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Militia Como - Distinzione e Tradizione
La "questione demografica"”: effetto collaterale del progresso socio-culturale. PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Domenica 01 Maggio 2011 10:33

Una delle questioni che, nel medio lungo periodo, potrebbe davvero diventare problematica, o, quantomeno, meritevole di un’analisi seria e approfondita, è la questione demografica.
Le famiglie extracomunitarie che, oggi, vivono e lavorano sul nostro territorio, sono un po’ come le famiglie italiane del dopoguerra, ovvero, monoreddito (lavora spesso e volentieri solo il marito), e con le donne in casa; va da se che l’obiettivo primario per una famiglia di scarse ambizioni sociali come quella sopra descritta, sia il mettere al mondo ed allevare dei figli. La cultura che caratterizza un siffatto modo di affrontare la vita porta, di per se, ad un boom demografico selezionato unicamente in quella parte di cittadini non italiani che in qualche modo si sono integrati nel tessuto sociale nostrano.
La società italiana è, di fatto, avanti come concezione di civiltà, di mezzo secolo rispetto alle culture cui appartengono gli extracomunitari. Una delle maggiori conquiste di questo progresso socioculturale, è stata l’emancipazione femminile che ha portato oggi la donna italiana ad essere sempre più autonoma, indipendente ed ambiziosa conquistando, di fatto, una posizione che, negli anni ’50 e ’60, era loro preclusa da un retroterra culturale di stampo patriarcale e decisamente maschilista.
Oltre questo salto culturale vi è, non dimentichiamolo, una forte componente economica in tutto ciò; all’interno delle coppie, oggi, spesso e volentieri si deve lavorare in due per permettersi uno standard di vita degno e , quantomeno medio / medio-alto, qualora questo non fosse necessario, comunque, la donna tende sempre a trovarsi un lavoro per rendersi indipendente e autonoma dal punto di vista economico, rispetto all’uomo. I contratti di lavoro ai quali siamo abituati da qualche anno a questa parte sono al limite tra flessibilità e precariato, senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato, spesso, andare in contro ad una maternità significa, il più delle volte, doversi cercare un nuovo lavoro, che sia compatibile coi doveri di mamma ecc.
Abbiamo individuato nel progresso socioculturale e nelle mutate condizioni economiche le cause principali che stanno determinando l’involuzione demografica italiana, cause che, in nessun modo toccano le famiglie immigrate in quanto, come abbiamo specificato all’inizio, appartengono ancora ad una cultura di tipo patriarcale e maschilista che relega la donna unicamente all’allevamento dei figli e al governo della casa, inoltre, quell’unico stipendio sul quale possono contare, garantisce a loro tutto ciò di cui hanno effettivamente bisogno, ovvero, vitto e alloggio.
Concludendo si può affermare che, di fatto, l’essere mezzo secolo avanti come civiltà rispetto agli immigrati di oggi, comporta sicuramente il vantaggio di avere degli standard di vita notevoli  che vogliamo mantenere e una raggiunta parità dei sessi affermata e reale, cittadini e cittadine sempre più emancipate e indipendenti, e come effetto collaterale paghiamo lo scotto di una flessione demografica anche evidente che, nel medio lungo periodo potrà portare ad avere, nelle scuole pubbliche e negli asili, una maggioranza di figli di immigrati rispetto agli italiani.
La multiculturalità non è nel dna italico e quand’anche la si provi ad introdurre forzatamente, gran parte della società rimarrà incompatibile e refrattaria e, inconsciamente o coscientemente, tenderà sempre di più a rigettare tutto ciò.

Alessio Zanatta


Ultimo aggiornamento Domenica 01 Maggio 2011 10:59
 
Sergio Ramelli PDF Stampa E-mail
Scritto da Nazionalpopolare   
Sabato 23 Aprile 2011 18:27

 
Beduini e Volenterosi, Odissea all'Alba o l'Alba di un'Odissea? PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Mercoledì 30 Marzo 2011 00:00

 

