando che ci avrebbero ucciso”. Da allora in poi anche i meno repubblicani del quartiere hanno coltivato un forte disprezzo per i paracadutisti ed i soldati britannici in generale. In questo periodo i protestanti del quartiere vicino di New Barnsley, abbandonarono le loro case, rimpiazzati dai cattolici. I rapporti tra cattolici e protestanti dell’altro quartiere sovrastante di Springmartin si riducono ad occasionali scambi di fucilate. Nel maggio del 1972 l’unico bar di Ballymurphy viene fatto saltare in aria da un esplosione. I clienti che tentano di scappare dalle macerie vengono presi di mira, da colpi di fucile, dal quartiere di Springmartin. Ne segue un violentissimo scontro a fuoco tra varie branche dell’ Ira , truppe britanniche e mezzi blindati. Durante il primo cessate il fuoco( 26 giugno- 9 luglio 1972) dei Provisionals ( L’Ira del nord Irlanda) ballymurphy è cinta da barricate è l’esercito si tiene esterno al quartiere. Alla fine della tregua numerosi civili vengono uccisi dall’esercito britannico. Il 31 luglio 1972 , data di “Operation Motorman” il 2° paratroopers torna a Ballymurphy, impadronendosi delle scuole e “saturando” il quartiere.
L’ “Operation Motorman” aveva lo scopo di “rimuovere la capacita dell’Ira Provisionals di causare danni e sofferenze” nella zona di Ballymurphy” e certamente ebbe effetto. I militanti più conosciuti della zona furono costretti ad abbandonare il quartiere e la città di Belfast,e il movimento delle armi e di propaganda dell’ Ira fu fortemente diminuito. Con l’allentarsi della pressione militare all’interno del quartiere ( che coincide con l’allontanamento dei paracadutisti e l’innesto di battaglioni più “morbidi) l’ organizzazione dei Provisionals è tornata a livelli alti. Più grave del colpo militare inferto all’Ira è però senza dubbio il colpo politico. Con “Operation Motorman” è crollato il mito che l’Ira potesse difendere la comunità cattolica da un attacco in vasta scala dell’esercito Inglese. L’abissale differenza tra i due eserciti ha certamente indebolito la credibilità dei Provisionals, minandone il ruolo positivo, punto di base del consenso popolare. Inoltre viene ad aumentare la diffidenza della popolazione nei confronti dell’ esercito cristiano, intimorita ed impotente di fronte ai paracadutisti. L’unica possibilità militare e politica di poter affrontare l’esercito britannico era quella di poter contare sull’intera popolazione del ghetto, possibilità ora svanita.
Con il passare degli anni, dopo una serie infinita di scontri e quasi 3000 morti, nel 1995 si arriva a una tregua che dura ancora oggi. Il numero dei militari inglesi si riduce notevolmente nel nord Irlanda e l'Ira decide di attuare insieme al governo Blayr una tregua.
Quello che molti non sanno è che la tregua rimane ma le armi non sono state riconsegnate alla Gran Bretagna.

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Ultimo aggiornamento Martedì 22 Novembre 2011 07:15 |
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Scritto da Nazionalpopolare
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Martedì 08 Novembre 2011 17:03 |
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