| P A O L O B U C H I G N A N I “La Rivoluzione in Camicia Nera” DALLE ORIGINI AL 25 LUGLIO 1943 ( Edizioni Oscar Storia Mondadori) |
Cosa fu il Fascismo?, dove si colloca realmente come area di pensiero? È giusto definire “Destra” o “Estrema Destra” Fascismo e tutto quanto ad esso connesso? Autoritarismo o Totalitarismo? Reazione o Rivoluzione? Paolo Buchignani affronta queste domande e molte altre, esaminando il fenomeno “Fascismo” da molteplici angolazioni, e ne ottiene un’opera a mio avviso fondamentale per tutti coloro che, erroneamente ancora oggi, definiscono il Fascismo (e il Neofascismo) un movimento tradizionalmente di “Destra”.
L’argomento viene affrontato nei primi Capitoli portando a corredo una gran mole di documentazione storica, partendo dalla crisi del liberalismo Giolittiano di inizio secolo, l’interventismo visto e analizzato come avanguardia rivoluzionaria per la creazione dell’”Impero”, fino al fondamentale apporto ideologico di settori del Sindacalismo Rivoluzionario di Filippo Corridoni e di Edmondo Rossoni, nella formazione dei Fasci di Combattimento di San Sepolcro nel 1919. Buchignani incanala l’analisi tornando a inizio secolo ed esaminando gli influssi “azionistici” e intellettuali di Filippo Tommaso Marinetti, attribuendo, a ragione, al suo “Manifesto Futurista” del 1909, un ruolo fondamentale proprio nel soffiare sulla fiamma dell’antiborghesismo, analizza tutta o gran parte della filosofia e della letteratura dei primi del ‘900, soffermandosi in particolar modo su Carli e Settimelli, Alfredo Oriani, le spinte D’Annunziane e il Fiumanesimo, la Carta del Carnaro, le spinte Istriane, Dalmate e Giuliane, dimostra come l’opera “Elogio della Violenza” di Georges Sorel abbia avuto un ruolo importante sugli istinti del primo squadrismo, ma non solo, Hegel, e pefino Bergson che non a caso restano ad oggi capisaldi filosofici della Sinistra massimalista. Buchignani percorre tutti gli anni 20 evidenziando come le due anime del Fascismo, quella Reazionaria e Autoritaria e quella Rivoluzionaria e Totalitaria entrino spesso e volentieri in conflitto, dentro e fuori i palazzi del potere, Rocco e Federzoni da una parte, lo squadrismo di Farinacci e lo stesso Mussolini dall’altra. Si addentra nell’irrequietezza culturale toscana e Romana, da Strapaese all’Universale di Berto Ricci, dal Bargello di un ancora giovanissimo Alessandro Pavolini, da Bottai, Fontanelli, Zincone, Panunzio, Contu, Mazzei, mette a nudo l’atteggiamento filo rivoluzionario di tutta o quasi l’editoria dei maggiori centri culturali del paese, talvolta creando non poche difficoltà a Benito Mussolini che necessariamente doveva, da un lato seguire le spinte della base Nazionalpopolare e intellettuale, dall’altra, scendere inevitabilmente a qualche compromesso con la Borghesia per poter consolidare il potere, Borghesia che , come vedremo, è oggetto principale degli attacchi dei rivoluzionari, da inizio secolo fino al Manifesto di Verona del 1945. Buchignani analizza inoltre come, Fascismo Rivoluzionario e Comunismo, negli anni 30 vennero spesso a sovrapporre istanze e programmi, cita opere, discorsi e progetti, per esempio risulta alquanto emblematico l’appello del Comunista Mario Montagnana ai “Fratelli in Camicia Nera” nel 1936 : “ Noi Comunisti Facciamo nostro il programma di San Sepolcro del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori e Vi diciamo, Lottiamo tutti insieme per questo programma!!” L’autore porta il lettore lentamente ma inesorabilmente a sovrapporre e confondere istanze di Fascismo e Comunismo proiettate verso un’unica lotta Nazionalpopolare che principalmente è antiborghese, antireazionaria e anticonservatrice, dà una chiave di lettura delle Leggi Razziali e della Dichiarazione di Guerra come l’ennesima accelerazione rivoluzionaria, in nome di una lotta contro quella classe opulenta, materialista, capitalista e filo plutocratica che ha rovinato l’Italia disgregando sistematicamente il Regime, fino all’esperienza della Repubblica Sociale Italiana (a mio avviso colpevolmente solo accennata da Buchignani) come Rinascita di quel “Fascismo delle Origini”. In conclusione posso affermare con assoluta certezza che l’opera di Paolo Buchignani è completa (eccezion fatta come già detto per il poco spazio dato alla R.S.I.), esaustiva anche se in alcuni tratti (Capitolo dedicato alla Cultura Toscana e Romana)risulta di complicata comprensione per le eccessive note a piè di Capitolo. L’argomento è affrontato senza revisionismi ne condanne sommarie, in maniera lucida, precisa, per nulla romanzata , l’approccio è letterario, divulgativo, insomma un Libro da leggere per chiudere definitivamente o quasi con il binomio Fascismo=Destra che di fatto è, non solo un falso storico clamoroso, ma una semplificazione eccessiva e superficiale di qualcosa che invece fu un fenomeno troppo complesso, troppo sfaccettato e vario per essere liquidato in due parole (male assoluto…) come purtroppo capita sempre troppo spesso dal conformismo ipocrita dei pennivendoli di regime. Voto: 8
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