Sgombriamo subito il campo da possibili malintesi; Gheddafi non ci piace. Non ci piace per diversi motivi, principalmente per la decisione di espellere ventimila italiani dalla Cirenaica nel 1970 e depredarli di ogni avere, non ci piace per la sua anti italianità palesata a più riprese, non ultima, l’istituzione del “giorno della vendetta” come festa nazionale, nel quale il regime ricorda e festeggia l’avvenimento di cui sopra; in barba a tutto ciò non ci piace per l’aria di sfida con la quale passeggia tra picchetti d’onore con la foto di Omar Al-Muhktar ben in vista sulla giacca militare, la sua spocchia e per quella capacità, complice un governo italiano privo di spina dorsale, di ottenere tutto ciò che vuole dettando condizioni da una tendopoli a Villa Pamphili. Tuttavia ci piace ancora meno l’ennesima guerra economica (e strategica) dei “volenterosi”, l’ennesima bugia, l’ennesima ipocrisia dei soliti noti della NATO, con la quale si vuole (ancora una volta) mascherare dietro un improbabile intervento umanitario, una guerra vera e propria finalizzata al rovesciamento di un Governo Nazionale indipendente per meri interessi economici e strategici.
Ai Francesi, deus ex machina della situazione, fanno gola i primi in quanto la Libia è rimasto l’unico paese africano (o uno dei pochi ormai) tra quelli che si affacciano sul mediterraneo fuori dalla loro influenza economica.
Storicamente lontano da Parigi come interessi petroliferi e partecipazioni di capitali, Gheddafi risulta un personaggio scomodo e dannoso, ergo, quale migliore occasione di questa per farlo fuori sostituendolo con un’opposizione che, al momento di mettere nero su bianco i nuovi partner commerciali, si ricorderà sicuramente di chi ha levato in volo i propri Mirage in un’operazione militare avviata con una frenesia tale da apparire quasi disorganizzata e improvvisata.
Gli americani non mancano mai questi appuntamenti; il nord africa è una zona strategica di importanza vitale per l’accerchiamento all’Iran, perso Mubarak serviva ristabilire qualcosa (o qualcuno) che garantisse agli USA una nuova testa di ponte in quello scacchiere geopolitico. L’operazione è geniale dal punto di vista strategico e ricorda qualcosa di già visto, simulare un intervento umanitario al fine di creare uno stato “amico” la cui guida politica possa rappresentare, di fatto, un avamposto sicuro in una posizione di fondamentale importanza; qualche anno fa si chiamava Kosovo, oggi (e domani) si chiamerà Cirenaica.
E il ruolo dell’Italia in tutto ciò? Anche questo già visto come sopra, un accordo di “amicizia” firmato poi stracciato, la cessione in comodato d’uso delle basi militari, il nostro Governo escluso dai vertici che contano (ai quali partecipano solamente Germania, Francia, Usa e Gran Bretagna) e dulcis in fundo tanti bei chilometri di coste dove far sbarcare profughi che inevitabilmente scappano da una guerra che non volevamo, che altri fanno dalle nostre basi, contro un paese con il quale, obtorto collo, avevamo un trattato d’amicizia e che porterà vantaggi economici e geopolitici a tutti i compagni di merende bombaroli fuorchè a noi. A noi gli immigrati, a Tedeschi e Francesi vantaggi economici e ad americani e inglesi avamposti strategici.
Qualcosa di nuovo? No, tutto purtroppo già troppe volte visto e rivisto.
Alessio Zanatta

 

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Maggio 2011 11:06
 
Conferenze in mp3 e DVD PDF Stampa E-mail
Scritto da Nazionalpopolare   
Sabato 05 Marzo 2011 19:52
Volete ascoltare tutte le nostre conferenze in formato MP3 o guardare la conferenza sulla tessera del tifoso in formato DVD?
Potete richiederci il cd/dvd inviandoci un'email alla quale risponderemo indicando le modalità di acquisto.

LA SCELTA DELL’ONORE – Testimonianze di un Volontario del Btg Lupo

UN FASCIO DI POPOLI – Origini e Tradizioni dei Popoli Europei

LA CROCE E LA SPADA – Dai Templari ai Cavalieri Teutonici

IL GIGLIO E IL TERRORE
– La Controrivoluzione Francese e l’Epopea Vandeana

EUROPA DELLE PATRIE O PATRIA EUROPEA?
– Tradizione, Rivoluzione Conservatrice ed Europeismo Liberaldemocratico a confronto

QUALE ALTERNATIVA? - Liberalcapitalismo e Comunismo a confronto:
due facce della stessa medaglia

EUROPA DEL XXI SECOLO – Europa post-bellica, colonia economica e militare degli usa

EUROPA DELLE BANCHE, SCHIAVITU’ DEI POPOLI
– Signoraggio e usurocrazia

IL TRAMONTO E’ NECESSARIO?
– Il Poema di R. Wagner “L’Anello del Nibelungo” come metafora della Storia d’Europa tra XX e XXI Secolo

L’ITALIA NEL DOPOGUERRA TRA VERITA’ STORICA E VERITA’ GIUDIZIARIA
Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Aprile 2011 10:15
 
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Scritto da Militia Como   
Sabato 26 Febbraio 2011 11:51

Diventa un Socio Web

di Militia Como

Cosa vuol dire essere Socio Web ?
Semplice, vuol dire diventare Socio di Militia Como; magari per impegni vari oppure per il fatto che abiti lontano, non hai la possibilità di essere partecipe fisicamente, ma, come Socio Web, potresti essere un “cyber militante” di questa Associazione, diffondendo nel web (internet) le nostre iniziative, usando i mezzi appositi del web, come: posta elettronica (email), pubblicando su forum che tu frequenti, usando msn o skype ed altro ancora.
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Ultimo aggiornamento Sabato 26 Febbraio 2011 12:18
 
17 Marzo 2011: La Festa Nazionale di una Nazione che non esiste. PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 24 Febbraio 2011 01:17

 

La ricorrenza del 17 marzo, sul 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, è l’ennesimo capolavoro di malafede (e/o ingenuità) politica di un governo che tenta di creare dal vuoto cosmico Italiota un sentimento di Unità Nazionale che questo popolo non ha mai avuto, non ha e non avrà mai, se non in piccola parte, in spazi ben contingentati, o in momenti particolari della sua storia.

Tra le spinte secessionistiche che soffiano da Nord, i “ni” di una sinistra ormai in preda ad un nichilismo ideologico e programmatico totale, e i diktat di Confindustria sul pericolo “perdita ore di lavoro” per la nuova festività, il Ministro La Russa è costretto, in conferenza stampa, ad aggrapparsi con le unghie a Roberto Benigni ed alla sua notevole “lezione” Sanremese sull’Inno di Mameli, seppur immancabilmente condita da riferimenti politici francamente fuori luogo in una manifestazione canora, per esaltare una celebrazione che assume a questo punto più i connotati di una scocciatura necessaria nella quale sentirsi “più italiani” del solito, che quelli di festa Nazionale nella quale celebrare la nascita di un qualcosa che sia motivo di orgoglio e promotore di un sentimento radicato nel profondo di ogni cittadino.

Essere Nazione è qualcosa di metafisico, di interiore, di personale, essere Nazione è una condizione che ciascun appartenente al popolo dovrebbe “sentire”, al di la del colore politico di chi quella Nazione la governa, al di la di ogni cosa che può, ragionevolmente, non funzionare come dovrebbe, al di la di ogni situazione economica e sociale, al di la di ogni sano campanilismo tra cittadini di diverse regioni e/o città.

Sta di fatto che la situazione Italiana è tutt’altro che quella testè descritta, si sventola il tricolore solo quando gioca la Nazionale, e ci si batte il petto quando ci ricordano che Leonardo Da Vinci, Dante Alighieri e Giotto erano illustri connazionali, d’altro canto ci si “vergogna di essere italiani” se un qualsivoglia Governo promulga una legge che non è gradita o in qualche modo penalizzante, si fa cassa di risonanza a pennivendoli stranieri, generalmente della Perfida Albione, quando gettano gratuito discredito sull’Italia, se al timone vi è un governo poco gradito ecc.

Del resto possiamo lamentarci fino ad un certo punto se questo popolo ha avuto negli scranni più alti delle istituzioni, per molti anni, squallidi personaggi che hanno interpretato il sentimento Nazionale in un loro personalissimo ed esclusivo modo, due esempi su tutti baciare la bara del boia Tito come fece Pertini (salvo poi esultare a Madrid al gol di Paolo Rossi C.V.D.) o il Signor Aldo Moro che nell’estate del 1970 rimase impassibile (e immobile) nel vedere il beduino Gheddafi espellere 15.000 italiani dalla Cirenaica.

Gli Italiani non saranno mai Nazione, gli italiani sono un popolo imborghesito, opulento, opportunista, privo di memoria storica, privo di sentimento nazionale, fortemente egoista, giusto o sbagliato che sia in Italia un comasco si sente prima di tutto comasco poi italiano, così come un veneto si sente prima di tutto veneto, un siciliano si sente siciliano e un sardo si sente sardo e un romano si sente romano.

Peccato che per tutto ciò che abbiamo detto sopra ci sono popoli che il 17 marzo 2011 vorrebbero sentirsi unicamente Italiani ma non possono, e sono i Dalmati, i Fiumani e gli Istriani, dimenticati da una Nazione che non è Nazione, da un Governo miope e superficiale, ma non da quei pochi che il tricolore sanno alzarlo anche lontano dai Mondiali di calcio e quando la situazione sembra perennemente volgere al peggio.

Alessio Zanatta

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Aprile 2011 10:14
 
Presentazione di J. Valerio Borghese alla prima edizione de "Gli uomini e le rovine" di Julius Evola PDF Stampa E-mail
Scritto da Emanuele   
Domenica 13 Febbraio 2011 17:08

Di fronte alla crescente crisi dei valori superiori, morali e politici, che il mondo attraversa, J. Evola con questo libro lancia un grido di protesta di eccezionale franchezza e coraggio, e cerca di indicare, nello stesso tempo, le basi per la radicale ricostruzione di una realtà civile che è stata fatta a pezzi da una precisa volontà disgregatrice e dalla corrosiva azione del materialismo di ogni tipo e di ogni colore.

Se certe valutazioni storiche non possono essere integralmente condivise, se certi punti di vista si giustificano solo con molto particolari prospettive, lo spirito che anima questa coraggiosa parola rivolta essenzialmente agli uomini – nella loro virilità, nella loro dignità personale e civile, in una parola nell’aspetto superiore del loro essere – troverà largo consenso in tutti coloro che, come noi, credono che non di solo pane vive l’uomo, che lo sviluppo e l’affermazione della personalità umana è possibile solo attraverso una visione eroica della vita, che il fattore economico è importante ma non prevalente e tanto meno esclusivo nel fare la vera Storia, e il valore di uno Stato e di un popolo non sta tanto nel tenore di vita e nel livello di produzione economica, quanto nella grandezza civile e politica.

Si vedano a questo proposito le acute pagine che l’autore dedica alla “demonìa dell’economia”, dove una critica serrata mette a nudo la favola volgare che tiene oggi in schiavitù il mondo, secondo la quale il benessere è l’unica ragione di vita, e a codesto feticcio va sacrificata la serenità, la vita interiore, un costume veramente libero e ogni aspirazione feconda, nobile, non contingente, sì che gli uomini sono senza scampo servi del meccanismo produttivo, che entrerebbe in crisi se svanisse l’illusione di questa favola.

In un certo senso l’Autore si pone al di sopra delle dispute e delle divergenze politiche contingenti – e cioè fascismo e antifascismo, liberalismo e comunismo, capitalismo e socialismo – perché nega che la discussione debba svolgersi sul piano essenzialmente materialistico scelto dai nostri avversari: dove per nostri avversari debbono intendersi coloro che ritengono l’interesse superiore al dovere, il doppio gioco preferibile alla lealtà, la ricchezza elemento di civiltà, la rassegnazione, la viltà e l’egoismo qualità, e l’eroismo, l’ardimento e il coraggio difetti, l’arbitrio sostituto dell’ordine, il numero democraticamente indifferenziato aver maggior peso dell’aristocrazia dei valori: tutti coloro cioè che sostengono la quantità contro la qualità, la materia contro lo spirito.

Al di là di certe posizioni estreme o parziali, Gli uomini e le rovine rivendica il carattere organico, e insieme trascendente e “anagogico” dello Stato, carattere di cui oggi si è smarrito il senso, presi come siamo nel dilemma tra una supervalutazione dell’individuo come tale e i corrotti sistemi parlamentaristici da una parte, e la compressione informe di una macchina burocratica e totalitaria di tipo sovietico dall’altra; rivendica il valore dell’ auctoritas e della gerarchia, prima condizione di ogni vera giustizia e, a ben considerare, di ogni vera libertà, contro l’idolo democratico dell’uguaglianza che è irreale e ingiusto ad un tempo; il valore della tradizione intesa come supremo patrimonio civile di principi eternamente validi, contro il mito storicistico secondo cui non solo le particolari istituzioni ma la loro stessa ragion d’essere dovrebbero perire, e perciò le rivoluzioni attuerebbero infallibilmente il progresso; rivendica, alla base del sorgere e dell’articolarsi di popoli e nazioni, il valore dell’idea politica, della visione del mondo, di un centro di autorità, del sentimento religioso della vita sociale, oltre e al disopra degli stessi caratteri etnici. Reazionario non teme di essere considerato l’Autore, e cioè uomo di destra, là dove egli ammonisce che la rivoluzione ha un senso solo quando è ricostruzione e cioè rimozione violenta di un fatto ingiusto, di una perturbazione dell’ordine civile e politico, mentre è puramente negativa quando vuol distruggere per distruggere e negare la superiore validità morale della tradizione. Questa prospettiva gli suggerisce – fra l’altro – originali considerazioni su quella che è stata chiamata la “parentesi fascista”.

Nonostante il tono di trattazione filosofica, ravvivata però di teso spirito polemico, il libro sa parlare anche alla nostra passione di Patria, e vibra di mal repressa commozione l’accenno all’ “Italia liberata, liberata dal duro compito di darsi una forma ispirata alla sua più alta tradizione”.

Ma le idee centrali di quest’opera, che forse possono essere diversamente sviluppate in molti aspetti, ma difficilmente impostate su base diversa, sono la superiorità dell’imperium e dello Stato sugli interessi individuali, e la esaltazione della eroicità aristocratica. La prima idea afferma ben chiaramente una verità solare, eppure oggi da ogni parte negata e violata, e cioè che “lo Stato, incarnazione di una idea e di un potere, è una realtà sopraelevata rispetto al mondo dell’economia” e che “all’istanza politica spetta il primato rispetto a quella economica”, l’ordine economico essendo un ordine di mezzi che non devono mai diventare fini dell’esistenza.

La seconda ci conforta a più alte speranze, poiché non c’è morale né civiltà, ove manchi il senso eroico e quindi aristocratico della vita: ben a ragione l’Autore avverte che quando parla di aristocrazia egli si riferisce a una aristocrazia di “visione del mondo”, di carattere, e non economica e neppure intellettuale, poiché l’intellettualità “si costituisce in una sfera staccata dalla totalità vivente dell’individuo, e soprattutto da tutto quel che è carattere, coraggio spirituale, decisione interna”.

E’ proprio questa aristocrazia del carattere che i migliori italiani vogliono e debbono costituire oltre le rovine che ci circondano.

Gennaio 1953

J. Valerio Borghese


Ultimo aggiornamento Domenica 03 Aprile 2011 09:31
 
Militia in Piazza, Mostra Commemorativa sulle Foibe PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Giovedì 03 Febbraio 2011 12:44

L'Associazione Culturale Militia, in occasione del Giorno del Ricordo, scende in piazza e allestisce una Mostra Commemorativa sulle foibe, fotografie, documentazioni, testimonianze per mantenere vivo, oggi più che mai, il ricordo di una tragedia italiana per troppo tempo nascosta.

Venite a trovarci in Piazza Del Duomo a Como, Sabato 12 Febbraio 2011 a partire dalle ore 14.


 
Comunicato PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Lunedì 10 Gennaio 2011 00:16

 

L’Associazione Culturale Militia – Como ringrazia tutti i partecipanti alla Festa organizzata a sostegno dei Camerati colpiti da provvedimenti giudiziari, svoltasi sabato 8 Gennaio presso il Pub Wellington di Erba.

Il successo dell’iniziativa ha smascherato la matrice strumentale delle intimidazioni, dirette e indirette, subite da coloro che hanno garantito e agevolato il regolare svolgimento della festa.

Saremmo tuttavia lieti di non dover continuamente dimostrare, a chicchessia, che Militia – Como svolge attività di tipo ludico, aggregativo, militante e culturale ininterrottamente da oltre due anni, senza alcun tipo di cedimento, ne strutturale, ne ideologico, malgrado i continui, strumentali  e manovrati attacchi provenienti da più parti.

La nostra strada va avanti diritta, ieri, oggi e domani.


 

Ultimo aggiornamento Martedì 11 Gennaio 2011 19:55
 
Conferenza: FIGLI DI UNA FRONTIERA - Con Stefano Delle Chiaie e Giancarlo Rognoni PDF Stampa E-mail
Scritto da corsaro lariano   
Martedì 04 Gennaio 2011 16:41

La quotidianità durante gli anni della latitanza raccontata di persona da due esponenti di spicco di quello che fu l'extraparlamentarismo degli anni '70, Stefano Delle Chiaie e Giancarlo Rognoni. Un appuntamento di interesse assoluto, organizzato dall'Associazione Culturale Militia - Como presso la Circoscrizione n° 4 a Camnago Volta (como), Venerdì 14 gennaio 2011 alle ore 20:30. Imperdibile!


Ultimo aggiornamento Domenica 03 Aprile 2011 09:31
 
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